Canto del cigno

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Canto del cigno è un modo di dire usato per riferirsi all'ultima espressione degna di nota di una carriera, professionale o artistica, prossima al termine; può essere indicata in tal modo anche un'opera di valore particolare che, implicitamente, riveli un inaspettato quanto inequivocabile addio alle scene.

Per estensione si usa anche per indicare in genere l'ultimo segno di vitalità.

Origini[modifica | modifica wikitesto]

Incisione sulla copertina della raccolta Olandese di canti e musiche del 1655 "Den singende swaen"[1] di Willem de Swaen, opera di Reinier van Persijn[2]

Si suppone che l'espressione derivi dall'antica credenza che i cigni, all'approssimarsi della dipartita, anziché spegnersi tristemente, si cimentassero in canti ancor più belli di quelli mai profusi prima; infatti secondo Platone:


- Gli uomini mentono anche sui cigni e sostengono che essi, prima di morire, cantino per il dolore.
- Ma nessun altro uccello se ha fame, freddo o altro inconveniente esprime col canto la sua sofferenza.
- I cigni, sacri ad Apollo, al termine dei loro giorni, prevedendo il bene che troveranno nel ricongiungersi al loro dio, si rallegrano. Allo stesso modo Socrate, compagno di servitù dei cigni e non meno di essi indovino, gioisce. Egli è certo che, nel momento in cui la sua anima si sarà liberata dalle catene del corpo, potrà finalmente ritornare alla vera luce.

(Libera interpretazione da: Platone, Fedone 85 a-b[3])

In ragione di ciò, è ipotizzabile che i cigni a cui si riferiva Platone fossero Cygnus cygnus (che in tempi passati veniva anche detto "cigno musico"), o altri comunque canori tra le specie di cigno allora presenti nell'area mediterranea, con probabile esclusione del solo Cygnus olor che normalmente non vocalizza affatto, e in relazione a ciò è anzi soprannominato "cigno muto".

Il canto del cigno in musica[modifica | modifica wikitesto]

Durante tutto il Rinascimento, svariati madrigalisti si servirono dell'allegoria del canto del cigno per analizzare la condizione umana, e ben presto tale aneddoto divenne a tutti gli effetti un topos; il musicista fiammingo Jacques Arcadelt compose il madrigale Il bianco e dolce cigno, che godrà d'immensa fama durante tutto il XVI secolo. Analogamente, nel 1612, il compositore e organista inglese Orlando Gibbons pubblicò il suo celebre The Silver Swan, incluso nel First Set of Madrigals and Motets of 5 parts.

La leggenda del canto del cigno ispirò anche il musicista viennese Franz Schubert, il quale nel 1828 compose una raccolta di quattordici Lieder, nota appunto come Schwanengesang (D 957). Ironia della sorte, lo Schwanengesang si rivelò profetico per Schubert, il quale nello stesso anno venne colto da febbre tifoide a Eisenstadt, durante una visita alla tomba di Franz Joseph Haydn, e morì il 19 novembre.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (NL) Digitale Bibliotheek voor de Nederlandse Letteren - Den singende swaen(1664)–Willem de Swaen http://www.dbnl.org/tekst/swae006sing01_01/swae006sing01_01_0010.php
  2. ^ nota sull'incisione di Reinier van Persijn: il cigno qui ritratto è verosimilmente ispirato al Cygnus olor, ed anziché cantare è evidentemente impegnato a suonare.
  3. ^ Platone-Il canto dei cigni (Fedone, 84e-85b) http://www.poesialatina.it/_ns/Greek/tt2/Platone/Cigni.html
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