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Caitanya

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Caitanya (con il vestito rosa, con il vestito blu è raffigurato Nityānanda) mentre celebra con altri devoti di Kṛṣṇa, lungo le strade di Nadiya, la pratica del saṃkīrtana. Dipinto del XIX secolo. Si deve al mistico bengalese del XVII secolo la diffusione della pratica del saṃkīrtana pubblico[1], celebrato per mezzo di canti e danze estatiche accompagnati da tamburi (mr̥daṅgaṁ) e i timpani (karatāḷaṁ) in onore della coppia divina di Rādhā e di Kṛṣṇa.
Caitanya in un dipinto degli inizi del XX secolo. Il segno posto sulla fronte e sulla spalla corrisponde al tilaka ed è un marchio che lo identifica come appartenente al sampradāya viṣṇuita: esso è composto da argilla bianca detta gopīcandana proveniente dalla città di Dvārakā (Dwarka), e rappresenta i due piedi di Kṛṣṇa (le linee parallele).
Temple-Jagannath.jpg

Caitanya, anche Caitanya Mahāprabhu (lett. "il grande maestro/signore Caitanya"; devanāgarī:चैतन्‍य महाप्रभु; bengalī: চৈতন্য মহাপ্রভূ) nome religioso di Viśvambhara Miśra, (Nabadwip, 27 febbraio[2] 1486Puri, 9 luglio ? 1533), è stato un mistico indiano viṣṇuita, venerato in quel contesto come manifestazione delle divinità di Kṛṣṇa e di Rādhā[3].

Vita[modifica | modifica wikitesto]

Viśvambhara (lett. "Reggitore del mondo", intende Viṣṇu), fu il secondo figlio di una famiglia di brahmani viṣṇuiti (suo padre era Jagannātha Miśra, era un paṇḍit; sua madre, Śacī, era la figlia di Nīlambar Cakravartī, un famoso erudito), che viveva a Nadiya (oggi Nabadwip, Bengala), importante centro di studi sanscriti ma all'epoca sotto il dominio musulmano.

Raggiunta l'età adulta divenne insegnante di sanscrito (paṇḍit), sposando dapprima Lakṣmī e, dopo la morte di lei, Viṣṇupriyā.

All'età di ventidue anni si recò a Gaya per i rituali śrāddha (inerenti ai defunti) che intendeva celebrare a favore del padre e della prima moglie. In quella circostanza Caitanya ebbe una esperienza mistico-estatica consistente in una profonda devozione (bhakti) nei confronti di Kṛṣṇa, qui inteso come la Persona suprema, Dio.

Ottenuta successivamente l'iniziazione (dīkṣā) dal maestro (gurū) viṣṇuita Īśvara Purī, promosse delle riunioni pubbliche di saṃkīrtana (danze e canti religiosi in onore di Kṛṣṇa) finendo col provocare le autorità musulmane, ma acquisendo presto il ruolo di leader carismatico della importante comunità viṣṇuita di Nadiya.

Nel febbraio 1510, di fronte al mistico Keśava Bhāratī rinunciò al mondo (divenne sannyāsa), e quindi alla propria famiglia, prendendo il nome di Kṛṣṇa Caitanya (lett. "la cui coscienza è Kṛṣṇa").

Viaggiò quindi per tutta l'India diffondendo il culto di Kṛṣṇa e la pratica pubblica del saṃkīrtana, questo senza fare alcuna distinzione di casta (varṇa), o di nazionalità, nella sua predica[4]; finché, nel 1516, si stabilì definitivamente a Puri, presso il tempio di Jagannathā (altro nome di Kṛṣṇa, lett. "Signore del mondo") dove Caitanya già veniva considerato avatāra di Kṛṣṇa [5].

Non esistono testimonianze precise riguardo alla sua morte che avvenne nel mese di Āṣārḥ, forse il 9 luglio.

Dottrine[modifica | modifica wikitesto]

Caitanya non è stato un teologo in senso stretto, quanto piuttosto un mistico e un estatico che pure seppe provocare in personalità differenti lo stesso suo ardore mistico.

Molti eruditi, che poi furono a fondamento di complesse dottrine teologiche (ad esempio i fratelli Rūpa Gosvāmī[6] e Sanātana Gosvāmī[7] e il loro nipote Jīva Gosvāmī[8]) furono suoi diretti discepoli e devoti.

Sono testimoniate delle estasi profonde di Caitanya nei confronti di Kṛṣṇa e anche degli struggimenti per la lontanza (viraha "separazione). Caitanya a volte vestiva da donna identificandosi con Rādhā, la sposa divina di Kṛṣṇa [9] intesa come anima individuale che mira a servire il Bhagavān, rispettando così la sua autentica natura spirituale.

Gli insegnamenti di Caitanya sono fondati sul Bhāgavata Purāṇa (anche Śrīmad Bhāgavatam). La natura di Dio, Kṛṣṇa, la Persona suprema, è indicata come Bhagavat/ Bhagavān ed è pienamente personale.

Gli esseri viventi sono sue emanazioni particolari, quindi diverse ma allo stesso tempo partecipanti (non diverse) dalla loro natura e origine divina (dottrina della acintya-bhedābheda).

L'anima (ātman individuale: lo jīvātman) degli esseri viventi è trascinata dal karman, quindi nel saṃsāra, ovvero nelle rinascite nel mondo materiale finché, per "grazia divina" (kṛpa), non si rende pienamente consapevole della sua autentica natura di servitrice e devota di Dio, Kṛṣṇa.

Nell'era attuale, detta del kaliyuga l'unico modo per conseguire la liberazione dal dominio del saṃsāra, luogo di sofferenza e di ignoranza (avidyā), è quello di imitare i comportamenti di coloro che furono parenti, compagni, amici di Dio, Kṛṣṇa e quindi amarlo ed essergli devoti (bhakta).

Degli scritti di Caitanya conserviamo solo "Otto stanze" (Śikṣāṣṭakam), la prima recita:

(SA)

« ceto-darpaṇa-mārjanam bhava-mahā-dāvāgni-nirvāpaṇaḿ
śreyaḥ-kairava-candrikā-vitaraṇaḿ vidyā-vadhū-jīvanam
ānandāmbudhi-vardhanaḿ prati-padaḿ pūrṇāmṛtāsvādanaḿ
sarvātma-snapanaḿ paraḿ vijayate śrī-kṛṣṇa-sańkīrtanam »

(IT)

«  »

(Caitanya, Śikṣāṣṭakam, I)

La dottrina dell' acintya-bhedābheda[modifica | modifica wikitesto]

Il nome di tale dottrina è stato coniato dal teologo viṣṇuita Baladeva Vidyābhūṣaṇa (XVIII secolo)[10] col significato di:

  • acintya: qui questo aggettivo intende "inconcepibile" ovvero non comprensibile con gli ordinari strumenti di pensiero razionale;
  • bhedābheda: il segno macron sulla vocale "a" posta al centro del termine ne raddoppia il valore e che va letto quindi come bheda-abheda dove il sostantivo maschile bheda che intende "differente"/"distinto" incontra l'altro sostantivo maschile abheda con il significato opposto di "unito"/"non differente".

Questa formula dottrinaria intende comunicare l'ineffabile distinzione e al contempo unità tra Dio, il Bhagavān, Kṛṣṇa, e le anime incarnate. La comprensione di questa apparente contraddizione dottrinaria, lo bheda-abheda, può essere raggiunta solo con l'estasi mistica. Dio quindi è certamente trascendente e quindi separato, ma al contempo risulta anche immanente in qualità di anima universale (paramātmā) di tutto il creato.

I discepoli ed il movimento[modifica | modifica wikitesto]

Ebbe numerosi discepoli, molti dei quali ebbero un ruolo di primaria importanza nella storia del movimento Vaiṣṇava. Tra i più importanti, oltre al il fratello Nityananda, Svarupa Damodara, Advaita acarya, Haridasa Thakura, Ramananda Raya ed i sei gosvami di Vrindavana: Rupa, Sanatana, Jiva, Gopala Bhatta, Raghunata Bhatta e Ragunatha Dasa.[11]

Caitanya Mahaprabhu e Nityananda in un altare vaiṣṇava

Viene considerato dai Vaiṣṇava l'avatara dell'epoca attuale, o Kali Yuga il cui avvento è profetizzato nel Bhagavata Purana.[12][13][14][15]

La tradizione vaishnava nata dagli insegnamenti di Caitanya Mahaprabhu, a partire dalla fine del XIX secolo è attiva anche in occidente, sotto forma di organizzazioni quali, il movimento per la pura Bhakti fondato da Srila Bhaktivedanta Narayana Gosvami Maharaja http://www.purebhakti.com/teachers/srila-gurudeva-mainmenu-93.html e della Sri Chaitanya Saraswat Math fondata da Srila Bhakti Raksak Sridhar Dev-Goswami Maharaj Sri Chaitanya Saraswat Math confratelli del fondatore del Movimento Hare Krishna (ISKCON) sviluppatosi dagli anni sessanta, A.C. Bhaktivedanta Swami Prabhupada.[14]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Cfr. al riguardo Jan Gonda, L'induismo vol.2 Induismo recente, p. 205. Milano, Jaca Book, 1980.
  2. ^ Si fonda sul calcolo del giorno di luna piena del mese di Phālgun. Anno 1407 dell'èra Śaka.
  3. ^ Questa la ragione per cui viene raffigurato con la carnagione chiara e non scura come Kṛṣṇa , cfr. Monier Monier-Williams, Brahmanism and Hinduism, p. 142.
  4. ^ Qui coerentemente con l'insegnamento ortodosso del Mahābhārata (cfr. cap. III Vanaparvan 216, 13cd-15ab) dove, e nella narrazione è un brahmano a sostenerlo, viene stabilito che si è brahmano in base al comportamento: così se un brahmano si comporta in modo riprovevole va considerato alla stregua di uno śūdra, viceversa se uno śūdra si comporta in modo nobile è senza dubbio come un brahmano.
  5. ^ Cfr. al riguardo Jan Gonda, L'induismo vol.2 Induismo recente, p. 206. Milano, Jaca Book, 1980.
  6. ^ Di lui ricordiamo lo Bhaktirasāmrtasindhu.
  7. ^ Di lui ricordiamo lo Haribhaktivilasa.
  8. ^ Di lui ricordiamo lo Śrīkṛṣṇasandarbha
  9. ^ Cfr. Melville T. Kennedy The Caitanya Movement, p. 17 e sgg.
  10. ^ Di lui ricordiamo lo Siddhāntaratna.
  11. ^ Caitanya sect (Hinduism) - Britannica Online Encyclopedia
  12. ^ Diane Morgan, The Best Guide to Eastern Philosophy and Religion, pag. 90
  13. ^ Steven Rosen, Essential Hinduism, pag 225
  14. ^ a b Caitanya Mahaprabhu - Indopedia, the Indological knowledgebase
  15. ^ Bhag-P 11.5.32 "In the age of Kali, intelligent persons perform congregational chanting to worship the incarnation of Godhead who constantly sings the names of Krishna. Although His complexion is not blackish, He is Krishna Himself. He is accompanied by His associates, servants, weapons and confidential companions. "

Bibliografia ragionata[modifica | modifica wikitesto]

Sulla vita e sull'insegnamento di Caitanya vi sono due raccolte tradizionali:

  • Caitanya-bhāgavata di Vṛndāvanadāsa (circa 1545; in origine in lingua bengalī). 6 voll., Calcutta, 1966.
  • Caitanya Caritāmṛta di Kṛṣṇadās Kavirāja (circa 1615; in origine in lingua bengalī). 6 voll. Calcutta, 1962-1963. Traduzione in lingua inglese: Caitanya Caritāmṛta of Kṛṣṇadās Kavirāja A Translation and Commentary di Edward C. Dimock Jr., con "introduzione " di Dimock e Tony K. Stewart (Cambridge, Mass., 1999).

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Krishnadasa Kaviraja Gosvami, Caitanya Caritamrita, Ed. Bhaktivedanta Book Trust
  • Melville T. Kennedy, The Chaitanya movement, Monshiram Manoharlal, Delhi, 1993
  • Madeleine Biardeau, L'induismo, Mondadori, Milano 1995
  • John Corrigan, The Oxford Handbook of Religion and Emotion, Oxford University Press US, 2008, ISBN 978-0-19-517021-4
  • Diane Morgan, The Best Guide to Eastern Philosophy and Religion, St. Martin's Press, 2001, ISBN 978-1-58063-197-6
  • Rāmapada Caṭṭopādhyāẏa, Kanti Chattopadhyay,A Vaiṣṇava Interpretation of the Brahmasūtras: Vedānta and Theism, BRILL, 1992, ISBN 978-90-04-09570-0
  • Prem Lata, On the life and philosophy of Chaitanya, 1486-1534, Vaishnavite leader of Bengal, Ess Ess Publications, 1989
  • Steven Rosen, Essential Hinduism, Greenwood Publishing Group, 2006, ISBN 978-0-275-99006-0

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