Benvenuto Cellini (opera)

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Benvenuto Cellini
Poster for 1st performance (10 Sept 1838) of Benvenuto Cellini by Berlioz - Holoman p191.jpg
Locandina della prima rappresentazione dell'opera (10 settembre 1838)
Titolo originale Benvenuto Cellini
Lingua originale francese
Genere opera semiseria
Musica Hector Berlioz
Libretto Léon de Wailly e Henri Auguste Barbier
Fonti letterarie Vita di Benvenuto Cellini
Atti due
Epoca di composizione 1834-1838
Prima rappr. 10 settembre 1838
Teatro Académie royale de musique (Opéra Le Peletier)
Versioni successive
Opera completa in 3 atti
Personaggi

Benvenuto Cellini è un'opera semiseria di Hector Berlioz su libretto di Léon de Wailly e Henri Auguste Barbier, rappresentata nella sua prima versione nel 1838.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Una prima versione di quest'opera in due atti, fu composta fra il 1834 e il 1838. Il soggetto del Benvenuto Cellini fu suggerito a Berlioz dal poeta Alfred de Vigny che nel 1834 gli fece conoscere l'autobiografia dell'artista italiano Benvenuto Cellini. Dapprima Berlioz e i librettisti progettarono un'opera in musica nello stile dell'opéra-comique; ma la composizione procedette con lentezza e la prima stesura, in quattro atti e nello stile dell'opéra-comique, ossia con i dialoghi parlati, fu rifiutata dal Théâtre national de l'Opéra-Comique. L'opera fu accettata dal direttore dell'Académie royale de musique di Parigi (attualmente Opéra Le Peletier) a condizione che fosse con i recitativi musicali, in luogo dei dialoghi parlati, e che gli atti fossero ridotti da quattro a a due. La prima avvenne il 10 settembre 1838 con la direzione di François Habeneck, ma fu un insuccesso. Gli interpreti della prima parigina erano i seguenti:

Ruolo Voce Interprete
Teresa soprano Julie Dorus-Gras
Ascanio mezzosoprano Rosina Stoltz
Benvenuto Cellini tenore Gilbert Duprez
Fieramosca baritono Jean-Étienne-Auguste Massol
cardinal Salviati[1] (Basso) Jacques-Émile Serda
Balducci, tesoriere del Papa e padre di Teresa baritono Prosper Dérivis
Francesco tenore François Wartel
Bernardino basso Ferdinand Prévôt
Un oste tenore H.-M. Trévaux
Pompeo baritono Molinier
Colombina voce recitante

Successivamente l'opera fu profondamente rimaneggiata dall'autore e rappresentata all'Hoftheater di Weimar il 20 marzo 1852, ancora in due atti. Dopo alcune rappresentazioni, Franz Liszt convinse Berlioz ad apportare ancora qualche modifica e si ebbe un'edizione in tre atti che lo stesso Berlioz presentò l'anno successivo a Londra, ma nuovamente con scarso successo. L'opera fu rappresentata ancora una volta a Weimar nel 1856; lo stesso anno fu stampata la partitura di quest'ultima edizione in Germania[2] e nel 1863 fu stampata in Francia nella versione per canto e pianoforte[3].

Non esiste tuttavia un'edizione definitiva poiché Berlioz vi tornò sopra molte volte, accettando anche i rimaneggiamenti altrui, in particolare di Liszt[4]. Nel 1996 fu pubblicata da Bärenreiter Verlag l'edizione critica dell'opera, a cura di Hugh Macdonald, come parte della New Edition di Berlioz[5].

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Sebbene il soggetto sia ricavato dalla Vita di Benvenuto Cellini, soprattutto dai passi nei quali si parla della fusione del Perseo, Berlioz si prese numerose libertà con la verità storica aggiungendo alla narrazione originale una vicenda amorosa (l'amore di Cellini per Teresa Balducci, figlia del tesoriere del papa e promessa sposa allo scultore Fieramosca, rivale professionale di Cellini) e il cambiamento di sede (la vicenda è ambientata nella Roma papale durante il carnevale; nella realtà, la fusione del Perseo avvenne a Firenze). Tra i personaggi, oltre ai protagonisti (tenore e soprano) è da osservare una parte "in travesti": Ascanio, un giovane allievo di Cellini, è affidato alla voce di un mezzosoprano.

Atto I[modifica | modifica wikitesto]

L'azione si svolge a Roma durante il carnevale

La casa di messer Giacomo Balducci. È il crepuscolo del lunedì prima della quaresima. Il tesoriere del papa, Balducci, si lamenta con sua figlia Teresa perché Cellini ha ricevuto dal santo padre l'incarico di creare una statua in bronzo raffigurante Perseo che stringe la testa mozzata della Medusa. Egli avrebbe preferito che l'incarico fosse toccato a Fieramosca, scultore famoso, cui vorrebbe dare in sposa la figlia. Ma Teresa è segretamente innamorata di Cellini: preoccupata, si chiede se i diritti dell'amore debbono essere più forti dei doveri verso i genitori (cavatina Entre l'amour et le devoir). Entra Cellini. Durante il loro duetto (O Teresa, vous que j'aime plus que ma vie), entra non visto Fieramosca e sente le parole che Cellini rivolge a Teresa: le propone di fuggire a Firenze durante i festeggiamenti del carnevale. Perché ella lo possa riconoscere, Cellini si maschererà da frate con un saio bianco. Si sente Balducci tornare. Mentre Cellini riesce a fuggire, Fieramosca si nasconde nella stanza da letto di Teresa, dove viene scoperto: con sorpresa e indignazione, Balducci e Teresa chiamano a raccolta i vicini perché vengano a prelevare l'intruso e gli facciano fare un bel bagno nella fontana.

Atto II[modifica | modifica wikitesto]

Piazza Colonna, la sera del martedì grasso. Cellini, prima di essere raggiunto dai suoi amici artisti di Firenze nella piazza, medita sull'amore e sulla gloria (romanza La gloire était ma seule idole). Poi tutti insieme improvvisano una canzone, che tesse le lodi di tutti gli artisti orafi della Toscana. Entra Ascanio, per informare Cellini che il papa, pagando l'artista, pretende che la statua sia pronta per l'indomani. Intanto Fieramosca ha ordito un piano per sventare la fuga del rivale: indosserà il saio bianco come Cellini, in questo modo Teresa rimarrà completamente frastornata (Ah, qui purrait me résister?). Ha inizio il carnevale. Mentre gli attori invitano il pubblico ad assistere alla loro commedia (una pantomima architettata da Cellini, nella quale è facilmente riconoscibile la caricatura di Balducci), approfittando del frastuono generale Teresa cerca Cellini, ma si trova di fronte due frati bianchi che dicono entrambi di essere Cellini. Ne nasce un tafferuglio, nel corso del quale Cellini uccide involontariamente un amico di Fieramosca, credendolo il rivale. La folla lo circonda, ma proprio mentre le guardie stanno per portarlo via si ode un colpo di cannone da Castel Sant'Angelo. È mezzanotte: il carnevale è finito, inizia la quaresima, tutto il tripudio deve immediatamente cessare. Approfittando dell'improvviso sconcerto generale, Cellini fugge e al suo posto viene arrestato Fieramosca.

Atto III[modifica | modifica wikitesto]

Lo studio di Cellini, il mercoledì delle ceneri, di prima mattina. Ascanio ha trascinato Teresa fuori del tumulto della notte precedente e l'ha portata nello studio di Cellini. Mentre lo aspettano, sentono passare in strada la processione del mercoledì delle ceneri e si uniscono alla preghiera. Entra trafelato Cellini, che racconta come il travestimento gli abbia salvato la vita: ora potrà finalmente fuggire con Teresa a Firenze, e poco gli importa dell'impegno preso con il Papa, che Ascanio gli ricorda. I due innamorati cantano esaltati la loro felicità (Quand des sommets de la montagne). Entrano Balducci e Fieramosca, accompagnati dal Papa; ognuno espone le sue ragioni, ma su tutto preme una decisione: il Papa vuole assolutamente la sua statua. Di fronte al gesto di Cellini, che afferra il martello e minaccia di sbriciolare lo stampo già pronto, tutti sono presi dal terrore. Si cerca una soluzione. Il Papa è disposto a concedere il suo perdono e la mano di Teresa a Cellini a condizione che la statua sia subito terminata: altrimenti Cellini verrà impiccato.

La fonderia di Cellini al Colosseo, la sera dello stesso giorno. Mentre gli artigiani preparano la fusione della statua, Cellini medita sulla sua sorte di artista e invidia una vita spensierata, leggera, come quella del pastore sulle montagne (Sur les mont les plus sauvages). Giunge il Papa per essere presente alla fusione. Gli operai urlano e chiedono ancora metallo: quello di cui dispongono non è sufficiente a riempire lo stampo. Disperato, Cellini afferra tutti gli oggetti da lui creati fino a quel momento e li sacrifica al suo capolavoro, gettandoli nella fornace. Una terribile esplosione annuncia l'avvenuta fusione e la statua si svela in tutto il suo splendore. Cellini ha vinto; ma nel suo trionfo c'è anche un'ombra di tristezza.

Costumi[modifica | modifica wikitesto]

Per la rappresentazione parigina del 1838 i costumi furono disegnati da Paul Lormier (1813-1895)[6];[7]

Brani celebri[modifica | modifica wikitesto]

  • Ouverture
  • Entre l'amour et le devoir (cavatina di Teresa, atto I)
  • O Teresa, vous que j'aime plus que ma vie (cavatina di Cellini e duetto con Teresa, atto I)
  • La gloire était ma seule idole (romanza di Cellini, atto II)
  • Ah, qui purrait me résister? (aria e scena di Fieramosca, atto II)
  • Quand des sommets de la montagne (duetto fra Cellini e Teresa, atto III)
  • Sur les mont le plus sauvages (aria di Cellini)

DVD[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ A causa della censura, alla prima Berlioz fu costretto a sostituire il personaggio del papa (Clemente VII) con quello del cardinal Salviati.
  2. ^ (EN) Thomasin K. La May, A New Look at the Weimar Versions of Berlioz's Benvenuto Cellini, in The Musical Quarterly, LXV, nº 4, 1979, pp. 559–572, DOI:10.1093/mq/LXV.4.559.
  3. ^ Paris: Choudens, n.d. (ca. 1886). Plate A.C. 6870; reprint: New York: Edwin F. Kalmus, n.d. (dopo il 1933). Catalog 513
  4. ^ Claudio Casini, Op. cit.
  5. ^ (EN) Louise Goldberg, Review of Hector Berlioz, Benvenuto Cellini (New Edition, Bärenreiter) and Vocal score based on urtext of the New Edition, in Notes, vol. 56, nº 4, giugno 2000, pp. 1032–1036.
  6. ^ Adolphe Jullien, Hector Berlioz: sa vie et ses oeuvres, Paris: Librairie de L'Art, 1888, (pp. 113–127
  7. ^ Sidney Jackson Jowers, Theatrical Costume, Masks, Make-up and Wigs: A Bibliography and Iconography, Volume 4 di The Motley bibliographies a cura di John P. Cavanagh, London: Taylor & Francis, 2000, ISBN 0-415-24774-8, ISBN 978-0-415-24774-0 p. 73.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • «Benvenuto Cellini». In: Harold Rosenthal e John Warrack (eds), Dizionario dell'opera lirica, Firenze: Vallecchi, 1974, Vol. I, p. 76
  • «Benvenuto Cellini». In: Piero Gelli e Filippo Poletti (a cura di), Dizionario dell'opera 2008, Milano: Dalai editore, 2007, ISBN 978-88-8089-177-2
  • Claudio Casini, «Benvenuto Cellini». In: L'opera francese, Coll. Grande storia della musica n. 19, Milano: Fabbri, 1983, p. 46

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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