Avvocazia

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

L' avvocazia era un istituto diffuso durante il medioevo nell'area tedesca, che consisteva nella tutela di enti e istituzioni ecclesiastiche (vescovadi, monasteri, abbazie) da parte di un laico, generalmente un feudatario. Questa tutela era di carattere civile e anche militare. Un aspetto molto importante dell'avvocazia era che l'avvocato (ovvero il feudatario che esercitava l'avvocazia) esercitava la giurisdizione sul territorio dell'entità ecclesiastica che a lui si affidava. Dal sec. X questa carica divenne ereditaria.

Di grande rilievo, da un punto di vista storico e politico, era l'avvocazia dei vescovadi, per le loro dimensioni e per il fatto che molto spesso, nell'Impero, i vescovi esercitavano la sovranità in nome dell'imperatore. Esistevano principi-vescovi, conti-vescovi, ecc. il feudatario-avvocato era formalmente soggetto all'autorità ecclesiastica, ma nella realtà questo strumento fu usato da parte dei feudatari per ridurre, e talvolta annullare, il potere dei principi ecclesiastici.

I vescovi-conti[modifica | modifica sorgente]

Ottone I pensò di dare la carica di conte al vescovo, creando i vescovi-conti. I vantaggi che ne derivavano consistevano nel fatto che la città, divenuta sede di un feudo, avrebbe tentato di espandersi verso la campagna, controllando le vie di comunicazione: combattendo contro la campagna, si avrà un urto tra feudatari laici ed ecclesiastici, un urto tra la città vescovile e il contado, ci sarà un frantumarsi del potere feudale.

Il feudo ecclesiastico non è ereditario e per i feudi ecclesiastici non si sentirà il danno del Capitolare di Quierzy, emesso da Carlo il Calvo: l'imperatore potrà disporre di essi, si arrogherà il diritto di eleggere il vescovo, nominando egli stesso la gerarchia ecclesiastica, a lui fedele. Il fatto che il vescovo abbia potere vitalizio è perché si è dimostrato degno della fiducia imperiale.[1]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Franco Cardini e Marina Montesano, Storia Medievale, Firenze, Le Monnier Università/Storia, 2006, p. 174 "Poiché il regno di Germania era diviso -secondo la tradizione carolingia- in contee, Ottone prese ad assegnarne numerose ai vescovi, imponendo però che a capo delle diocesi fossero costantemente chiamati uomini a lui fedeli: in questo modo egli era sicuro che non vi sarebbero state spinte a "privatizzare" tali cariche pubbliche, rendendole ereditarie. Si ebbe così l'approfondirsi di una tradizione già nata in ambito carolingio, nella quale i vescovi si trovavano investiti di una doppia funzione, laica ed ecclesiastica."