Se riscontri problemi nella visualizzazione dei caratteri, clicca qui

Arsi-tesi

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

L'arsi e la tesi sono nella metrica classica rispettivamente l'elevamento e l'abbassamento della mano (o del piede o del dito), che stanno a segnalare l'inizio di una serie ritmica quando si scansiona un verso (e quindi a scandirne gli accenti prosodici).

La tesi ("in battere", dal greco θῆσις thêsis, dal vb. τίθημι títhemi, "porre") è dunque il tempo forte, quello con ictus, su cui quindi cade l'accento - al quale si contrappone l'arsi ("in levare", dal greco ἄρσις ársis, deverbale del vb. αἴρω áiro, "sollevare"), che è il tempo debole ed in cui non cade l'accento, quindi senza ictus.

Questa terminologia, che intende riferirsi ad un atto meccanico e non vocale, assume un significato differente in epoca latina avanzata quando, come dichiara Gaio Mario Vittorino nella sua opera Ars grammatica nel IV sec.d.C e Prisciano in Institutio de arte grammatica nel VI sec.d.C, il termine arsi e tesi si riferiscono non più al dito o alla mano che fungevano da bacchetta, ma alla voce.

I due termini iniziarono a scambiarsi i significati, e spesso in epoca latina il tempo forte colpito da ictus fu l'arsi e il tempo atono, cioè quello senza ictus, risultò essere la tesi. Ciò non si può attribuire solamente ad un cambio della terminologia, ma alla situazione linguistica e alla diversa sensibilità che iniziò a mutare già all'inizio del II sec.d.C, quando si incominciò a percepire nell'accento non più la quantità, bensì l'intensità.

In epoca moderna, sia nella grammatica che nella manualistica, ci si riferisce all'arsi per il tempo debole e alla tesi per il tempo forte nella metrica greca, all'arsi per il tempo forte e alla tesi per il tempo debole nella metrica latina.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Letteratura Portale Letteratura: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di letteratura