Anti-pattern

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In informatica, gli anti-pattern (o antipattern) sono dei design pattern usati durante il processo di sviluppo del software, che pur essendo lecitamente utilizzabili, si rivelano successivamente inadatti o controproduttivi nella pratica. Il termine fu coniato nel 1995 da Andrew Koenig, ispirato dal libro Design Patterns: Elementi per il riuso di software ad oggetti scritto dalla Gang of four (la banda dei quattro), i quali svilupparono il concetto di pattern nel campo del software.

Secondo l'autore, devono presentarsi almeno due elementi chiave per poter distinguere un anti-pattern da un semplice errore logico o cattiva pratica:

  • Qualche schema ricorrente di azioni, processi o strutture che inizialmente appaiono essere di beneficio, ma successivamente producono più problemi che benefici.
  • Esiste una soluzione alternativa che è chiaramente documentata, collaudata nella pratica e ripetibile.

Molti anti-pattern sono poco più che errori, problemi irrisolvibili o cattive pratiche da evitare quando possibile. A volte chiamati "pitfalls" (tranelli) o dark pattern (pattern oscuri), si riferiscono a classi di soluzioni di problemi reinventate in modo sbagliato.

Per descrivere in modo formale errori che tendono a ripetersi, si può individuare la forza con la quale questi si ripeteno, e imparare come altre persone hanno rimediato a questi cattivi pattern.

Gli anti-pattern più comuni[modifica | modifica sorgente]

(Nota: il nome in inglese è stato lasciato in quanto è quello con cui i pattern, e gli anti-pattern, sono conosciuti nella lingua italiana)

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • William J. Brown, Raphael C. Malveau, Hays W. McCormick III, e Thomas J. Mowbray. 1998. AntiPatterns: Refactoring Software, Architectures, and Projects in Crisis. John Wiley & Sons ISBN 0-471-19713-0.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]