Aloeo

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Nella mitologia greca, Aloeo (o Alòo) era uno dei figli di Canace e nipote di Eolo.

Nel mito[modifica | modifica wikitesto]

Aloeo, fatto re di Asopia in Beozia da suo padre, sposò Ifidemia, già madre di due figli, Efialte e Oto, avuti da Poseidone. Dopo tale moglie ne ebbe un'altra chiamata Eribea

Progenie[modifica | modifica wikitesto]

I suoi giganteschi figli, chiamati Aloidi, ogni anno crescevano di un cubito in larghezza e uno stadio in altezza e a nove anni attaccarono il monte Olimpo.

Efialte voleva per sé Era, mentre suo fratello decise che avrebbe fatto sua Artemide.

Prima vinsero il dio Ares in Tracia, rinchiudendolo per molti mesi in un'urna di bronzo, da cui fu infine liberato da Ermes.

Non avevano paura di nulla, poiché era stato profetizzato che non sarebbe stati uccisi né da dei né da uomini.

Artemide si trasformò in un cervo bianco e andò loro incontro; volendo far vedere chi dei due fosse il più abile, i due fratelli presero un giavellotto e finirono per colpirsi ed uccidersi a vicenda.

Note[modifica | modifica wikitesto]

Secondo una versione del mito riportata da Diodoro Siculo Aloeo avrebbe chiesto ai suoi figli di salvare la madre Ifidemia e la sorella Pancrazie dai Traci che le avevano fatte prigioniere. La loro spedizione verso Nasso, l'isola dove si trovavano le donne, fu un successo ma poi litigarono per la spartizione dell'isola e si uccisero a vicenda.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Fonti[modifica | modifica wikitesto]

Letteratura secondaria[modifica | modifica wikitesto]

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