Scandalo dei petroli

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Con l'espressione scandalo dei petroli si designano con lo stesso termine due eventi di corruttela politico-amministrativa che ebbero luogo in Italia a cavallo tra gli anni Settanta ed Ottanta.

Indice

[modifica] Il primo scandalo dei petroli

Il 13 febbraio 1974 i segretari amministrativi dei partiti di governo (DC, PSI, PSDI, PRI) furono indagati dalla magistratura genovese per aver ricevuto fondi dall'Enel (compagnia elettrica di stato) e dalle compagnie petrolifere, per una politica energetica contraria alle centrali nucleari: secondo il giudice Mario Almerighi, la tangente era del 5 per cento sui vantaggi derivanti ai petrolieri dall' approvazione di quelle leggi; era dunque direttamente conseguente agli effetti dei vari provvedimenti legislativi e non una tangente su contratti, su forniture. Quel cinque per cento veniva ripartito, in proporzione al rispettivo peso politico, tra tutti i partiti di governo[1].

Il IV° Governo Rumor si dimette il 2 marzo 1974, con il ritiro di quella che per la prima volta il repubblicano Ugo La Malfa dichiara essere la "delegazione" del suo partito al Governo. Il rientro nella maggioranza, anche se non nel Governo, fu propiziato dall'adesione alla richiesta del PRI di riconoscere la necessità di sormontare il discredito determinato dallo scandalo petroli (che coinvolgeva pesantemente anche suoi esponenti, collegati con la principale azienda petrolifera ligure) con una legge sul finanziamento pubblico dei partiti.

Proposta da Flaminio Piccoli ed approvata in meno di un mese, la nuova legge (n. 195 del 1974) al suo interno previde la norma incriminatrice del finanziamento illecito dei partiti in ragione della quale le contestazioni penali per molti segretari amministrativi e tesorieri di partiti di maggioranza furono derubricate.

La Commissione parlamentare per i procedimenti di accusa si occupò del caso e, l' 8 marzo 1974, constatò l'avvenuta prescrizione dei fatti contestati agli ex-ministri Giulio Andreotti e Mario Ferrari Aggradi (entrambi della DC); deliberò l'archiviazione degli atti a carico di Giacinto Bosco (DC) e Luigi Preti (PSDI) e aprì un'indagine sull'operato degli ex-ministri Mauro Ferri (PSDI) e Athos Valsecchi (DC)[2]. Cinque anni dopo, il 24 gennaio 1979, la commissione inquirente si pronunciò in senso assolutorio nei confronti degli ultimi due ex-ministri coinvolti, non riscontrando a loro carico elementi di reato; la relazione del senatore Nicola Lapenta[3] fu trasmessa il 9 febbraio successivo al Parlamento che, nei termini previsti dal regolamento, non produsse le firme necessarie per la messa in stato d'accusa degli ex-ministri inquisiti.


[modifica] Il secondo scandalo dei petroli

Lo scandalo dei petroli, altrimenti detto "scandalo dei 2000 miliardi", prese piede nell'autunno del 1980, per l'iniziativa di magistrati di Treviso e per l'iniziale inchiesta di un giornale locale di Treviso, allorché si parlò di una truffa all'erario per 2.000 miliardi di lire, attuata attraverso l'evasione dell'accisa prevista per la produzione dei prodotti petroliferi e l'immissione di ingenti quantitativi di carburante in una fitta rete di contrabbando.

Cessato il contrabbando nei primi anni ottanta, si segnalò un aumento considerevole dei consumi di benzina e gasolio, in controtendenza con gli altri paesi europei in cui si segnalavano forti contrazioni nel consumo dei prodotti petroliferi per la crisi delle economie occidentali colpite dagli aumenti del prezzo del petrolio. L'incremento della domanda di prodotti petroliferi dipese dal fatto che le grandi compagnie si erano viste richiedere dal mercato la benzina e il gasolio che prima arrivavano al consumo attraverso le aziende contrabbandiere.

Le indagini, iniziate nel 1978, coinvolsero 18 diverse magistrature, tra cui quella di Torino, di Venezia, di Milano e, come già ricordato, di Treviso. I diversi uffici giudiziari svolsero indagini coordinate, nel tentativo, tutt'altro che agevole, di ricostruire la dinamica dei fatti di contrabbando.

Risultò presto chiaro come questa cosiddetta truffa o scandalo fosse stato agevolato da disposizioni legislative che lo favorirono, da connivenze tra politici e uomini d'affari e tra alti funzionari e ufficiali incaricati del controllo.

Il 30 aprile 1987, il Tribunale di Torino chiude il procedimento condannando, in primo grado, gran parte dei petrolieri e dei membri della Guardia di Finanza indagati come l'ex comandante Raffaele Giudice, ma negando la qualità di "registi" agli uomini politici coinvolti, tra cui Sereno Freato.

[modifica] Bibliografia

  • Mario Almerighi, Petrolio e politica - Editori Riuniti

[modifica] Note

  1. ^ Corriere della Sera, "Il giudice dello scandalo petroli: non ripetiamo certi errori", 1 marzo 1993 - Pagina 4.
  2. ^ Giorgio Galli, Affari di Stato, Kaos Edizioni, Milano, 1991, pagg. 132-135
  3. ^ Relazione della commissione sui procedimenti di stato d'accusa a carico degli ex-ministri Ferri e Valsecchi del 24 gennaio 1979