Pinot

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Il termine Pinot indica una serie di vitigni differenti, che si distinguono per caratteristiche e per utilizzo e che discendono geneticamente dal Pinot nero (o Pinot noir).

Un bicchiere di Pinot grigio

Il termine pinot sembra derivare da "pigna", è più specificatamente "piccola pigna", a significare sia la modesta dimensione del grappolo, che la caratteristica di avere gli acini fitti, appressati, appunto come le squame di una pigna.

Pinot bianco[modifica | modifica wikitesto]

Grappoli di Pinot bianco

Per gli ampelografi (gli studiosi delle caratteristiche morfologiche dei vitigni), il Pinot bianco ha sempre rappresentato fonte di ampia discussione. Ormai assodato che si tratta (così come il Pinot grigio) di una variante genetica del Pinot nero, è stato infatti a lungo confuso con lo Chardonnay (del quale d'altra parte possiede numerose caratteristiche comuni). Fino a quindici anni fa in Italia era spesso indicato come Pinot-Chardonnay e negli anni successivi alla fillossera spesso nel nord Italia le due varietà sono state reimpiantate l'una al posto dell'altra o insieme. Il vitigno è originario della Germania; in Alsazia raggiunge i migliori risultati qualitativi, ma è stato anche "esportato" in Stati Uniti, America latina e Australia. In Italia originariamente ha trovato il suo clima adatto in Friuli, in Lombardia, in Trentino e nell'Alto Adige. La sua diffusione in Toscana risale invece al '700, quando i Lorena, granduchi di Toscana, ne sponsorizzarono la coltivazione. In Italia i Pinot bianco di maggior pregio vengono da alcune zone del Friuli e dell'Alto Adige. In queste zone particolarmente adatte al vitigno, le rese per ettaro sono molto basse e questo consente di produrre un vino bianco molto strutturato, morbido e grasso, che è anche adatto alla maturazione in barrique e si presta a essere invecchiato. Il Pinot bianco è particolarmente adatto ad essere spumantizzato e quindi entra a far parte delle cuveé dei migliori spumanti italiani del Friuli, del Trentino e della Franciacorta.

Pinot grigio[modifica | modifica wikitesto]

Grappolo di Pinot grigio

Il Pinot grigio (anch'esso, come detto, mutazione genetica del Pinot nero) è stato per molti anni uno dei vini più "alla moda" della produzione italiana. Un successo che ne ha permesso l'impianto non solo in Veneto, ma anche in Friuli e in Alto Adige. Sviluppo che portò da un lato alla riduzione massiccia delle varietà rosse e dall'altro ad un notevole balzo qualitativo (parallelo a quello delle vendite).

È di colore ramato, spesso è vinificato in bianco ma se vinificato a contatto con le bucce assume il suo peculiare colore ramato ed è teoricamente meno "dotato" della sua variante bianca o nera. Eppure la sua diffusione ha aperto poi la strada alla produzione di grandi vini fruttati, profumati e ben strutturati. In particolare ha maggiore acidità in Trentino ed in Alto Adige (e quindi si presta a più lunga maturazione), è molto ricco nel Collio e nei Colli Orientali del Friuli e infine ha dato risultati apprezzabili in Toscana. In Alsazia invece viene vinificato a contatto con le bucce sino ad assumere il suo peculiare colore ramato ed è conosciuto come Pinot Gris (precedentemente Tokay Pinot Gris o Tokay d'Alsace), vino noto a livello internazionale e di grande livello qualitativo. Stessi vertici raggiunge anche in Germania (dove è chiamato Ruländer), nel Valais (dove è chiamato malvoisie) e in Ungheria (dove è noto come szürkebarat).

Il pinot grigio si accompagna bene agli antipasti, in particolare agli affettati, al pesce e alle carni bianche. Può essere servito anche come aperitivo.

Pinot Meunier[modifica | modifica wikitesto]

Grappolo di Pinot Meunier

È presente quasi esclusivamente in Francia, nella regione dello Champagne, e deve il suo nome (meunier=mugnaio) al fatto che la parte inferiore della foglia è ricoperta da una lanuggine bianca che fa apparire le foglie come ricoperte di farina.

Pinot nero[modifica | modifica wikitesto]

Tra tutti i vitigni a bacca rossa del mondo è considerato uno dei più nobili (l'unico confronto possibile è probabilmente quello con il Nebbiolo), e allo stesso tempo è il più difficile da interpretare, quello che pone l'enologo e il semplice consumatore di fronte alla degustazione forse più complessa. L'origine del Pinot nero viene posta nella regione francese della Borgogna, dove è alla base dei più grandi vini della zona (e tra più famosi del mondo) come Romanée-Conti, Chambertin e Richebourg. È presente anche nella regione dello Champagne, soprattutto sulla montagna di Reims, ma ultimamente ha fatto la sua autorevole comparsa anche fuori dall'Europa, in Oregon e in California. In Italia ne esistono due diverse qualità.

"Il Pinot giunse in Italia perché si volevano imitare i grandi vini francesi, sia rossi sia, specialmente, lo Champagne. In Oltrepò trovò il miglior terroir per la produzione."[1]

La prima è adatta a essere vinificata in nero e produce un vino rosso estremamente delicato, che varia considerevolmente di annata in annata persino nelle posizioni ad esso più adatte. La sua vinificazione è complessa e rappresenta forse la sfida maggiore per un enologo, che in genere riesce a ottenere in media una buona annata su cinque.

Il risultato è comunque talmente apprezzabile da giustificare gli sforzi dei produttori. Le zone di diffusione sono la Franciacorta, l'Oltrepò pavese, il Trentino, il Veneto, il Friuli e l'Alto Adige (dove viene denominato Blauburgunder); anche in questo caso ha avuto successo il suo impianto in alcune zone della Toscana.

Il Pinot nero ha un colore rosso che non è mai troppo marcato e si riconosce per un profumo molto caratteristico di piccoli frutti rossi (soprattutto ribes, ma anche mora e lampone). È assolutamente adatto all'invecchiamento in barrique.

Dalla seconda varietà (quella vinificata in bianco, quindi senza contatto con le bucce) si ottiene un vino "neutro" che risulta però la miglior base per la produzione dello spumante, a cui dà insieme corpo, complessità e anche una notevole longevità. In Francia è alla base del successo del principe dei vini spumanti, lo Champagne.

In Alto Adige la varietà è annotata nel 1838.[2] La prima descrizione analitica di vini Pinot nero avviene da Edmund Mach (fondatore dell'Istituto Agrario San Michele all'Adige)[3] nell'anno 1894[4] Oggi piccole quantità di certe micro-zone (Mazzon-Egna, Buchholz/Pochi, Appiano sulla Strada del Vino, Venosta) sono considerate di ottima qualità a livello internazionale.[5] Nella vendemmia 2008 si sono registrate le seguenti cifre per la produzione di V.Q.P.R.D. Pinot Nero: 638 aziende viticole iscritte con assieme 337 ettari; 562 rivendicazioni su 309 ettari con una produzione di vino di 17338 ettolitri.[6]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Luciano Maffi, Natura Docens, Franco Angeli, 2012.
  2. ^ Indicata come "Bourgoigne noir" in un acquisto di barbatelle da parte dell'Associazione Agricoltori del Tirolo e Vorarlberg, filiale di Bolzano (k.u.k. Landwirtschafts-Gesellschaft von Tirol und Vorarlberg, Niederlassung Bozen) e più tardi chiamata Blauburgunder come in Austria.
  3. ^ Ist. Agr. San Michele a.A.
  4. ^ «Friedrich Boscarolli - Rametz/Merano - Rametzer Burgunder 1890, Chorherrenstift Novacella - Blauburgunder 1890, R.v.Bressendorf - Vernaun/Merano - Burgunder 1890, C.Frank - Rebhof Gries Bolzano - Burgunder 1889, Fr. Tschurtschenthaler - Bolzano - Burgunder 1890 & 1891, Fr. Tschurtschenthaler - Bolzano - Kreuzbichler 1889 & 1891 & 1887» in Peter Dipoli, Michela Carlotto, Mazzon e il suo Pinot nero, Pro loco Egna, Fotolito Varesco, Ora, 2009 - ISBN 978-88-8300-032-4
  5. ^ Vedi per esempio Giornate del Pinot nero
  6. ^ Camera di commercio di Bolzano Sez. Agricoltura: Superficie e produzione dei vini D.O.C. ed I.G.T. dell'Alto Adige, 21.04.2009

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]