Gioventù perduta

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Gioventù perduta
Gioventuperduta.jpg
Jacques Sernas
Titolo originale Gioventù perduta
Paese di produzione Italia
Anno 1947
Durata 86 min
Colore B/N
Audio sonoro
Genere drammatico, poliziesco, noir
Regia Pietro Germi
Soggetto Pietro Germi
Sceneggiatura Pietro Germi, Mario Monicelli, Antonio Pietrangeli, Enzo Provenzale e Leopoldo Trieste
Produttore Carlo Ponti per Lux Film
Distribuzione (Italia) Lux Film
Fotografia Carlo Montuori
Montaggio Renaldo May
Musiche Carlo Rustichelli
Scenografia Gianni Mazzocca
Interpreti e personaggi
Doppiatori originali
Premi

Gioventù perduta è un film del 1947 diretto da Pietro Germi. Vinse il Nastro d'Argento per miglior film a soggetto.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Infiltratosi nell'ambiente universitario romano, cui conducono alcuni indizi raccolti sul luogo dell'omicidio di un involontario spettatore della rapina ad un bar, l'ispettore di polizia Marcello Mariani conosce Luisa, figlia di un docente, che lo introduce in famiglia. I comportamenti anticonvenzionali, uniti all'ampia disponibilità di denaro di Stefano, fratello di Luisa, e anch'egli studente, attirano la sua attenzione. Dopo un'altra infruttuosa rapina alla cassa dell'Università (momentaneamente vuota) nel corso della quale un custode è stato ferito, questi, prima di morire, afferma di essere riuscito a ferire un membro della gang. È la stessa Luisa, all'oscuro dei compiti del compagno, a raccontare a Marcello della lesione ad un braccio subita da Stefano la notte precedente. I sospetti del poliziotto si rafforzano e, nella nuova situazione creatasi, è costretto a troncare con la donna.

Maria, impiegata universitaria e amica di Stefano sin da bambina, ha trovato sul luogo della rapina un accendino con le iniziali del giovane, per il quale nutre tuttora una forte devozione. Senza nutrire alcun sospetto nei suoi confronti è, tuttavia, decisa, nonostante le insistenze dell'altro, a consegnarlo alla polizia. Su pressione della banda, dopo averla attirata in un luogo isolato, Stefano la uccide a sangue freddo. Avvertendo di essere ormai pedinato dalla polizia, decide di passare definitivamente nella clandestinità e di procurarsi il denaro necessario rapinando una bisca annessa al night da lui abitualmente frequentato.

Ma Mariani, grazie alle confidenze di Luisa, è a conoscenza del posto e della relazione di Stefano con una cantante del locale. La polizia attende i membri della banda all'uscita e, dopo una sparatoria, il giovane fuorilegge cade davanti agli occhi della sorella. Tocca a lei comunicare la notizia agli ignari genitori e, prima di entrare, lascia Marcello con un "arrivederci".

Il film nella corrente neorealista[modifica | modifica wikitesto]

Alla sua uscita il film fu abbastanza unanimemente considerato come espressione del nascente neorealismo. Ennio Flaiano scriveva: «Gioventù perduta... è un film eccezionale: combacia a tal punto con la realtà da lasciarci pensosi» e ancora: «film come questo di Germi sono...antiromanzi che intendono condurre alla realtà».[1] In un articolo sull'Unità del 18 gennaio 1948, il cui oggetto era la censura stabilita in un primo momento nei confronti del film, Umberto Barbaro accusava l'Azione Cattolica Italiana di agire «contro i migliori film italiani, contro i film della scuola neorealistica».[2]

Per la crudezza di alcune scene di violenza, in particolare quelle della rapina all'università, che sarebbero scomparse dalle pellicole,[3] la proiezioni del film al pubblico era stata vietata. Il provvedimento fu revocato a seguito di una lettera inviata da Pietro Germi a Giulio Andreotti e co-firmata da una trentina di colleghi. La stessa sorte era toccata a Paisà, indiscusso manifesto del movimento neorealista e certamente ciò contribuì all'attribuzione dell'etichetta neorealista a Gioventù perduta.[4]

Inoltre, il film dava evidenza ad un tema, quello della diffusione della criminalità giovanile, in particolare negli ambienti della borghesia, di estrema attualità negli anni dell'immediato dopoguerra. Nel corso di una lezione di statistica, il padre professore di Stefano, affronta l'argomento con esauriente abbondanza di grafici, numeri e recenti fatti di cronaca, tratti dalla realtà.

Il film era, poi, prodotto dalla Lux Film, «forse l'unica che tenterà una programmazione industriale della corrente neorealista».[5]

Originalità del film[modifica | modifica wikitesto]

In un articolo sul Tempo del 7 marzo 1948, Gian Luigi Rondi criticava senza mezzi termini il film : «Le verità di Germi si sono invece arrestate quasi tutte alla superficie, peggio alla cornice esteriore... ma hanno raramente sfiorato l'animo dei suoi personaggi. Che cosa hanno dentro questi personaggi che sono cattivi senza che se ne sappiano i motivi?... Perché a vent'anni, senza un reale bisogno di denaro, si organizzano in bande armate...? Chi o cosa li ha ridotti così?... A questo sembra condurre la brutta copia del nostro nuovo realismo, l'imitazione di una formula scarsamente sentita». Pur nel prevalere di un intento moralistico[6] l'articolo coglieva nel segno nel contestare la semplicistica riconduzione del film ai canoni del neorealismo.

Al proposito, Mario Sesti sostiene che, retrospettivamente, il maggior motivo di interesse del film è la sua ricerca di un'alternativa al neorealismo.[7]. Ciò si può cogliere in alcune scelte stilistiche ed espressive (ad esempio i giochi di luce ed ombra nella scena dell'assassinio a sangue freddo di Maria, in riva al fiume, o nella funzionalità narrativa dei passaggi dalle immagini riflesse allo specchio ai personaggi reali[8]), che oltre a rivelare l'accresciuta maturazione artistica del regista, al suo secondo film, dopo l'esordio con Il testimone, manifestano l'influenza di maestri stranieri quali Max Ophuls, Jean Renoir, ma soprattutto delle convenzioni narrative del noir americano.

Nel 1946 l'Italia aveva aperto le porte ad oltre 600 film americani, tra cui Il fuorilegge di Frank Tuttle con Alan Ladd e Veronica Lake, archetipo del genere noir, di cui Pietro Germi risulta essere stato un appassionato.[9] L'impermeabile bianco indossato dall'attore Jacques Sernas, vincitore, con questo film, del Nastro d'argento 1948 per il miglior attore straniero in film italiano, i suoi atteggiamenti con la cantante del night club, il tema del criminale di origini borghesi, o di un profondo malessere esistenziale di origine nascosta[10], sono tutti elementi che si possono ritrovare in Philip Raven, il protagonista del film tratto dal romanzo di Graham Greene.

Al film, il primo successo commerciale di Germi, contribuirono alcuni importanti esponenti del nuovo cinema italiano. La sceneggiatura fu firmata, tra gli altri, dai registi Antonio Pietrangeli e Mario Monicelli. Il montaggio fu opera dello sceneggiatore e documentarista Renato May. Nell'occasione iniziò anche il lungo sodalizio col musicista Carlo Rustichelli che il regista aveva conosciuto lavorando come assistente di Marco Elter (in Il figlio del corsaro rosso e Gli ultimi filibustieri). Esiste un remake del film: Black 13 (1954), diretto dall'inglese Ken Hughes.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Bis del 23 marzo 1948
  2. ^ Per quanto concerne l'ascrizione del film alla scuola neorealistica si veda anche: Gianni Rondolino, Cinema del dopoguerra: uno sgardo d'insieme, in Storia del cinema italiano, vol.VII, Marsilio, Edizioni di Bianco & Nero, Venezia, 2003
  3. ^ Mario Sesti, Tutto il cinema di Pietro Germi, Baldini&Castoldi, Milano, 1997. Tra i motivi della censura, l'autore fa anche riferimento ad una frase pronunciata da uno dei membri della banda ("Libro e moschetto: bandito perfetto")ritenuta forse inopportuna in un periodo di non ancora sopiti rancori politici
  4. ^ Mario Sesti, op.cit.
  5. ^ Mario Sesti, op.cit.
  6. ^ Il film fu attaccato anche dall'Osservatore Romano del 10 marzo 1948: «Purtroppo la scuola verista italiana... ha abbracciato saldamente il più disperato pessimismo, s'è lanciata nella descrizione di un mondo spiritualmente marcio.»
  7. ^ Il caso Gioventù perduta in Storia del cinema italiano, cit;
  8. ^ Mario Sesti, Tutto il cinema di Pietro Germi, cit.;
  9. ^ Il caso Gioventù perduta, cit.;
  10. ^ "Perché non si chiede il parere dei figli prima di introdurli in questo mondo?"

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]