Faida di Scampia

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La faida di Scampia è stata una guerra di camorra combattuta soprattutto nel quartiere napoletano di Scampia, che ha coinvolto una serie di clan napoletani: da una parte i Di Lauro di via Cupa dell'Arco a Secondigliano (capeggiati da Paolo Di Lauro), dall'altra la frangia dei cosiddetti "scissionisti", gruppo nato da una costola degli stessi Di Lauro (capeggiati da Raffaele Amato).

La guerra ha poi coinvolto altri clan e sottogruppi, tra cui gli Abbinante di Marano, le famiglie referenti di Melito di Napoli, i Pariante di Bacoli, i Ferone di Casavatore. Oltre che a Scampia, la guerra si è svolta anche nei quartieri di Secondigliano e Miano e nei comuni di Melito di Napoli, Mugnano di Napoli, Marano di Napoli, Giugliano in Campania, Bacoli, Casavatore e Arzano. Le cause principali che hanno scatenato il conflitto possono essere ricondotte al controllo del territorio, controllo delle attività illecite a nord di Napoli e vendette di natura personale.

Antefatti[modifica | modifica sorgente]

Alla fine degli anni novanta, Paolo Di Lauro è un boss di portata internazionale; gestisce un enorme traffico di stupefacenti (eroina, cocaina, marijuana, hashish e droghe sintetiche) che attraversa un'immensa area geografica e che ha come capitale proprio il malfamato quartiere di Secondigliano, affiancato nell'attività dai vicini comuni di Melito, Casavatore e Mugnano. Già nel 1999, dunque cinque anni prima che la faida esplodesse in tutta la sua drammaticità, c'erano però stati forti contrasti all'interno dei sottogruppi criminali per il controllo del traffico di droga a Scampia e Secondigliano. A creare tensione era stato l'arresto di un corriere del rione Monterosa che il sottogruppo egemone riteneva frutto di una soffiata da parte di un sottogruppo rivale.

Nel 2002 è il provvedimento restrittivo nei confronti del boss Paolo Di Lauro a creare altre tensioni nell'organizzazione, in quanto al vertice della piramide subentrano i figli Vincenzo, Marco e soprattutto Cosimo Di Lauro, che cominciano a ringiovanire il parco dei capi-piazza con personale a loro fidato. La guerra nasce al ritorno a Napoli di Raffaele Amato, ex fedelissimo dei Di Lauro che si era allontanato dall'Italia (rifugiandosi in Spagna, da qui il soprannome degli scissionisti, definiti in modo sprezzante dai rivali "gli spagnoli") dopo essere stato accusato dai figli di Paolo Di Lauro di essersi impossessato di somme di danaro dell’organizzazione. Al suo rientro Amato si allea con alcuni componenti del clan che non erano soddisfatti delle iniziative prese dai figli di "Ciruzzo 'o milionario".[1]

Queste contrapposizioni sarebbero all'origine della lunga serie di omicidi che avvengono a cadenza quasi quotidiana da ottobre 2004 fino a febbraio 2005 ad ogni ora del giorno tra la folla. Tra le file degli scissionisti troviamo Raffaele Amato, detto 'o Lello, narcotrafficante internazionale arrestato poi in Spagna;[2] Gennaro Marino, detto Genny McKay, influente a Scampia ed ex-fedelissimo di Paolo Di Lauro;[2] Giacomo Migliaccio, di Mugnano;[3] Raffaele Abbinante, di Marano di Napoli;[4] Biagio Esposito, di Secondigliano.[2][5].

Tra le vittime del conflitto vi sono gli uomini del clan e i loro avversari, ma anche familiari più o meno prossimi e diverse vittime innocenti. È una sorta di strategia quella dei gruppi in guerra: colpire gli innocenti per costringere gli avversari che si sono nascosti ad uscire allo scoperto; questa strategia sanguinaria era già stata adottata nel periodo della guerra tra la Nuova Camorra Organizzata di Raffaele Cutolo e i gruppi della Nuova Famiglia[6]. Inoltre decine sono stati i ferimenti, gli attentati dinamitardi contro i locali e le abitazioni di affiliati o semplici simpatizzanti a l'una o all'altra cosca. Nel nome di Paolo Di Lauro oppure dei cosiddetti scissionisti, si spara nelle piazze, nei locali, addirittura all'interno delle stesse abitazioni degli affiliati dove i killer entrano per eliminare i nemici.

Cronologia degli eventi[modifica | modifica sorgente]

Si ritiene che la faida sia iniziata con il delitto di Fulvio Montanino e Claudio Salerno, a opera degli “scissionisti”, il 28 ottobre del 2004.[6]. È questo, secondo la ricostruzione del pentito Pietro Esposito, il primo atto della faida tra il clan Di Lauro e il gruppo degli scissionisti.

Novembre 2004[modifica | modifica sorgente]

Il 2 novembre 2004 vengono gravemente feriti, al confine tra Arzano e Secondigliano, tre marescialli dei carabinieri in borghese perché scambiati per componenti di una fazione rivale[7][8]. Il 6 novembre viene ammazzato Antonio Landieri, ragazzo con disabilità venticinquenne freddato per errore ai "Sette Palazzi" di Scampia. Insieme a lui vengono feriti 5 suoi amici, probabilmente scambiati per un gruppo rivale. Il 9 novembre vengono trovati tre cadaveri all'interno di una macchina a Scampia. Il 20 novembre viene ucciso Biagio Migliaccio, cugino di un affiliato degli scissionisti. Dopo poche ore la vendetta: viene ucciso un fruttivendolo, padre di un giovane affiliato ai Di Lauro. Il giorno dopo altri tre omicidi, tra cui quello di Domenico Riccio, proprietario di una tabaccheria che si trovava nelle vicinanze di uno degli obiettivi dei killer. Il 22 novembre viene torturata, uccisa e poi bruciata Gelsomina Verde, estranea agli ambienti malavitosi, che aveva l'unica colpa di non sapere dove si trovasse l'ex fidanzato affiliato agli scissionisti. Il giorno dopo vengono arrestati sette scissionisti, armati di tutto punto, nel corso di una riunione tesa ad organizzare la vendetta per la morte della ragazza (in questa occasione viene arrestato anche il boss Gennaro Marino). Arrestato anche Pietro Esposito, coinvolto nell'omicidio Verde, che in seguito si pentirà accusando e facendo i nomi dei capi delle due fazioni in lotta.[9]

Dicembre 2004[modifica | modifica sorgente]

Il 5 dicembre viene ammazzato a Bacoli il proprietario di un ristorante perché parente di uno dei boss passato con gli scissionisti. Il 7 dicembre, alle quattro del mattino, mille uomini delle forze dell'ordine circondano Scampia e Secondigliano catturando decine di persone (51 ordinanze di custodia, in sette erano già in carcere, 14 furono irreperibili). Alcune donne del rione "Terzo Mondo" nel quartiere di Secondigliano scendono per strada e cercano di aggredire poliziotti, carabinieri e finanzieri[10]. Il 6 dicembre dopo viene ammazzato a Casavatore Luigi Rocco, incensurato, per uno scambio di persona[11]. Nella stessa giornata si registrano ben 5 incendi dolosi ai danni di attività ed abitazioni di scissionisti. L'11 dicembre viene ucciso Massimo Marino, cugino innocente di Gennaro "McKay" Marino, risposta all'omicidio di una sentinella dei Di Lauro[12]. Il 24 dicembre, alla vigilia di Natale, viene ammazzato a Casavatore il nipote di un commerciante vicino agli scissionisti.[13]. Il 27 viene ucciso un ventunenne appena ritornato da Padova.[14] Il 30 dicembre viene ucciso il parente di un boss del clan Ferone di Casavatore, alleato con i Di Lauro.[15]

Gennaio 2005[modifica | modifica sorgente]

Il 2 gennaio 2005, nel corso della visita del presidente Carlo Azeglio Ciampi a Napoli, avvengono altri tre omicidi di camorra, di cui due legati alla faida di Scampia: quello di Crescenzo Marino, padre di Gennaro "McKay" Marino, e quello di un uomo considerato vicino al clan Di Lauro, ucciso all'interno di un bar. Il 15 gennaio viene ammazzata Carmela Attrice, madre di uno scissionista, invitata più volte a lasciare la sua abitazione. Il 21 gennaio viene arrestato al Rione dei Fiori Cosimo Di Lauro, il figlio del boss. L'operazione risulta difficile e lunga perché al momento della cattura molte donne scendono in strada e scagliano oggetti contro le forze dell'ordine. Quella stessa sera si odono fuochi d'artificio fatti brillare a Secondigliano come festeggiamento da parte degli scissionisti per la cattura del rivale. In serata, inoltre, viene trovato decapitato e carbonizzato il corpo di una persona considerata dagli inquirenti vicina ai Di Lauro. Il 24 gennaio un'altra vittima innocente: viene uccisio Attilio Romanò scambiato per il titolare del negozio dove lavorava imparentato con il boss Rosario Pariante della fazione scissionista. Il 29 gennaio viene ucciso un uomo e ferito gravemente il nipote tredicenne.[16] Il 31 gennaio viene ucciso, davanti alla moglie, il padre di uno scissionista.[17]

Febbraio 2005[modifica | modifica sorgente]

Il 1º febbraio vengono uccisi a Casavatore, in un triplice agguato, tre personaggi vicini al clan Ferone, alleato dei Di Lauro. Il 19 febbraio altro blitz ai danni degli scissionisti: arrestati sei affiliati. Il 27 febbraio viene arrestato a Barcellona Raffaele Amato, capo degli "spagnoli".[18]

La fine del conflitto[modifica | modifica sorgente]

Dopo un lungo periodo di inquietudine sociale le forze dell'ordine compiono una serie di importanti arresti e nuovi blitz, tra cui ai danni dei Di Lauro del 3 marzo 2005, che coinvolse scissionisti e uomini del clan. Il più importante tra gli arresti avvenne poi il 16 settembre 2005 in un appartamento di via Canonico Cosimo Stornaiuolo 16 a Secondigliano, a poca distanza da via cupa dell'Arco, il "regno" della cosca dei Di Lauro: venne catturato il boss Paolo Di Lauro. Gli investigatori seguirono una donna che fungeva da vivandiera e badante, sulla base di un input acquisito da una fonte confidenziale dagli agenti del SISDE[19]. Quindici giorni dopo, in un'aula di tribunale, Paolo Di Lauro baciò Vincenzo Pariante, boss degli "scissionisti"; gli inquirenti interpretarono quel gesto come un segnale all'esterno che la guerra era finita. Nonostante la diminuzione del numero dei delitti, colpi di coda della faida si sono verificati fino al 2007 inoltrato, tra cui l'omicidio a Secondigliano di Lucio De Lucia[20], padre di Ugo, accusato dell'omicidio di Gelsomina Verde.[21]

Il traffico di stupefacenti, tuttavia, non si è mai fermato tra le vele di Scampia e nelle piazze di Secondigliano perché costituisce un affare da milioni di euro superiore alle ragioni che hanno mosso la faida camorristica, così come continuano i crimini, gli arresti e le operazioni quotidiane delle forze dell'ordine a Scampia, a Secondigliano e in tutto il territorio a nord di Napoli.

Il 30 dicembre 2013 viene arrestato Angelo Marino (1972) accusato di associazione a delinquere di stampo mafioso e del duplice omicidio di Fulvio Montanino e Claudio Salerno, che diede inizio alla faida[22].

Scambi di persona[modifica | modifica sorgente]

La faida ha provocato oltre settanta morti, molti dei quali non erano veri e propri affiliati ai clan protagonisti della guerra ma semplici fiancheggiatori o addirittura persone innocenti prese di mira perché parenti o conoscenti di affiliati. Tre persone furono uccise per errore:

  • Dario Scherillo, ucciso a 26 anni il 6 dicembre 2004 per errore perché scambiato per un altro[23]
  • Attilio Romanò, ammazzato a 29 anni il 24 gennaio 2005 per errore perché scambiato per un altro[24]
  • Antonio Landieri, ammazzato per errore a 25 anni il 6 novembre 2004, nell'agguato furono feriti altri 5 giovani, anch’essi incensurati, che erano con lui[25]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Dal quotidiano Il Giornale di Napoli del 23/02/2009
  2. ^ a b c Lo chiamavano 'a vicchiarella ma lui non voleva farsi pensionare in la Repubblica, 28 febbraio 2005, p. 13. URL consultato il 28 settembre 2011.
  3. ^ Scissionisti di Scampia, preso l' ultimo capoclan in la Repubblica, 13 maggio 2011, p. 13. URL consultato il 28 settembre 2011.
  4. ^ Il libro mastro della camorra in la Repubblica, 8 febbraio 2011. URL consultato il 28 settembre 2011.
  5. ^ 'O Sistema.org
  6. ^ a b Relazione semestrale DIA - II semestre 2004 - pag. 35-36 (Pdf)
  7. ^ «Io, soldato di camorra a 19 anni con il mitra», Corriere della Sera, 12 novembre 2004
  8. ^ Killer a Scampia, 22enne in fin di vita, Giornale di Napoli, 10 marzo 2008
  9. ^ CSD novembre 2004
  10. ^ Camorra, la notte del blitz (Repubblica — 08 dicembre 2004 pagina 10 sezione: CRONACA)
  11. ^ L'ultimo morto della camorra vittima di un errore dei sicari (Repubblica — 09 dicembre 2004, pagina 26, sezione: Cronaca)
  12. ^ Camorra, un altro giorno di sangue (Repubblica — 12 dicembre 2004 pagina 15 sezione: CRONACA)
  13. ^ Un altro morto di camorra nessuna tregua di Natale (Repubblica — 27 dicembre 2004 pagina 24 sezione: CRONACA)
  14. ^ Torna dal Nord e viene ucciso (Repubblica — 28 dicembre 2004 pagina 7 sezione: NAPOLI)
  15. ^ CSD - Dicembre 2004
  16. ^ Si pente il killer-bambino: 'Ecco chi dovrei uccidere'. URL consultato il 18 ottobre 2011.
  17. ^ Faida, ucciso davanti alla moglie, 2005. URL consultato il 18 ottobre 2011.
  18. ^ CSD - Febbraio 2005
  19. ^ Napoli: arrestato il boss Paolo Di Lauro - Corriere della Sera
  20. ^ Napoli, nuovo agguato di camorra, ucciso esponente del clan Di Lauro (omicidio di Lucio De Lucia)
  21. ^ Arrestato il presunto killer di Gelsomina Verde
  22. ^ Camorra, arrestato il boss Angelo Marino passava le vacanze di Natale in famiglia in Repubblica.it, 30 dicembre 2013. URL consultato il 30 dicembre 2013.
  23. ^ Napoli, faida senza fine, giovane ucciso a colpi di pistola (omicidio di Dario Scherillo)
  24. ^ Agguato a Napoli: incensurato ucciso in negozio (omicidio di Attilio Romanò)
  25. ^ CSD - Cronologia (omicidio di Antonio Lauderi)

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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