Determinante
. Il determinante della matrice fornisce delle informazioni sulla trasformazione: il valore assoluto descrive il cambiamento di area, mentre il segno descrive il cambiamento di orientazione. Nell'esempio qui riportato, la matrice ha determinante -1: quindi la trasformazione preserva le aree (un quadrato di area 1 si trasforma in un parallelogramma di area 1) ma inverte l'orientazione del piano.In algebra lineare, il determinante è una funzione che associa ad ogni matrice quadrata
uno scalare che ne sintetizza alcune proprietà algebriche.
Esso viene generalmente indicato con
ed a volte con
, quest'ultima notazione è più compatta ma ambigua, in quanto utilizzata talvolta per descrivere una norma della matrice.[1]
Il determinante è un potente strumento usato in vari settori della matematica: innanzitutto nello studio dei sistemi di equazioni lineari, quindi nel calcolo infinitesimale a più dimensioni (ad esempio nel Jacobiano), nel calcolo tensoriale, nella geometria differenziale, nella teoria combinatoria, etc.
formata dai vettori
e
. Questa relazione fra volume e determinante è valida in qualsiasi dimensione.Il significato geometrico principale del determinante si ottiene interpretando la matrice quadrata
di ordine
come trasformazione lineare di uno spazio vettoriale a
dimensioni: con questa interpretazione, il valore assoluto di
è il fattore con cui vengono modificati i volumi degli oggetti contenuti nello spazio. Se è diverso da zero, il segno del determinante indica inoltre se la trasformazione
preserva o cambia l'orientazione dello spazio rispetto agli assi di riferimento.
Indice |
Definizione[modifica]
Definizione tramite assiomi[modifica]
Sia
lo spazio vettoriale delle matrici quadrate
a valori in un campo
(ad esempio, il campo dei numeri reali o complessi).
Il determinante è l'unica funzione
avente le proprietà seguenti:

- Si comporta nel modo seguente rispetto all'algoritmo di Gauss-Jordan:
- se
è ottenuta scambiando due righe o due colonne di
, allora
, - se
è ottenuta moltiplicando una riga o una colonna di
per
, allora
, - se
è ottenuta sommando una riga o una colonna rispettivamente di
ad un'altra, allora 
- se
dove la matrice
è la matrice identità.
Le proprietà elencate hanno un significato geometrico: sono le proprietà che deve verificare una funzione il cui valore assoluto è il volume del poliedro individuato dai vettori riga della matrice B e il cui segno è positivo se e solo se tali vettori sono equiorientati alla base canonica.
Definizione costruttiva[modifica]
Il determinante di una matrice
può essere definito in un modo più costruttivo, tramite la formula di Leibniz:
Nella formula,
è l'insieme di tutte le permutazioni
dell'insieme numerico
e
denota il segno della permutazione (
se
è una permutazione pari, −1 se è dispari).
Per esteso:
In particolare:
- Se
, il determinante di
è semplicemente
- Se
, si ottiene la formula già vista
- Se
, si ottiene
).
La complessità della definizione costruttiva (comprese la generazione delle permutazioni) è elevata:
Definizione algebrica astratta[modifica]
Se
è uno spazio vettoriale di dimensione finita
sul campo
allora è possibile definire il determinante di un endomorfismo
senza fare ricorso ad una base di
. Sia
lo spazio vettoriale degli
vettori di
. Consideriamo l'endomorfismo
di
definito di modo che
per ogni
, ed esteso per linearità a tutto
. Poiché
ha dimensione uguale a 1 risulta che
altro non è che la moltiplicazione per uno scalare. Quindi possiamo definire il determinante di
attraverso l'equazione
per ogni
. A questo punto seguono tutte le proprietà del determinante, in particolare è immediato che
dove
è l'endomorfismo identità di
. Se
è un altro endomorfismo di
allora
da cui
. Se
non è un isomorfismo allora l'immagine di
ha dimensione strettamente minore di
e quindi
sono sicuramente linearmente dipendenti, essendo che
è una forma multilineare alternante segue che
e quindi
. Si verifica che fissata una base su
il determinante della matrice associata a
rispetto a tale base coincide con il determinante di
.
Metodi di calcolo[modifica]
La definizione costruttiva del determinante è spesso complicata da usare per un calcolo concreto, perché si basa su una somma di ben
addendi. Esistono altri algoritmi che consentono di calcolare il determinante più facilmente. Ciascun metodo ha una efficienza variabile, dipendente dalla grandezza della matrice e dalla presenza di zeri.
Sviluppo di Laplace[modifica]
| Per approfondire, vedi sviluppo di Laplace. |
Lo sviluppo di Laplace è un metodo di calcolo del determinante, che risulta efficiente solo per matrici molto piccole o contenenti un gran numero di zeri[2]. Si procede scegliendo una riga, la
-esima, tramite la formula:
dove
è il complemento algebrico della coppia
, cioè
è data da
per il determinante del minore di ordine
ottenuto dalla matrice
eliminando la riga
-esima e la colonna
-esima.
Esiste uno sviluppo analogo anche lungo la
-esima colonna.
Matrici quadrate di ordine 2[modifica]
Il determinante di una matrice 2 × 2 è pari a
Il valore assoluto di questa espressione è pari all'area del parallelogramma con vertici in
e
. Il segno del determinante (se questo è diverso da zero) dipende invece dall'ordine ciclico con cui compaiono i vertici del parallelogramma (il segno è negativo se il parallelogramma è stato "ribaltato", e positivo altrimenti).
Come spiegato più sotto, questa proprietà geometrica si estende anche in dimensioni maggiori di 2: il determinante di una matrice
è ad esempio il volume del poliedro i cui vertici si ricavano dalle colonne della matrice con lo stesso procedimento visto.
Matrici quadrate di ordine 3[modifica]
Il determinante di una matrice 3 × 3 è pari a
Un metodo mnemonico per ricordare questa formula, espresso dalla regola di Sarrus (questo metodo non si estende a matrici più grandi), prevede di calcolare i prodotti dei termini sulle diagonali "continue": ripetendo a destra della matrice le sue prime due colonne
i prodotti delle componenti sulle 3 "diagonali" che partono dall'alto a sinistra (diagonali principali) sono aei, bfg e cdh, mentre sulle 3 "diagonali" che partono dal basso a sinistra (diagonali secondarie) si trovano gec, hfa, idb. Il determinante della matrice è esattamente la differenza tra la somma dei primi tre termini (aei + bfg + cdh) e la somma degli ultimi tre (gec + hfa + idb).
Algoritmo di Gauss[modifica]
| Per approfondire, vedi Metodo di eliminazione di Gauss. |
La definizione assiomatica fornisce un altro utile strumento di calcolo del determinante, che si basa su questi due principi:
- Il determinante di una matrice triangolare è semplicemente il prodotto degli elementi sulla diagonale, cioè
.
- Usando l'algoritmo di Gauss, è possibile trasformare ogni matrice in una matrice triangolare tramite mosse di Gauss, il cui effetto sul determinante è determinato dagli assiomi.
Esempio[modifica]
Supponiamo di voler calcolare il determinante di
.
Si può procedere direttamente tramite la definizione costruttiva:
Alternativamente si può utilizzare lo sviluppo di Laplace secondo una riga o una colonna. Conviene scegliere una riga o una colonna con molti zeri, in modo da ridurre gli addendi dello sviluppo; nel nostro caso sviluppiamo secondo la seconda colonna:
Lo sviluppo di Laplace può essere combinato con alcune mosse di Gauss. Ad esempio qui risulta particolarmente vantaggioso sommare la seconda colonna alla prima:
Questa mossa non cambia il determinante. Sviluppando lungo la prima colonna si ottiene quindi ancora:
Applicazioni[modifica]
Sistemi lineari[modifica]
Il determinante è utile a calcolare il rango di una matrice e quindi a determinare se un sistema di equazioni lineari ha soluzione, tramite il teorema di Rouché-Capelli. Quando il sistema ha una sola soluzione, questa può essere esplicitata usando il determinante, mediante la regola di Cramer.
Matrici e trasformazioni invertibili[modifica]
Una matrice è detta singolare se ha determinante nullo. Una matrice singolare non è mai invertibile, e se è definita su un campo vale anche l'inverso: una matrice non singolare è sempre invertibile.
Una trasformazione lineare del piano, dello spazio, o più in generale di uno spazio euclideo o vettoriale (di dimensione finita)
è rappresentata (dopo aver scelto una base) da una matrice quadrata
. Il determinante è una quantità che non dipende dalla base scelta, e quindi solo dalla funzione
: si può quindi parlare di determinante di
, che si indica con
.
Molte affermazioni su
sono equivalenti:
è una corrispondenza biunivoca
è un isomorfismo
è iniettiva
è suriettiva

Quindi ciascuna di queste affermazioni equivalenti è vera se e solo se il determinante non è zero.
Autovalori e autovettori[modifica]
| Per approfondire, vedi Polinomio caratteristico. |
Il determinante consente di trovare gli autovalori di una matrice
mediante il suo polinomio caratteristico
dove
è la matrice identità avente stesso numero di righe di
.
Basi, sistemi di riferimento[modifica]
Dati
vettori nello spazio euclideo
, sia
la matrice avente come colonne questi vettori. Le seguenti affermazioni sono equivalenti:
- i vettori sono indipendenti
i vettori generano
i vettori formano una base

Se gli
vettori formano una base, allora il segno di
determina l'orientazione della base: se positivo, la base forma un sistema di riferimento destrorso, mentre se è negativo si parla di sistema di riferimento sinistrorso (in analogia con la regola della mano destra).
Volumi[modifica]
Il valore assoluto
del determinante è uguale al volume del parallelepipedo sotteso dai vettori dati dalle colonne di
(il parallelepipedo è in realtà un parallelogramma se
, ed un solido di dimensione
in generale).
Più in generale, data una trasformazione lineare
rappresentata da una matrice
, ed un qualsiasi sottoinsieme
di
misurabile secondo Lebesgue, il volume dell'immagine
è dato da
Ancora più in generale, se la trasformazione lineare
è rappresentata da una matrice
di tipo
e
è un sottoinsieme di
misurabile secondo Lebesgue, allora il volume di
è dato da
Proprietà[modifica]
Proprietà elementari[modifica]
Dalle proprietà elencate nella definizione assiomatica, è facile dedurre che:
- Se tutti gli elementi di una riga (o colonna) sono nulli, allora
. - Se
ha due righe (o colonne) eguali, o proporzionali, allora
. - Se una riga (o colonna) è combinazione lineare di due o più altre righe (o colonne) a essa parallele, allora
. - Se
viene modificata tramite mosse di Gauss sulle colonne (invece che sulle righe), l'effetto è sempre quello descritto nella definizione assiomatica. - In particolare, scambiando tra di loro due righe o due colonne il determinante cambia segno, restando uguale in valore assoluto. Ne consegue che un numero pari di scambi non varia né il segno né il modulo del determinante.
- Se una riga (o una colonna) è somma di due righe (o colonne),
è la somma dei due determinanti che si ottengono sostituendo a quella riga (o colonna) rispettivamente le due righe (o colonne) di cui è somma.
Moltiplicazione di matrici[modifica]
Il determinante è una funzione moltiplicativa, nel senso che vale il teorema di Binet:
Una matrice quadrata
con valori in un campo
è invertibile se e solo se
. In caso affermativo vale l'uguaglianza:
Le proprietà appena elencate mostrano che l'applicazione
dal gruppo generale lineare negli elementi non nulli di
è un omomorfismo di gruppi.
Come conseguenza del teorema di Binet, se
è la matrice identità di tipo
e
uno scalare, è facile verificare che
. Quindi:
Trasposte, matrici simili[modifica]
Una matrice e la sua trasposta hanno lo stesso determinante:
Se
e
sono simili (cioè esiste una matrice invertibile
tale che
=
) allora per il teorema di Binet 
Questo significa che il determinante è un invariante per similitudine. Da questo segue che il determinante di una trasformazione lineare
è ben definito (non dipende dalla scelta di una base per lo spazio vettoriale
).
D'altra parte, esistono matrici con lo stesso determinante che non sono simili.
Autovalori[modifica]
Il determinante di una matrice triangolare è il prodotto degli elementi nella diagonale.
Se
è di tipo
con valori reali o complessi e ha tutti gli autovalori
nel campo (contati con molteplicità), allora
Questa uguaglianza segue dal fatto che
è sempre simile alla sua forma normale di Jordan, che è una matrice triangolare superiore con gli autovalori sulla diagonale principale.
Dal collegamento fra determinante e autovalori si può derivare una relazione fra la funzione traccia, la funzione esponenziale e il determinante:
Derivata[modifica]
Il determinante può considerarsi una funzione polinomiale
quindi essa è differenziabile rispetto ad ogni variabile corrispondente al valore che può assumere in una casella e per qualunque suo valore. Il suo differenziale può essere espresso mediante la formula di Jacobi:
dove cofT(A) denota la trasposta della matrice dei cofattori (detta anche dei complementi algebrici) di A, mentre tr(A) ne denota la traccia. In particolare, se A è invertibile abbiamo
o, più colloquialmente, se i valori della matrice
sono sufficientemente piccoli
Il caso particolare di
coincidente con la matrice identità
comporta
Generalizzazioni[modifica]
Pfaffiano[modifica]
Lo pfaffiano è un analogo del determinante per matrici antisimmetriche di tipo
. Si tratta di un polinomio di grado
il cui quadrato è uguale al determinante della matrice.
Infinite dimensioni[modifica]
Per gli spazi ad infinite dimensioni non si trova alcuna generalizzazione dei determinanti e della nozione di volume. Sono possibili svariati approcci, inclusa la utilizzazione dell'estensione della traccia di una matrice.
Note[modifica]
- ^ La notazione
fu introdotta per la prima volta nel 1841 dal matematico inglese Arthur Cayley (MacTutor). - ^ Per una matrice nxn 'piena', ossia senza elementi nulli, si dovrebbero eseguire n! moltiplicazioni.
Bibliografia[modifica]
In italiano[modifica]
- Ernesto Pascal I determinanti: teoria ed applicazioni. Con tutte le più recenti ricerche (Milano: U. Hoepli, 1897)
- Francesco Calderara Trattato dei determinanti (Palermo: Virzì, 1913)
In lingua straniera[modifica]
- (FR) Francesco Brioschi Théorie des déterminants et leurs principales applications; traduit de l'italien par M. Édouard Combescure (Parigi : Mallet-Bachelier, 1856)
- (FR) R. Baltzer Théorie et applications des déterminants, avec l'indication des sources originales; traduit de l'allemand par J. Hoüel, (Parigi : Mallet-Bachelier, 1861)
- (EN) Lewis Carroll An elementary treatise on determinants, with their application to simultaneous linear equations and algebraical geometry (Oxford: University Press, 1867)
- (EN) R. F. Scott e G. B. Matthews The theory of determinants and their applications (Cambridge: University Press, 1904)
- (EN) T. Muir The theory of determinants in the historical order of development (4 vol.) (London: Macmillan and Co., Limited, 1906)
- (EN) T. Muir Contributions To The History Of Determinants 1900 1920 (Blackie And Son Limited, 1930)
Voci correlate[modifica]
- Storia del determinante
- Sviluppo di Laplace
- Algoritmo di Gauss
- Regola di Sarrus
- Determinante jacobiano
- Matrice unimodulare
Altri progetti[modifica]
Questa voce è inclusa nel libro di Wikipedia Algebra lineare.
Collegamenti esterni[modifica]
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, allora
,


, il determinante di 

, si ottiene

).








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fu introdotta per la prima volta nel 1841 dal matematico inglese