Battistero di San Giovanni in Fonte

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A destra dell’abside di quella che con ogni probabilità è la più antica cattedrale di Napoli, l'attuale Santa Restituta, si trova un piccolo locale cui si accede tramite una porta lungo la sua navata laterale destra: questo locale è il battistero di San Giovanni in Fonte. La fondazione della basilica sarebbe iniziativa dell'imperatore Costantino, come testimonia un passo della vita di papa Silvestro nel Liber Pontificalis Ecclesiae Romanae:“[…]eodem tempore fecit Costantinus Augustus basilicam in civitatem Neapolim".

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Cattedrale di Napoli
Voci Principali


Indice

[modifica] Il Battistero

La costruzione del battistero viene attribuita all'imperatore Costantino, contemporaneamente alla Basilica di Santa Restituta dalla leggendaria Cronaca di Santa Maria del Principio. L'epigrafe moderna, in lingua volgare, collocata nelle vicinanze dell'antico ingresso deriva da questa cronaca: QUESTA CAPPELLA LA EDIFICAI LO IMPERATORE COSTANTINO ALI ANI CCCXXXXIII POY LA NATIVI DE XPO ET LA CONSECRAI S. SILVESTRO ET AVE NOME S. JOANNE AD FONTE ET AVE INDULGENTIE INFINITE . Il battistero dovrebbe invece la sua edificazione al vescovo Severo, il dodicesimo della cronotassi episcopale partenopea, che rivestì il ruolo di primate per ben quarantasei anni , dal 362 al 408. Altre fonti ne attribuiscono la fondazione al vescovo Sotero, (465 - 468), o al vescovo Vincenzo (554 - 578), poiché il Chronicon Episcoporum Neapolitanae Ecclesiae riferisce che entrambi edificarono un battistero intus Episcopio. Attualmente gli studiosi sono abbastanza concordi nell'affermare che si tratta di un edificio del IV secolo, che ha subito i primi rimaneggiamenti nel V (probabilmente sotto il vescovo Sotero).

[modifica] L'architettura

L’edificio battesimale è costituito da piccoli conci di tufo e si compone di due parti ineguali: la sala battesimale propriamente detta, a pianta quadrata e collegata con la basilica, i cui lati misurano m.7,60; ed un portico rettangolare, di m. 4,80x6,25 separato dalla sala tramite quattro sottili colonne e coperto da una bassa volta . Il porticato presenta anche due aperture, di cui una si affaccia sulla sala battesimale e porta al palazzo episcopale, l’altra conduce in una sala della curia diocesana. Il pavimento del portico è in mattoni e la sala non ha alcuna decorazione, se si eccettuano le colonne che marcano il passaggio tra i due locali, che non sono equidistanti tra loro. Le quattro colonne sono identiche e non possiedono la base; i fusti delle colonnesono sormontati da semplici capitelli a cubo ornati da croci monogrammatiche con l’alpha e l’omega. La parete dove si trova la porta di ingresso per Santa Restituta è a Sud; di fronte il muro Nord è quello aperto in parte per permettere l’accesso al portico. Il lato Ovest è quello addossato all’abside della basilica, mentre ad Est si trova il solo muro libero: è su questo lato che è aperta l’unica finestra che illumina la stanza. Il locale è coperto da una cupola con calotta estradossata che si imposta su pilastri ad L ; il passaggio tra il quadrato e il cerchio alla base della cupola è intermediato da un tamburo ottagonale. Quattro lati dell’ottagono presentano una superficie piana e scendono perpendicolarmente sul quadrato inferiore, gli altri quattro lati del tamburo, corrispondenti ai quattro angoli della sala, sono circolari, come delle nicchie angolari, basse, coniche e voltate come absidiole . L’edificio ai nostri giorni non si presenta nella sua configurazione originale; in effetti è molto probabile che si trattasse di un edificio in sé concluso. Non c’è dubbio, infatti, che il portico, sproporzionato e spogliato di ogni decorazione, sia un’aggiunta. D’altra parte, originariamente il battistero non era un annesso della Basilica di Santa Restituta: il livello della chiesa è più alto di quello del battistero e l’esterno dei due edifici manifesta un evidente collegamento successivo e la parete Sud, dove attualmente si apre l’ingresso che comunica con la chiesa, era libera . Per consentire la constatazione di tutto ciò, durante la campagna di restauro degli anni Settanta, è stata creata la possibilità di accedere al di sopra della volta che copre il passaggio tra San Giovanni in Fonte e il palazzo vescovile; di qui è appunto visibile l’esterno della parete settentrionale del battistero, i cantonali di esso verso ovest e verso est, l’esterno del tamburo ottagonale ed uno scorcio della cupoletta di copertur. Attualmente l’ingresso avviene dalla navatella destra di Santa Restituta, attraverso la porta aperta nel 1647 sul lato Sud, anche se durante i restauri è stato possibile ritrovare le originarie porte di accesso nella parete occidentale e gli elementi necessari a individuare le quattro finestre del tamburo ottagonale che illuminavano l’ambiente. È stata anche messa in vista gran parte della originaria cortina muraria della parete orientale e di quella settentrionale, nella quale ultima sono evidenti i segni di numerose modificazioni ed interventi di vario genere.

[modifica] I mosaici

Tutta la volta del battistero era completamente coperta di mosaici: sono rimaste alcune scene, in parte frammentate:

CHRISMON: la calotta della volta è decorata con un cielo punteggiato da stelle d’oro, bianche e blu, a otto raggi, di ineguale grandezza, e sul quale si staglia il monogramma di Cristo tra le lettere alfa e omega. Al di sopra della croce compare la mano di Dio che regge una corona di alloro annodata da due nastri le cui estremità svolazzano a destra e sinistra. La cornice a fondo d’oro che circonda la calotta è decorata di rami, palme, canestri di frutta sui quali si posano uccelli di vario genere, tra cui pavoni, fagiani, pernici, pappagalli. Su un piccolo poggio tra due palme è appollaiata la fenice nimbata. Da questa bordura ricade una drapperia blu con filetti dorati e otto ghirlande di fogliame, frutti e uccelli, di cui ne rimane solo una per intero. Queste ghirlande nascono da cantari ansati.

TRADITIO LEGIS: degli otto scomparti racchiusi dalle ghirlande ne rimangono solo quattro con una parte di decorazione. Il più notevole è quello con il dono della legge. In piedi su un globo blu, il Cristo barbato e nimbato porge a Pietro con la mano destra un rotolo svolto sul quale si legge «Dominus legem dat». A destra Pietro avanza verso il Cristo e si tende per ricevere il dono, con le mani coperte per rispetto dai lembi del pallio e porta sulla spalla destra una croce monogrammatica. Dietro di lui si vede una palma. L’altro lato della scena è praticamente distrutto : non rimane che il piede e la parte inferiore dell’abito di Paolo, così come la base della seconda palma.

LA SAMARITANA E LE NOZZE DI CANA: In un altro scomparto due scene della vita del Cristo sono giustapposte: l’incontro con la Samaritana al Pozzo e il miracolo di Cana. A sinistra del pozzo è seduto il Cristo. La testa e le spalle sono scomparse, ma il braccio destro disteso al di sopra del pozzo verso il secchio che regge la Samaritana, non lascia alcun dubbio circa la sua posa. La Samaritana è in piedi, di faccia, il peso del corpo sostenuto dalla gamba destra, la gamba sinistra flessa e il ginocchio sinistro sporge dall’abito. Nella mano destra solleva un piccolo secchio come per offrire da bere al Cristo. Il braccio sinistro ricade lungo il corpo. Dietro di lei sono disposte su due ranghi sei giare, le prime più piccole delle seconde, contro le leggi della prospettiva. Sul piano arretrato due servitori portano sulla spalla destra ciascuno un’anfora di cui versano il contenuto in una giara.

LA PESCA MIRACOLOSA E PIETRO CHE CAMMINA SULLE ACQUE: A destra della Traditio, sfortunatamente incompleta, un uomo in piedi, nimbato,è girato a destra. Davanti a lui un mare dove si vedono dei pesci. Sopra, si distingue un uomo in una barca. Gli archeologi ritengono che si tratti della pesca miracolosa, o di Pietro salvato dalle acque da Gesù o ancora una combinazione tra le due scene. Una terza ipotesi può essere formulata, ed è quella che l’artista abbia voluto rappresentare la chiamata di Pietro e Andrea, come a Sant’Apollinare Nuovo.

LE PIE DONNE AL SEPOLCRO: Un personaggio in sandali, tunica clavata e pallio è seduto su un a pietra e tiene nella mano sinistra un volume. Dietro di lui, si vede il basamento di un edificio. Si è d’accordo nel riconoscere in questo personaggio l’angelo assiso sulla tomba. Le pie donne che gli si avvicinavano sono sparite quasi completamente, rimane solo il volto di una e parte del capo coperto da un velo di un'altra.

SIMBOLI DEGLI EVANGELISTI, PASTORI E APOSTOLI: Per passare dalla pianta quadrata al piano ottagonale quattro nicchie concave sono state scavate negli angoli del battistero. Queste absidiole sono state utilizzate dai decoratori per rappresentare i quattro esseri alati dell' Apocalisse. Il bue è sparito, l’aquila si distingue appena, ma l’angelo e il leone sono intatti. Tutti e due sono muniti di tre paia d’ali conformemente al testo di Giovanni. Non hanno il nimbo, ma ai lati del loro capo sono disposte cinque stelle. Il leone è visto di faccia, gli occhi brillanti, la gola aperta come per ruggire ed è particolarmente interessante. L’angelo, di tre quarti, il viso leggermente girato a destra, ma lo sguardo diretto a sinistra, ha un’espressione dura. Sugli archi di queste absidiole si vedono due piccoli pastori, seduti di sbieco. Verso l’uno si dirigono due pecore, verso l’altro due cervi che vanno a bere alla sorgente di vita. Colombe e palme completano la scena. Nei pannelli intermediari si vedono quattro personaggi in piedi, in tunica e pallio, che tengono corone. Le loro pose differiscono sensibilmente l’una dall’altra: uno di loro innalza la sua corona con la mano destra e nello stesso tempo anche un lembo del suo pallio. Con la sua tonalità predominante blu turchese e verde, con la sua profusione d’oro, questo mosaico così ricco nella composizione resta, malgrado il suo stato di conservazione, uno dei più bei mosaici cristiani del V secolo.

[modifica] Bibliografia

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