Waratah

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Waratah
Waratah1909.jpg
Il Waratah nel 1909
Descrizione generale
Naval Ensign of the United Kingdom.svg
In servizio conBlue Anchor Line
ArmatoreW., F. W. and A. E. Lund, Svezia
CantiereBarclay, Curle & Co., Whiteinch, Scozia
Varo12 settembre 1908
Entrata in servizio5 novembre 1908
Destino finalescomparsa a largo di Durban, Sudafrica nel luglio 1909
Statoprobabilmente affondata
Caratteristiche generali
Dislocamento18
Stazza lorda16.000 tsl
Lunghezza141,7 m
Propulsione5 turbine a vapore
Velocità13,5 nodi (25 km/h)
Equipaggio154
Passeggeri432 (nelle cabine) + 600 (nelle stive)
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Il Waratah fu un piroscafo britannico della Blue Anchor Line. Varata nel novembre del 1908, la nave effettuava il collegamento tra Europa e Australia. Nel novembre del 1909, partita da Durban in direzione di Città del Capo, la nave scomparve con i suoi 211 passeggeri, oltre ai membri dell'equipaggio. Le circostanze del naufragio non sono state mai chiarite e il Waratah, il cui relitto non è stato mai localizzato, rappresenta uno dei grandi misteri della storia della navigazione.

Le due traversate[modifica | modifica wikitesto]

Il 4 novembre del 1908 la nave effettuò il viaggio inaugurale, partendo da Londra con 689 passeggeri di terza classe e 67 di prima. Il capitano era Joshua E. Ilbery[1], che aveva alle spalle ben 30 anni di navigazione.

Il 27 aprile 1909, il Waratah iniziò il suo secondo viaggio in direzione dell'Australia. La nave lasciò Melbourne il primo luglio 1909, per navigare in direzione Londra, con scali a Durban e a Città del Capo

La scomparsa[modifica | modifica wikitesto]

Il Waratah lasciò Durban il 26 luglio con 211 passeggeri e i membri dell'equipaggio. Il 27 luglio, le condizioni meteorologiche si erano rapidamente deteriorate. Il vento aveva raggiunto i 90 km/h e si erano formate onde di 9 metri. La sera del 27 luglio, la nave di linea Guelph della Union-Castle scorse una nave e scambiò con essa segnali luminosi, ma, a causa del cattivo tempo e della pessima visibilità, riuscì a identificare solo le tre ultime lettere del nome della nave, che erano « T-A-H ». Una seconda nave, il Clan McIntyre, sembra essere stata l'ultima ad aver scambiato segnali con il Waratah.

La nave inglese, che avrebbe dovuto raggiungere Città del Capo il 29 luglio 1909, non arrivò mai a destinazione.

Ricerche[modifica | modifica wikitesto]

Le autorità marittime locali inviarono un rimorchiatore alla ricerca della nave, solo parecchi giorni dopo la sua scomparsa, anche perché, inizialmente, si pensava che la nave avesse rallentato la navigazione per la tempesta. L'Ammiragliato Britannico inviò successivamente tre navi, che ripercorsero la rotta del Waratah. Il 23 agosto 1909, le ricerche furono sospese. A oggi, nessuna traccia della nave è stata ritrovata.

Ipotesi[modifica | modifica wikitesto]

L'inchiesta relativa alla scomparsa ha fatto emergere alcuni rapporti, peraltro contestati, sull'instabilità della nave durante quella traversata. Vi furono ad esempio contrasti tra il proprietario e i costruttori a proposito dello stivaggio delle merci durante il viaggio di ritorno verso l'Inghilterra.

La Corte, riunita il 16 dicembre 1910, stabilì che sussistevano problemi di stabilità della nave, anche se nessun documento, rapporto o corrispondenza, faceva cenno a tale instabilità. Le conclusioni della Corte, in data 22 febbraio 1911, furono che il Waratah era scomparso senza lasciare tracce, a causa di una forte tempesta. Tuttavia, le cause esatte del naufragio non sono mai state chiarite.

L'ipotesi più accreditata è quella di un'onda anomala, incontrata al largo delle coste dell'Africa del Sud, che avrebbe causato il rapido naufragio della nave.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Lionel and Patricia Fanthorpe, Unsolved Mysteries of the Sea, Dundurn, 1º marzo 2004, ISBN 978-1-55488-036-2. URL consultato l'8 dicembre 2015.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • « The Loss of the Waratah », The Times, 23 février 1911 p. 24
  • (EN) Waratah Wreck Update, su NUMA (National Underwater and Marine Agency) (archiviato dall'url originale il 12 ottobre 2011).
  • (EN) Waratah, lista dell'equipaggio, su mysite.mweb.co.za.
  • (EN) Waratah, lista dei passeggeri, su mysite.mweb.co.za.
  • Esther Addley, « Sea yields our Titanic's Resting Place », The Weekend Australian, 17 juillet 1999
  • Sue Blane, « The Week in Quotes », Financial Times, 6 mai 2004
  • John Harris, Les Vaisseaux fantômes, 1989, Mandarin, ISBN 0-7493-0043-4
  • Alan Laing, « Shipwreck expert abandons hunt for Clyde liner », The Herald, 4 mai 2004
  • Tom Martin, « Almost a century after she vanished, scientists could now be on the verge of solving riddle of SS Waratah's last voyage », Sunday Express, 25 avril 2004

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