Tratti soprasegmentali

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I tratti soprasegmentali (o prosodici) sono fenomeni fonetici e fonologici che "riguardano la catena parlata nella sua successione lineare e i rapporti tra foni che si susseguono" [1].

Nella lingua italiana i principali tratti di questo tipo sono:

Questi fenomeni sono detti soprasegmentali perché agiscono al di sopra del segmento minimo, prosodici perché riguardano la catena parlata e ne determinano l'andamento ritmico.

Accento[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Accento (linguistica).

L'accento "è la particolare forza o intensità di pronuncia di una sillaba"[2] rispetto ad altre e permette di far emergere una sillaba dalla catena parlata.

In italiano l'accento può essere intensivo o dinamico ed è mobile, cioè può occupare diverse posizioni nelle parole composte da più sillabe e, a seconda della sua posizione, permette di distinguere parole per il resto identiche.

Per esempio:

  • sùbito-subìto, mètro-metrò, èdile-edìle, pèrone-peròne, circùito-circuìto, àncora-ancòra...ecc ecc

Classificazione delle parole in base all'accento[modifica | modifica wikitesto]

L'accento permette, anche, di classificare le parole in base alla sua posizione all'interno di una parola.

Nella lingua italiana una parola può essere:

  • ossitona (tronca), quando l'accento cade sull'ultima sillaba, come in: città, però, così…
  • parossitona (piana), quando l'accento cade sulla penultima sillaba, come in: giocàre, marèa, matìta…
  • proparossitona (sdrucciola), quando l'accento cade sulla terzultima, come in: màcchina, mòbile, tènero….

Per le parole ossitone plurisillabiche l'ortografia italiana prevede l'obbligo di indicare la posizione dell'accento usando l’accento grafico, come per città, partì, caffè, perché...

Non è previsto l'obbligo grafico per alcuni monosillabi omofoni come sto, sta, fa, qua..., mentre l'accento grafico è necessario indicarlo in: da-dà (preposizione - III persona del verbo dare), la-là (articolo det. f. sing. – avverbio di luogo), si –sì (particella pronominale – avverbio), ecc.

Tono e intonazione[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Tono (linguistica) e Intonazione (linguistica).

Il tono è l'altezza melodica con cui viene pronunciata una sillaba e dipende dalla velocità e dalla frequenza con cui vibrano le corde vocali.

L'intonazione, invece, riguarda le frasi e il modo in cui vengono pronunciate, quindi è un tratto prosodico che assume un ruolo importante soprattutto nel parlato. L'intonazione è una “sequenza di toni” che fa assumere alla frase un certo andamento melodico e permette, per esempio, di distinguere tra loro le frasi affermative, interrogative, esclamative e imperative.

Considerando la frase Luigi ha vinto, una distinzione particolare si può fare tra:

  • frasi interrogative, caratterizzate da un'intonazione ascendente
(Luigi ha vinto? ↑)
  • frasi affermative, caratterizzate da un'intonazione costante
(Luigi ha vinto… → )
  • frasi esclamative, caratterizzate da un'intonazione discendente
(Luigi ha vinto! ↓)

Lunghezza[modifica | modifica wikitesto]

Riguarda la quantità di tempo con cui vengono pronunciate sia le sillabe che i foni. I foni possono essere sia brevi che lunghi, cioè realizzarsi in un tempo più o meno rapido e la durata delle vocali o consonanti ha valore distintivo solo in alcune lingue.

Nella lingua italiana, la lunghezza non ha valore distintivo a meno che non sia considerata l'opposizione di durata tra le consonanti semplici e doppie; infatti, è possibile evidenziare la durata identificando coppie minime e adottando il criterio delle opposizioni fonologiche come in:

caro ~ carro

In questo caso, sono considerate lunghe le consonanti doppie e brevi quelle semplici.

In altre lingue, invece, la durata vocalica ha valore distintivo, come nel latino classico per la distinzione tra:

mălum = malanno e mālum = mela

o per il finlandese:

sata= cento ~ saata= accompagna

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Berruto e Cerruti, La linguistica, p. 76.
  2. ^ Berruto e Cerruti, La linguistica, p. 77.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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