Terra del fiume Seha

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

La Terra del fiume Seha fu un regno, così denominato nei testi Ittiti, abitato da una popolazione di etnia Arzawa, fiorito nell'Anatolia Occidentale attorno alla metà del XIV secolo a.C.; non essendo giunto a noi alcun testo redatto dai suoi abitanti, non abbiamo idea di come essi stessi chiamassero il proprio regno.

Il fiume che gli Ittiti chiamarono Seha e che dà il nome a questa entità politica è di incerta identificazione, ma gli studiosi, data la posizione di questo territorio (che sappiamo essere stato il confinante Sud del regno di Wilusa affacciato sui Dardanelli), concordano che i possibili candidati siano solo due: il Bakir o il Gediz, cioè quelli che i testi classici chiamavano Caicus o Hermus.

Nato dalla suddivisione in piccole entità politiche operata attorno al 1340 a.C. dal re ittita Suppiluliuma I dopo la conquista dell'intera nazione Arzawa, entità precedentemente unitaria, il regno della Terra del fiume Seha esistette almeno fino alla fine del XIII secolo, e forse anche alcuni decenni oltre, non sopravvivendo comunque, come tutti i principati della zona, alla dirompente invasione dei cosiddetti Popoli del Mare, che spazzò via gran parte delle civiltà del Vicino Oriente attorno al 1180 a.C.

Fu uno dei cinque regni componenti il complesso Arzawa, insieme a Wilusa, Hapalla, Mira e la zona attorno alla città arzawa più importante, Apasa, il regno che gli studiosi seguendo un'indicazione proposta per prima da Susanne Heinhold-Krahmer, chiamano Arzawa Minor[1].

Il primo sovrano, fondatore della dinastia che regnò per l'intera durata del regno, fu un tale Muwa-Walwi, appuntato sul trono dal re ittita Suppiluliuma I attorno al 1340 a.C. e che rimase sempre fedele vassallo Ittita. Alla sua morte avvenuta attorno al 1322 a.C. vi fu un'accesa disputa tra i figli che non accettarono che egli avesse designato, per motivi a noi ignoti, come erede il minore, l'adolescente Manhapa-Tarhunta[2]; in un primo tempo questi dovette fuggire ma grazie all'intervento del sovrano ittita riuscì a riconquistare il proprio trono. Ribellatosi successivamente agli Ittiti assieme ad altri regni Arzawa, Manhapa-Tarhunta fu sconfitto e "perdonato" da Mursili II che lo confermò sul trono[3].

Di questo sovrano ci è giunta la cosiddetta Lettera di Manhapa-Tarhunta[4], una missiva da lui inviata nel 1285 ca. al figlio e successore di Mursili II, il sovrano ittita Muwatalli II; il testo è di grande valore storico perché ci fornisce una serie di informazioni sulla fine dell'età del bronzo e sulle vicende ad esso collegate, e narra episodi realmente accaduti che possono essere stati alla base della leggenda omerica della guerra di Troia.

L'inetto Manhapa-Tarhunta fu comunque destituito da Muwatalli poco dopo gli accadimenti narrati nella "lettera", e sostituito sul trono poco dopo il 1280 a.C. col figlio Mashturi[5] che si dimostrò più capace del padre.

Nella guerra civile ittita che si scatenò di lì a pochi anni, Mashturi si schierò con Hattusili III.

Alla morte di Mashturi avvenuta attorno al 1235, il trono fu usurpato da un tale Tarhuna-Radu di cui non conosciamo la provenienza; ma il sovrano ittita Tudhaliya IV mosse versò Ovest, catturò il rivoltoso ed i suoi seguaci e restaurò sul trono la stirpe di Muwa-Walwi, installando un nuovo sovrano il cui nome non è giunto fino a noi[6].

È ormai ritenuto certo dagli studiosi che verso la fine dell'impero ittita (1230-25 a.C. ca.), prima dell'invasione dei Popoli del Mare, Tudhaliya IV istituì come supervisore regionale dell'area Arzawa lo stato di Mira, con la Terra del fiume Seha che, dunque, divenne vassallo oltre che degli Ittiti anche del proprio regno confinante[7].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Trevor Bryce: The kingdom of the Hittites. Pag. 52
  2. ^ Trevor Bryce, I troiani ed i popoli limitrofi.
  3. ^ Trevor Bryce, The kingdom of the Hittites
  4. ^ CTH 191 KUB 19.5 + KBO 19.79
  5. ^ J.Latacz, Troy and Homer: Pag. 105 e seg.; nel 1280 Manhapa-Tarhunta è ancora in carica, poiché citato nel trattato di Alaksandu, stipulato in quell'anno
  6. ^ Editto regale di Tudhaliya IV, CTH 211.4 KUB 23.13; paragrafi 1-2.
  7. ^ J.D.Hawkins, British museum journal: The arzawa letters in a recent perspective.