Tastiera Jankó

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Un pianoforte con tastiera Jankó.

La tastiera Jankó è una tastiera ideata nel 1882 da Paul von Jankó come alternativa a quella del pianoforte.[1]

Forma[modifica | modifica sorgente]

La tastiera Jankó è organizzata in 6 righe di tasti, sfasate fra loro di mezzo tasto. Per produrre tutte le note dello strumento sarebbero sufficienti 2 righe, come sul pianoforte, ma il fatto che una stessa nota si presenti su più tasti permette più diteggiature. Le note dell'ottava sono in una cosiddetta disposizione 6-6, diversamente dal pianoforte, detto 7-5(7 tasti bianchi, 5 neri). Muovendosi di tasto in tasto lungo una fila si trovano intervalli di un tono. Salendo o scendendo di fila, se si va a destra si aumenta di un semitono, se si va a sinistra si scende di un semitono.

La tastiera Jankó risolveva i problemi che il suo inventore attribuiva alla tastiera standard del suo periodo: rendendo costante il rapporto fra le posizioni delle dita e gli intervalli musicali prodotti, permetteva per esempio di usare una sola diteggiatura per tutte e 12 le scale maggiori, una per le 12 scale minori, etc. La larghezza lievemente ridotta dei tasti, assieme alla disposizione dei tasti più compatta, permette poi di suonare con una sola mano intervalli più ampi che sul comune pianoforte.

Storia[modifica | modifica sorgente]

La disposizione dei tasti "alla Jankó" non prescrive una particolare forma del tasto, solo dove siano posizionate le note. Pertanto, le tastiere Jankó hanno assunto molte forme nel corso degli anni. Jankó stesso, nel brevetto tedesco numero 25852, datato 14 gennaio 1884, aveva usato tasti simili a quelli neri del pianoforte. Un anno dopo, nel brevetto tedesco numero 32138, datato 1 luglio 1885, i tasti avevano assunto una forma più larga, che ricordava invece quella dei tasti bianchi.

Nei suoi primi anni, la tastiera Jankó venne lodata da pianisti del calibro di Franz Liszt e Arthur Rubinstein ma, per colpa della diteggiatura non convenzionale, non riuscì a diffondersi: pochi pianisti erano disposti a reimparare da capo il loro repertorio. Ad impedirne la diffusione fu anche un circolo vizioso: non si trovava nelle sale da concerto perché erano in pochi a suonarla, ed erano in pochi a suonarla perché non avrebbero avuto dove esibirsi. La soluzione, adottata da Paul Von Jankó stesso, era quella di trasportare il proprio strumento al luogo del concerto; fattibile fintanto che i pianoforti avevano il telaio in legno, ma difficile a seguito dell'invenzione, nei primi anni del XX secolo, del pianoforte a telaio in ghisa, pesante nell' ordine dei quintali. Ad oggi, la tastiera Jankó è estremamente rara.

Recentemente, la Blüthner ha aggiunto alle configurazioni dell'Haessler, un suo marchio di pianoforte, la possibilità di montare una tastiera Jankó. L'accorgimento, tuttavia, aggiunge 7000€ al prezzo del pianoforte. In Giappone, una ditta nota come Chromatone produce la Chromatone CT-312, con tasti disposti alla Jankó, ma dalla superficie ovale. La CT-312 è solo una parte del progetto dell'ideatore, che intende diffondere il metodo musicale "Muto".

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Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Alfred Dolge, Pianos and Their Makers (book), vol. 1, (fulltext on Google Books link), Covina/Dover, 1911, pp. 78–83, ISBN 0486228568.
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