Tages

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Tages o Tagete è una divinità etrusca figlio di Genio[1] e della Terra e nipote di Giove[1]. Secondo il mito, insegnò l'arte della divinazione al popolo Etrusco.

Il mito[modifica | modifica wikitesto]

Il mito di Tagete ci viene narrato da da Cicerone nel De divinatione[2][1] (Cic. de Div. 2.23), e da alcuni poeti, tra i quali Ovidio[1] (Ov. M. 15, 558).

Un giorno un contadino che arava un campo nei pressi del fiume Marta, in quei di Tarquinia, vide una zolla sollevarsi dal solco e assumere le sembianze di un fanciullo. Lo chiamò Tagete. Il fanciullo era dotato di grande saggezza e di virtù profetiche (per cui talvolta viene raffigurato con i capelli bianchi). Visse soltanto il tempo necessario per insegnare agli Etruschi, accorsi sul luogo dove era nato, l'arte di predire il futuro, scomparendo poche ore dopo la sua miracolosa apparizione. Le norme da lui dettate furono trascritte e raggruppate su tre serie di libri sacri[2]: gli Aruspicini, i Fulgurali e i Rituali. Questi ultimi comprendevano anche i Libri Acherontici che costituirono le fonti ufficiali e misero in luce i due punti essenziali della religione etrusca: l'importanza della divinazione che permetteva di interpretare la volontà degli dei e la necessità di istituire un preciso rituale per ogni circostanza della vita sia pubblica che privata. A ciò erano preposti i sacerdoti, una casta privilegiata che si trasmetteva la carica di padre in figlio, ed erano divisi in due categorie: Aruspici ed Auguri.

I libri scritti da Tagete probabilmente furono letti dallo scrittore greco del secolo V Giovanni Lido, il quale nel suo De Ostentis (I, 3) ci descrive brevemente l'argomento e le caratteristiche stilistiche dell'opera. Per esempio, ci dice che fu scritta a modo di dialogo tra Tarconte, un aruspice da non confondere col Tarconte dei tempi di Enea, e Tagete, domandando l'uno τῇ τῶν Ἰταλῶν ταύτῃ τῇ συνήθει φωνῇ, e rispondendo l'altro γράμμασιν ἀρχαίοις καὶ οὐ σφόδρα γνωρίμοις ἡμῖν.

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

In quanto all'etimologia del nome, secondo l'etruscologo Massimo Pallottino, che basa la sua ipotesi su uno specchio etrusco conservato al Museo archeologico di Firenze, dove viene rappresentato un giovane aruspice osservando un fegato assieme ad altri personaggi, con la scritta pavatarchies (il bimbo Tarchies?), il nome latinizzato di "Tages" corrisponderebbe ad un Tarχies etrusco.

Nella botanica[modifica | modifica wikitesto]

Una tagete in fiore.

Tagete dona il suo nome ad un genere[3] di piante della famiglia delle asteracee, originarie degli Stati Uniti d'America sud-occidentali, del Messico e del Sud America. Fu descritta come genere da Linneo nel 1753[4][5]. Il nome anglofono di questa pianta è marigold[6].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d Cristofani1999, p. 283.
  2. ^ a b Irollo2008, p. 89.
  3. ^ Soule, J. A. 1996. Infrageneric Systematics of Tagetes. Pgs. 435-443 in Compositae: Systematics, Proceedings of the International Compositae Conference, Kew 1994, Vol. I, Eds. D.J.N. Hind & H.J. Beentje.
  4. ^ Linnaeus, Carl von. 1753. Species Plantarum 2: 887 in Latino
  5. ^ Tropicos Tagetes L.
  6. ^ (EN) Plants profile for Tagetes, su plants.usda.gov. URL consultato il 9 maggio 2019.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]