Sulla rivoluzione

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Sulla rivoluzione
Titolo originaleOn Revolution
AutoreHannah Arendt
1ª ed. originale1963
1ª ed. italiana1983
Generesaggio
Sottogeneresaggio filosofico
Lingua originaleinglese

Sulla rivoluzione (On Revolution) è un saggio di filosofia della storia di Hannah Arendt, pubblicato per la Penguin di New York nel 1963, dove la saggista e filosofa tedesca naturalizzata statunitense, analizza il fenomeno della "rivoluzione" come quella qualità umana che è in grado di avviare consapevolmente una iniziativa politica.

Contenuti[modifica | modifica wikitesto]

Il saggio della Arendt prende spunto dalla distinzione tra le nozioni e i fenomeni della "guerra" e della "rivoluzione" destinando a quest'ultima l'espressione di libera volontà, a differenza della guerra che è invece frutto della "necessità".

Una nozione, quella della "libertà", che muove fin dalle prime righe introduttive del saggio della Arendt:

(EN)

«Wars and revolutions - as though events had only hurried up to fulfil Lenin's early prediction - have thus far determined the physiognomy of the twentieth century. And as distinguished from the nineteenth-century ideologies - such as nationalism and internationalism, capitalism and imperialism, socialism and communism, which, though still invoked by many as justifying causes, have lost contact with the major realities of our world war and revolution still constitute its two central political issues. They have outlived all their ideological justifications. In a constellation that poses the threat of total annihilation through war against the hope for the emancipation of all mankind through revolution -leading one people after the other in swift succession 'to assume among the powers of the earth the separate and equal station to which the Laws of Nature and of Nature's God entitle them' - no cause is left but the most ancient of all, the one, in fact, that from the beginning of our history has deter-. mined the very existence of politics, the cause of freedom versus tyranny. This in itself is surprising enough. Under the concerted assault of the modern debunking 'sciences', psychology and sociology, nothing indeed has seemed to be more safely buried than the concept of freedom. Even the revolutionists, 'fhom one might have assumed ,to be safely and even inexorably anchored in a tradition that could hardly be told, let alone made sense of, without the notion of freedom, would much rather degrade freedom to the rank of a lower-middle-class prejudice than admit that the aim of revolution was, and always has been, freedom. Yet if it was amazing to see how the very word freedom could disappear from the revolutionary vocabulary, it has perhaps been no less astounding to watch how in recent years the idea of freedom has intruded itself into the centre of the gravest of all present political debates, the discussion of war and of a justifiable use of violence.»

(IT)

«Guerre e rivoluzioni - come se gli eventi si fossero incalzati solo per adempiere la vecchia predizione di Lenin - hanno finora determinato la fisionomia del ventesimo secolo. E in quanto distinte dalle ideologie del diciannovesimo - come il nazionalismo e l'internazionalismo, il capitalismo e l'imperialismo, il socialismo e il comunismo, che, benché ancora invocati da molti come cause giustificanti, hanno perduto il contatto con le grandi realtà del nostro mondo - guerra e rivoluzione costituiscono tuttora i temi centrali della vita politica. Sono sopravvissute a tutte le loro giustificazioni ideologiche. In una situazione internazionale che contrappone la minaccia di totale distruzione attraverso la guerra alla speranza di emancipazione di tutta l'umanità attraverso la rivoluzione - portando un popolo dopo l'altro in rapida successione "ad assumere fra le potenze della terra la posizione separata ed eguale a cui hanno diritto per le Leggi della Natura e del Dio della Natura" - non resta altra causa se non la più antica di tutte, quella in realtà che fin dal principio della nostra storia ha determinato l'esistenza stessa della vita politica, la causa della libertà contro la tirannide. Questo è di per sé un fatto veramente singolare. Sotto l'assalto combinato delle moderne "scienze" dissacranti, la psicologia e la sociologia, nulla infatti sembra essere stato più definitivamente sepolto quanto il concetto di libertà. Persino i rivoluzionari - che dovremmo ritenere fermamente e anzi inesorabilmente ancorati a una tradizione che difficilmente potrebbe esprimersi, e ancor meno avere un senso, senza la nozione di libertà - sarebbero pronti a degradare la libertà al rango di un pregiudizio piccolo borghese piuttosto che ammettere che lo scopo della rivoluzione era, ed è sempre stato, la libertà. Tuttavia, se si resta sorpresi nel vedere come la parola stessa di libertà abbia potuto sparire dal linguaggio rivoluzionario, è forse meno sconcertante osservare come in questi ultimi anni l'idea di liberta si sia imposta proprio al centro del più grave fra tutti gli attuali dibattiti politici, la discussione sulla guerra e su un uso giustificabile della violenza.»

(Hannah Arendt, Sulla rivoluzione, incipit; traduzione di Maria Magrini)

La Arendt prosegue con una critica alla nozione di "storia", intesa come un processo inevitabile, formulata da Hegel e oppone il fenomeno della Rivoluzione americana a quello della Rivoluzione francese. Quest'ultima ha ritenuto di affrontare innanzitutto la questione sociale finendo in un disastro, a differenza della prima che invece si è limitata a risolvere la questione politica, avendo quindi successo. Se nel processo politico si inserisce la questione "economica", allora questo viene inteso non più con le caratteristiche della "volontarietà" quanto piuttosto viene inteso come "inevitabile". Nonostante la valutazione positiva espressa nei confronti della Rivoluzione americana, la Arendt osserva che gli Stati Uniti hanno dimenticato le proprie origini rivoluzionarie e impediscono l'innovazione al proprio interno, situazione sclerotizzata criticata dalla filosofa di origini tedesche. La soluzione a questa impasse può provenire solo da una soluzione parlamentare che consenta l'ingresso diretto alla politica dei cittadini americani.

Indice[modifica | modifica wikitesto]

  • INTRODUCTION: War and Revolution (Introduzione: Guerra e rivoluzione)
  1. The Meaning of Revolution (Il significato di rivoluzione)
  2. The Social Question (La questione sociale)
  3. The Pursuit of Happiness (La ricerca della felicità)
  4. Foundation I: Constitutio lLibertatis (Fondazione I: Constitutio libertatis)
  5. Foundation II: Novus Ordo Saecolorum (Fondazione II: Novus ordo saecolorum)
  6. The Revolutionary Tradition and Its Lost Treasure (La tradizione rivoluzionaria e il suo tempo perduto)

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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