Archeologo: differenze tra le versioni

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L''''archeologo''' è un [[professionista]] qualificato in una delle branche dell'[[archeologia]], ossia quella vasta disciplina che studia le civiltà e le culture umane del passato e le loro relazioni con l'ambiente circostante, mediante la raccolta, la documentazione e l'analisi delle tracce materiali che hanno lasciato (architetture, manufatti, resti biologici e umani).
La qualifica professionale di archeologo non è oggi regolamentata in Italia da alcun testo normativo, né per quanto riguarda il suo profilo formativo sia per quanto riguarda l'esercizio della professione.
La sua formazione avveniva tradizionalmente all'interno dei corsi di laurea in Lettere, preferibilmente anche grazie al conseguimento del diploma di specializzazione in Archeologia, ma oggi dopo una sostanziale evoluzione del curriculum di studi, è stato istituito un corso di studi apposito, a livello di laurea Magistrale, denominato Archeologia (classe LM 2 dell'ordinamento universitario italiano). Tale formazione è completata da una Scuola di specializzazione biennale (erede della vecchia scuola triennale) per un totale di sette anni di studi universitari.
 
L'evoluzione della formazione riflette la diversa collocazione professionale odierna dell'archeologo: da studioso del passato è diventato a tutti gli effetti un professionista a servizio del territorio che si occupa di fornire, sia a livello di progettazione, sia a livello di esecuzione di opere di scavo, le soluzioni atte a realizzare le opere sul territorio nel rispetto delle leggi di tutela, sotto il controllo delle Soprintendenze ai Beni Archeologici ma in regime di autonomia in quanto su incarico delle Stazioni appaltanti o delle imprese costruttrici. Il suo compito risulta quindi essere quello di assicurare la corretta esecuzione dei lavori di [[scavo archeologico]] e, a monte dell'iter progettuale, fornire una un'attendibile valutazione del [[rischio archeologico]] che consenta l'attivazione dei necessari provvedimenti di tutela.
 
A parte gli articoli 95 e 96 del Nuovo Codice degli appalti pubblici, nessun testo di legge si preoccupa ad oggi di regolamentare questa situazione creando un pericoloso vuoto normativo che ha consistenti riflessi sia nell'esercizio della tutela sia nella pianificazione ed esecuzione degli interventi sul territorio.

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