Sankofa

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Il simbolo Adinkra per Sankofa

Sankofa si può riferire sia alla parola nella lingua akan del Ghana, che si può tradurre in italiano come "torna indietro e prendilo" (san - ritornare; ko - andare; fa - guardare, cercare e prendere) oppure al simbolo Asante Adinkra di un uccello con la testa rivolta indietro che prende un uovo dalla sua schiena, o un cuore stilizzato. Il simbolo è spesso associato al proverbio “Se wo were fi na wosankofa a yenkyi," che significa "non è sbagliato tornare indietro per quello che ti sei dimenticato."[1]

Il sankofa appare frequentemente nell'arte tradizionale Akan, ed è stato adottato come un importante emblema della diaspora africana e afroamericana. È uno dei simboli adinkra più diffusi, utilizzato nella bigiotteria, nei tatuaggi, e negli abiti.

Simbolismo Akan[modifica | modifica wikitesto]

Il popolo Akan del Ghana utilizza il simbolo Adinkra per rappresentare la stessa idea; in una delle varie versioni l'immagine è simile al simbolo orientale del cuore, mentre in un'altra versione è quella di un uccello che gira indietro la testa per prendere un uovo dalla sua schiena. Vuole simboleggiare qualcuno che prende dal passato ciò che c'è di buono e lo porta nel presente, per fare dei progressi positivi attraverso un uso saggio della passata esperienza. I simboli Adinkra sono usati dal popolo Akan per esprimere proverbi e altri concetti filosofici.

L'uccello Sankofa appare anche su alcuni sgabelli di legno intarsiati del popolo Akan,[2] nei cosiddetti "Akan goldweights"(particolari pesi per le bilance), nei puntali degli ombrelli e parasoli di stato (ntuatire) di alcuni governanti e sui puntali dei bastoni di alcuni linguisti di corte.[3] La sua funzione è quella di incoraggiare il mutuo rispetto e l'unità nella tradizione.[4]

L'uso del Sankofa nel Nord America[modifica | modifica wikitesto]

L'immagine sankofa è stata adottata da numerose organizzazioni afroamericane del Nord America.

Durante uno scavo a Lower Manhattan nel 1991, è stato scoperto un cimitero per gli africani, sia liberi che schiavi. Sono stati identificati oltre 400 resti, ma fra le altre spiccava una bara in particolare. Il coperchio di legno era decorato con chiodi di ferro, 51 dei quali formavano un cuore enigmatico che poteva essere un Sankofa.[5][6]

Il sito è oggi monumento nazionale, noto come African Burial Ground, gestito dal National Park Service. Una copia del disegno presente sul coperchio della bara è stata scolpita su una grande lastra di granito nero al centro del sito come memoriale.[7]

Il Museo Nazionale della Storia e Cultura Afroamericana utilizza il simbolo a forma di cuore nel suo sito.[8] Il "mouse over" dell'immagine recita, "Il Sankofa rappresenta l'importanza dell'imparare dal passato."

Simboli Sankofa sono comuni a Washington, in particolare nei disegni delle recinzioni.

Il Sankofa è un evento ideato dalla Saint Louis University per premiare gli studenti afroamericani laureati e gli studenti che si diplomano con una laurea in studi afroamericani.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ The Spirituals Project presso l'Università di Denver "African Tradition, Proverbs, and Sankofa" Archiviato il 20 aprile 2011 in Internet Archive..
  2. ^ Un esempio è mostrato su conradiator.com
  3. ^ Un esempio è mostrato su myfundi.co.za page on the gold and proverbs of West Africa Archiviato il 20 luglio 2011 in Internet Archive.
  4. ^ fa.indiana.edu site on Akan goldweights Archiviato il 2 agosto 2012 in Archive.is.
  5. ^ Erik R. Seeman, Reassessing the 'Sankofa Symbol' in New York's African Burial Ground, (PDF), in William and Mary Quarterly, vol. 67, gennaio 2010, pp. 101–22. URL consultato il 17 aprile 2011 (archiviato dall'url originale l'11 giugno 2010).
  6. ^ Sewell Chan, Coffin's Emblem Defies Certainty, in The New York Times, 26 gennaio 2010. URL consultato il 19 febbraio 2010.
  7. ^ African Burial Ground National Monument, su nps.gov. URL consultato il 19 febbraio 2010.
  8. ^ National Museum of African American History and Culture, su nmaahc.si.edu. URL consultato il 2 marzo 2010 (archiviato dall'url originale il 26 marzo 2009).

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • The Adinkra dictionary: A visual primer on the language of Adinkra, W. Bruce Willis, Pyramid Complex (1998) ISBN 0966153200