Prospero martire
| San Prospero martire | |
|---|---|
Martire | |
| Nascita | ? |
| Morte | ? |
| Venerato da | Chiesa cattolica, ortodossa e copta |
| Attributi | croce, palma, vessillo |
| Patrono di | Borgo Valsugana, Catenanuova, Centuripe, Cressa, Faeto, Marianopoli, Poggio Sannita, Romano Canavese; isola di Lesina (protettore); Novi Ligure (compatrono) |
San Prospero martire (... – ...) è stato un martire cristiano, venerato come santo da tutte le Chiese che ne ammettono il culto.
Agiografia
[modifica | modifica wikitesto]Nulla si sa della vita di tale martire. Non è neppure chiaro se si tratti effettivamente di un unico santo o se vi fossero invece più santi omonimi confusi tra loro; in ogni caso, poiché la sua storicità è controversa, il suo nominativo non compare affatto nel calendario dei santi. Il suo culto è però documentato fin dall'alto medioevo, poiché una basilica intitolata a san Prospero martire è attestata ad Antraccoli (Lucca) fin dal 718[1]. Il santo è altresì rammentato in una breve orazione contenuta in un vecchio messale monastico di incerta datazione (nel quale è affiancato a san Crisogono d'Aquileia, celebrato il 24 novembre), benché non se ne trovi traccia in altri libri liturgici parimenti antichi[2]. Un martirologio francese ricorda inoltre un san Prospero martire a Saint-Antoine-l'Abbaye (nel Delfinato) il 5 aprile[3]. Di contro, il martirologio romano non menziona alcun martire di nome Prospero[4]; malgrado ciò, in alcune località si tramandano varie leggende agiografiche, prive di valore storico, che lo descrivono a volte come un nobile, altre volte come un soldato, vittima della persecuzione dei cristiani sotto Diocleziano a Roma. Nelle arti figurative san Prospero martire è tipicamente rappresentato con sembianze giovanili. La memoria liturgica si ricorda in giorni diversi da luogo a luogo, solitamente tra luglio e settembre, in contrasto dunque con le commemorazioni tradizionali fissate invece (a seconda delle fonti) al 13 marzo[5], al 6 aprile[6], al 7 giugno[7] (data prescelta dal calendario ecclesiastico pontificio[8]), al 25 ottobre[9] o al 28 novembre[10].
Le sue reliquie, rinvenute secondo una tradizione tardiva nelle catacombe di Roma, in epoca moderna sarebbero state distribuite tra vari centri abitati (non soltanto italiani) dei quali san Prospero è tuttora il patrono principale: Borgo Valsugana, Catenanuova, Centuripe, Cressa, Faeto, Marianopoli, Poggio Sannita (già Caccavone), Romano Canavese, nonché Novi Ligure (ove però è soltanto compatrono); san Prospero martire è inoltre il protettore dell'isola croata (già veneziana) di Lesina[11]. La prima traslazione di cui si abbia notizia avvenne nel 1662, allorquando alcune sue reliquie furono trasferite dalle catacombe di Priscilla alla città di Douai, nella Francia settentrionale, su diretta autorizzazione di papa Alessandro VII[12]. L'ultima movimentazione è invece datata 1866; in tale anno papa Pio IX donò infatti alcune reliquie di san Prospero martire al vescovo della diocesi di Troia, il quale a sua volta le devolse alla comunità francoprovenzale di Faeto[13].
L'ipotesi secondo cui potrebbe trattarsi di più santi omonimi si basa principalmente sul fatto che molte delle reliquie esistenti sono in sovrannumero (ad esempio: più di un cranio, più di due mani ecc.), anche se occorre considerare che in molti di tali casi, più che di reliquie vere e proprie, si trattava in effetti di corpi santi di dubbia autenticità. Permangono comunque molte divergenze anche nelle date della memoria liturgica e soprattutto nelle presunte origini delle varie reliquie locali: ad esempio, quelle di Centuripe sarebbero state estratte dalle catacombe di San Callisto nel 1696, quelle di Borgo Valsugana dalle predette catacombe di Priscilla nel 1698, quelle di Cressa dalla catacomba di Ciriaca nel 1702, quelle di Caccavone/Poggio Sannita dalla catacomba di Calepodio nel 1743, quelle di Marianopoli dalla suddetta catacomba di Ciriaca ma tra il 1730 e il 1801, quelle di Novi Ligure e di Romano Canavese dalle già citate catacombe di Priscilla ma rispettivamente nel 1750 e nel 1785, quelle di Catenanuova nuovamente dalle catacombe di San Callisto ma nel 1752; un corpo santo, estratto dalle stesse catacombe di san Callisto, era inoltre giunto a Bondanello di Moglia fin dal 1675[14], mentre un altro corpo, dissotterrato dalla catacomba di Ponziano nel 1754, era infine venerato presso Goriano Valli[15]. Nella Roma di inizio Ottocento si riteneva invece che il corpo di san Prospero martire fosse sempre rimasto nell'Urbe, sepolto nel centralissimo rione Monti presso i Fori Imperiali, precisamente nel convento monacale attiguo alla chiesa di Sant'Urbano a Campo Carleo (tale complesso sarebbe stato poi totalmente demolito in epoca fascista)[16].
Note
[modifica | modifica wikitesto]- ↑ Luigi Schiaparelli, Codice diplomatico longobardo, Roma, Tipografia del Senato, 1929, p. 87.
- ↑ (LA) Vetus missale romanum monasticum lateranense, Roma, Typis Josephi Collini, 1754, p. 294.
- ↑ (FR) Vies des saints et des personnages morts en odeur de sainteté, Berche et Tralin, pp. 155-156.
- ↑ Quattro sono i santi di nome Prospero riconosciuti nel Martirologio romano: un monaco e tre vescovi. Nessuno di essi è citato come martire.
Martirologio romano (PDF), su Liturgia. - ↑ Carlo Tagliavini, Un nome al giorno: origine e storia di nomi di persona italiani, p. 206.
- ↑ (FR) Regles, statuts et offices des compagnies des penitents, 1772, p. 17.
- ↑ Il campagnuolo almanacco-strenna agricolo-letterario-illustrato, Ivrea, Officina tipo-litografica L. Garda, 1905, p. 33.
- ↑ Antonio Marini, Calendario ecclesiastico, Roma, 1890, Tipografia Forzani.
- ↑ (LA) Acta sanctorum Octobris, Bruxelles, 1864.
- ↑ (EN) Francisco Pacheco e Antonio Palomino, Lives of Velázquez, Getty Publications, 2018, p. 177, ISBN 9781606065884.
- ↑ Romano Moroni, Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica, 1846, p. 112.
- ↑ (FR) Clément-Hémery e Bernard Coussée, Jean Fromont, Marius Lateur, Renaud Lefebve, En Flandre, Cercle d'études mythologiques, FeniXX, p. 61, ISBN 9782307499107.
- ↑ Faeto. Festa patronale di San Prospero e del SS. Salvatore, su notizie.comuni-italiani.it (archiviato il 25 novembre 2020).
- ↑ Le chiese parrocchiali della diocesi di Bologna, ritratte e descritte, vol. 1, Bologna, 1844, p. 211.
- ↑ Domenico di Sant'Eusanio, L'Abruzzo-Aquilano-Santo, 1849, p. 301.
- ↑ Giuseppe Maria Mazzolari, Diario sacro, Roma, 1805, pp. 403-404.
Voci correlate
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