Religione dei masai

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1leftarrow blue.svgVoce principale: Masai.

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La religione dei Masai è stata molto influenzata dal Cristianesimo, ma mantiene ancora molte delle sue caratteristiche originarie e tradizionali. I masai sono monoteisti: la loro fede riconosce un solo Dio, creatore del mondo. Non credono alla vita dopo la morte, pur avendo una forma propria di culto degli antenati.

Enkai (Dio)[modifica | modifica wikitesto]

Enkai (od anche Ngai, En-kai, Engai, Eng-ai, Mweai, Mwiai) è il creatore del mondo e l'unico Dio della religione masai e pur essendo uno, Enkai ha molti aspetti, e può essere descritto sia al femminile che al maschile. Nessuno però conosce la vera natura di Dio. Spesso gli viene attribuito un colore, che distingue il suo atteggiamento del momento: in particolare si distinguono Enkai narok, "Enkai nero" (o scuro, blu scuro), benevolente verso il popolo, e Enkai nanyokie (rosso), arrabbiato e ostile. In alcuni racconti tradizionali masai, Enkai nero ed Enkai rosso sono rappresentati come diversi soggetti, in conflitto fra loro.[1] Quando si chiede ai masai di descrivere Dio, essi lo definiscono parnumin, "quello dei tanti colori", a sottolineare la complessità di Dio; complessivamente, Enkai è comunque visto come una forza positiva.

Dio ha creato tutto e abitava sulla terra insieme agli uomini. Un giorno però – la ragione non è ben chiara – Dio decise di allontanarsi e di andare a vivere in cielo (Enkai significa anche "cielo") portando con sé tutto il bestiame che aveva. Il bestiame, però, aveva bisogno dell'erba; quindi Enkai lo rimandò sulla terra, affidandolo alle cure dei Masai, che da allora hanno il compito di custodirle. Per questo motivo, i Masai tradizionalmente considerano blasfemo occuparsi di attività diverse dalla pastorizia.[2]

Oloibon (sacerdoti)[modifica | modifica wikitesto]

In ogni gruppo di iniziazione, gli anziani scelgono un giovane che prenderà la funzione di oloibon – "l'uomo del sacro". Questo giovane verrà istruito sui rituali e crescerà in capacità e responsabilità a seconda del suo comportamento sociale. L'oloibon è considerato un leader spirituale, la persona in grado di fare da tramite tra Dio e gli uomini; guida il proprio gruppo di età nelle cerimonie e ha potere su tutti i masai di un determinato territorio. Gli oloibon di una comunità sono sempre scelti dalla stessa famiglia; tuttavia, tale famiglia non è considerata di per sé sacra.

Un oloibon capace può arrivare a consigliare gli anziani nelle loro decisioni anche quando queste non hanno a che vedere con il mondo spirituale. Alcuni oloibon sono considerati profeti, guaritori, o sono chiamati a dare il loro giudizio sulle questioni della vita degli altri. Non è raro che un masai compia un viaggio di vari giorni per consultare un oloibon particolarmente capace. Molti oloibon (ma non tutti) sono esperti nell'uso medicinale di erbe e cortecce d'albero.

Spiriti guardiani[modifica | modifica wikitesto]

Enkai assegna a ogni persona, alla nascita, uno spirito guardiano incaricato di proteggerla fino alla morte. Sebbene il tema della vita dopo la morte non sia fortemente sentito nella religione e nella mitologia masai (come in quelle degli altri popoli di pastori nilotici), essi ritengono che gli spiriti guardiani conducano i defunti che hanno condotto una vita buona in un luogo di grandi pascoli e bestiame abbondante, e che coloro che non lo meritano siano invece portati nel deserto.[2]. Inoltre, in alcuni riti (per esempio quelli per propiziare la pioggia) vengono rivolte preghiere agli anziani importanti del passato, e durante i riti segreti di inumazione degli oloibon, alcune preghiere e gesti alludono a un incontro con Dio. La fede in una vita dopo la morte fisica sta gradualmente affermandosi nella religione masai, anche a causa dell'influenza del Cristianesimo.

Figure spirituali[modifica | modifica wikitesto]

Alcune persone, o ruoli sociali, hanno un significato spirituale nella cultura masai tradizionale, o lo hanno acquisito a causa dell'influenza del cristianesimo. L'olchekut supat ("bravo pastore"), per esempio, è quel masai che protegge le greggi, trova i migliori pascoli e l'acqua per far bere gli animali, e può arrivare a dare la vita per difenderli dall'attacco delle fiere. Questa figura della tradizione masai si è fusa con quella del Buon Pastore evangelico, e nella cultura masai odierna è diffusa l'idea che l'olchekut supat sia simile a Dio (Cristo). Analoga identificazione con Cristo è avvenuta per la figura del mepukori, colui che riesce a trovare cibo per la comunità nei tempi di carestia. Il cristianesimo ha anche influito sul valore attribuito al dono disinteressato al prossimo, già proprio della tradizione masai.

Altre figure[modifica | modifica wikitesto]

Le-eyo è un essere i cui racconti lo collegano alla nascita della morte.

Ruolo del bestiame[modifica | modifica wikitesto]

Il bestiame svolge un ruolo determinante nei riti e nelle credenze religiose masai. Le interiora degli animali sono offerte in sacrificio a Dio, e i bovini compaiono spesso anche nel testo delle preghiere. Nel rito che serve a curare l'infertilità femminile, l'ultima cerimonia – dopo aver invitato lo Spirito di Dio ad essere presente - consiste nel far passare la donna sterile sotto una vacca che abbia figliato da poco. Anche nelle cerimonie di iniziazione, vacche e tori vengono usati in diversi momenti per sottolineare l'importanza dei vari passaggi.

Sebbene il bestiame sia oggetto di rispetto e talvolta di affetto, presso i masai non c'è l'abitudine di onorare un particolare animale, come avviene per esempio presso Pokot, Turkana e Karamojong (che attribuiscono al "bue preferito" quasi lo status di essere umano). I masai considerano il bestiame inferiore all'uomo e mantengono verso gli animali un atteggiamento utilitaristico.

Alberi sacri[modifica | modifica wikitesto]

Nel mondo religioso masai vari alberi assumono un significato sacrale, e gli alberi svolgono un ruolo in quasi tutti i riti. Il fico ereteti (ficus nalalensis) rappresenta la longevità e la vicinanza a Dio; abbattere questo tipo di albero è una cosa impensabile e sacrilega. L'oseki è un albero della pace: alla sua ombra si fanno i sacrifici nei momenti di tensione fra le diverse comunità. È sufficiente mettere un ramoscello di oseki tra due litiganti per fermare qualsiasi violenza.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Vedi la favola Il tuono e gli dei, riportata in
  2. ^ a b V. Maasai - Religion and Beliefs

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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