Puntinismo

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Félix Fénéon
Paul Signac, 92x73 cm, 1890, Museum of Modern Art, New York

Il puntinismo[1] (noto anche col termine francese pointillisme o anche puntillismo[2]) è un movimento pittorico caratterizzato dalla scomposizione dei colori in piccoli punti che, sviluppatosi in Francia verso il 1870, è così denominato dal critico Félix Fénéon.

Storia del puntinismo[modifica | modifica wikitesto]

Ponendosi il problema della fugacità dell'impressionismo, si era iniziato a constatare l'inesistenza di un colore locale. Dato che ciascun colore è influenzato dal colore cui è posto accanto, si arriva a sostenere la necessità che i colori non siano più mescolati sulla tavolozza, ma anzi accostati sulla tela, cosicché la fusione avvenga nella retina dell'osservatore. Ciò, soprattutto con i colori complementari, così da dare forma alle pennellate e sottolineare la divisione del colore. Anziché virgole, trattini, strisce, come hanno fatto gli impressionisti, ai colori viene data la forma dei punti.

Il puntinismo si basa sull'applicazione delle scoperte della percezione visiva e sulle teorie del colore. Il metodo utilizzato presenta un'elevatissima precisione. Rende le composizioni statiche, artificiali, fredde, con mancanza di cangiantismo e movimento.

Il più noto esponente del puntinismo è Georges Seurat, che usa pennellate più larghe, a zone rettangolari o quadrate. Seurat per un certo periodo lavora assieme a Paul Signac (fino alla morte di Seurat) orientando la loro ricerca nel senso di un programma di impressionisti, cioè conservando il romanticismo, e riproporlo in termini scientifici. Nasce il neo-impressionismo, che pone l'esigenza del rapporto tra scienza e arte.

A fine ottocento, in Italia si arriva ad una corrente analoga al puntinismo, che prende il nome di divisionismo. Esponenti di rilievo furono Giovanni Segantini, Pellizza da Volpedo, Andrea D'Agostino e Gaetano Previati, che a differenza dei francesi non provenivano dall'Impressionismo ma dal tardo Romanticismo.[3] Previati con il suo trattato intitolato La tecnica della pittura si propose come il teorico del movimento, che dalla seconda generazione in poi tenderà a sfociare nel Futurismo.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Treccani, su treccani.it.
  2. ^ Adorno-Mastrangelo, L'arte, vol. 3, pp. 231-234
  3. ^ "Le Muse", De Agostini, Novara, 1965, Vol. IV, pag.219

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • M.Denis, Nouvelles Théories, Parigi, 1921

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