Povertà relativa

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La povertà relativa è un parametro che esprime le difficoltà economiche nella fruizione di beni e servizi, riferita a persone o ad aree geografiche, in rapporto al livello economico medio di vita dell'ambiente o della nazione.

Questo livello è individuato attraverso il consumo pro-capite o il reddito medio, ovvero il valore medio del reddito per abitante, quindi, la quantità di denaro di cui ogni cittadino può disporre in media ogni anno e fa riferimento a una soglia convenzionale adottata internazionalmente che considera povera una famiglia di due persone adulte con un consumo inferiore a quello medio pro-capite nazionale. Questo tipo di povertà si distingue dal concetto di povertà assoluta, che indica invece "l'incapacità di acquisire i beni e i servizi, necessari a raggiungere uno standard di vita minimo accettabile nel contesto di appartenenza".

Nel 2012 le famiglie che in Italia si trovavano in situazione di povertà relativa erano circa 3 milioni e 232 mila, rappresentando il 12,7% di tutte le famiglie residenti[1]: tuttavia, la povertà relativa in Italia si riscontra soprattutto nelle regioni del Meridione. Sempre con riferimento al 2012, la soglia di povertà relativa, per una famiglia di due componenti, è pari a 990,88 euro, circa 20 euro in meno di quella del 2011 (-2%).

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ [1]

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