Nona rima

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La cosiddetta nona rima è un componimento strofico assai desueto nella storia della letteratura italiana in versi. Prevede strofe di nove versi di schema ABABABCCB, tutti endecasillabi.

Si trova applicazione della nona rima nel poemetto didascalico anonimo del XIII secolo intitolato Intelligenza.

Secondo il linguista Pietro G. Beltrami è apparentabile "con una stanza di canzone di tre piedi AB.AB.AB e sirma CCB"[1].

Nella nostra letteratura hanno fatto ricorso ad essa, per esigenze imitative di forme antiche, poeti come Giuseppe Giusti (in A Gino Capponi), Giovanni Marradi, Gabriele d'Annunzio (cfr. Il dolce grappolo nell'Isotteo, che, tra l'altro, è infarcito di citazioni dirette dall'Intelligenza), e Pier Paolo Pasolini nel Canto Popolare (ne Le ceneri di Gramsci), dove però lo schema è ABABCDCDC, gli endecasillabi sono irregolari e le rime sostituite, in taluni casi, da semplici assonanze.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Pietro G. Beltrami, La metrica italiana, Bologna, Il mulino, 1991.