Museo del cristallo

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Museo del cristallo
Museo del cristallo.JPG
L'ingresso del Museo
Ubicazione
Stato Italia Italia
Località Colle di Val d'Elsa
Indirizzo Via dei Fossi (ex Area-Boschi)
Caratteristiche
Tipo Storico, etnografico
Apertura 2001
Sito web

Il Museo del cristallo, dedicato al cristallo, è un museo di Colle di Val d'Elsa, inaugurato nel 2001.

Edificio[modifica | modifica wikitesto]

I progettisti della struttura museale sono stati gli architetti Duccio Santini e Marcello Taddei. L'edificio è stato costruito inglobando la ciminiera dell'ex-vetreria "Boschi" e si sviluppa in più piani ipogei, dove quattro pilastri cilindrici sostengono il rudere della ciminiera; verso di essi convergono le travi reticolari in acciaio. La zona di ingresso, realizzata in cristallo, permettendo di cogliere lo sviluppo sotterrano, è preceduta da un'area pavimentata in travertino. All'interno è presente un ballatoio al primo livello. Una composizione di bicchieri di cristallo appesi a lunghi fili scende dal lucernario fino al livello del ballatoio.

Esposizione[modifica | modifica wikitesto]

L'esposizione illustra la storia della produzione del cristallo, dalle origini della produzione vetraria nel XIV secolo, con alcuni reperti di età medioevale, alle fabbriche impiantate nel XIX secolo a Colle di Val d'Elsa, con la produzione di vetri per l'ottica e di vetro dicroico, all'invenzione di un nuovo sistema di produzione di oggetti mediante "semiforme", e fino alle sperimentazioni per la realizzazioni del cristallo al piombo (1963) e alla moderna produzione di oggetti di design.

La storia della lavorazione del cristallo a Colle di Val d'Elsa[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1820 nacque a Colle di Val d'Elsa la prima fabbrica di cristalli, diretta dal francese Mathis, al quale subentrarono nel 1832 le vetrerie Schmidt, la cui produzione è rappresentata nel museo da numerosi oggetti di uso quotidiano. Nacquero e chiusero i battenti anche diverse altre aziende, tra le quali le "Vetrerie riunite" di Modesto Boschi, che produssero oggetti in vetro soffiato o pressato, anche colorato, e vetri incisi per mezzo della ruota di rame (con decorazioni a motivi floreali o tralci di vite, o personalizzazioni con scritte), con intaglio profondo, "a coste larghe", eseguito dove lo spessore del vetro lo consentiva. Negli anni trenta operarono presso le vetrerie Boschi gli incisori Mario Salvi e Nello Cigni, che introdussero figure e scene in chiaroscuro, circondate dal decoro vegetale.

Pezzi esposti[modifica | modifica wikitesto]

Nel piano ipogeo inferiore sono esposti gli antichi macchinari (pressa in ghisa, forno per la fusione, a crogiolo o a bacino, e forno per la ricottura), stampe e attrezzi (canna, "cardellina", "pontello", "maiosce", "mollere", pinze, forbici, "gnacchere"). Sono inoltre esposti 150 pezzi provenienti per lo più da collezioni private. Altri pezzi firmati da designer e artisti e realizzati in collaborazione con le aziende produttrici della città, sono esposti al secondo piano interrato.

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Musei Portale Musei: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di Musei