Monumento equestre a Giovanni Acuto

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Monumento equestre a Giovanni Acuto
Paolo Uccello 044.jpg
Autore Paolo Uccello
Data 1436
Tecnica affresco
Dimensioni 820×515 cm
Ubicazione Cattedrale di Santa Maria del Fiore, Firenze
Coordinate 43°46′23.64″N 11°15′21.57″E / 43.773232°N 11.255992°E43.773232; 11.255992Coordinate: 43°46′23.64″N 11°15′21.57″E / 43.773232°N 11.255992°E43.773232; 11.255992

Il Monumento equestre a Giovanni Acuto è un affresco (820x515 cm) di Paolo Uccello del 1436, situato nella parete interna sinistra del Duomo di Firenze. L'opera fa pendant al vicino Monumento equestre a Niccolò da Tolentino di Andrea del Castagno.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Giovanni Acuto era morto nel 1394 a Firenze, nel cui Duomo fu sepolto con grandi onori. In seguito, le spoglie furono traslate nella città natale dal figlio, su invocazione del sovrano inglese Riccardo II. In sua memoria la città di Firenze commissionò il ritratto equestre a Paolo Uccello, posto dove era tumulato il condottiero.

L'opera fu la prima che vide impegnato l'artista, di ritorno da Prato, nella cattedrale fiorentina, per la quale disegnò anche i cartoni per due vetrate (Resurrezione e Natività) e l'orologio a 24 ore della controfacciata. L'opera, che celebrava il condottiero inglese che aveva trionfato nelle guerre per Firenze Giovanni Acuto (John Hawkwood), venne completata in soli tre mesi.

In un primo momento agli Operai del Duomo il lavoro non piacque, e chiesero all'artista di rifarlo (28 giugno 1436). Il 31 agosto l'artista doveva aver apportato modifiche e ritocchi (non si sa riguardanti cosa, forse la cromia) e il lavoro venne considerato finito.

Al Gabinetto dei Disegni e delle Stampe degli Uffizi si conserva un disegno ritenuto in genere autografo, di preparazione all'affresco.

Nel 1524 l'affresco fu restaurato da Lorenzo di Credi, che dovette eseguire l'elegante cornice a grottesche.

Descrizione e stile[modifica | modifica wikitesto]

Il grande affresco mostra un monumento equestre ispirato vagamente alla statua di Marco Aurelio di Roma, punto di riferimento per tutte le statue equestri rinascimentali, soprattutto prima che Donatello e Andrea del Verrocchio riportassero in auge le tecniche necessarie per ricominciare a costruire veri e propri monumenti equestri.

L'opera è eseguita a monocromo (o verdeterra), per dare l'impressione di una statua bronzea. Mostra il condottiero, col bastone del comando, su un cavallo che tiene con le briglie e la sella, elementi della cavalcatura moderna che rivelano l'aggiornamento rispetto ai modelli offerti dalla scultura romana. Il cavallo procede all'ambio per cui alza contemporaneamente le zampe dallo stesso lato, il destro; era opinione del Vasari che ciò fosse un errore perché il cavallo non avrebbe potuto stare in piedi, ma la correttezza della posizione fu ribadita dal Baldinucci e dal Cicognara. L'irruenza del cavallo, trattenuta senza fatica dal condottiero, è tra gli elementi che sottolineano l'abilità del cavaliere ripresi poi da Donatello nel monumento equestre al Gattamelata.

L'affresco è impostato secondo due diversi impianti prospettici, uno per la base, scorciato dal basso, e uno frontale per il cavallo ed il cavaliere, che rendono la rappresentazione irreale ed enigmatica. La base ricorda un alto altare, con gli stemmi del condottiero, sopra il quale si trova il sarcofago dipinto, a sua volta sormontato dal monumento equestre. Sulla cassa si legge l'iscrizione : IOANNES ACVTVS EQVES BRITANNICVS DVX AETATIS SVAE CAVTISSIMUS ET REI MILITARIS PERITISSIMVS HABITVS EST. La firma dell'artista invece si trova sul bordo dell'altare: PAVLI VGIELLI OPVS.

Le figure risultano curate, auliche, ben trattate volumetricamente tramite un'abile stesura di luci e ombre col chiaroscuro, rese con un realismo di tipo "analitico", cioè con un'attenzione più rivolta alla somma delle parti che all'insieme sintetico della figura. Vi si nota inoltre una tendenza alla geometrizzazione delle forme, che dà all'insieme un effetto di raffinata astrattezza: l'effetto è quello di un condottiero simbolico e ideale, piuttosto che di un personaggio in carne ed ossa. Le luci, da sinistra, riprendono coerentemente l'illuminazione naturale proveniente dalla chiesa.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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