Monte San Giorgio

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Monte San Giorgio
Lake Lugano.jpg
Il Monte San Giorgio è la vetta sulla sinistra
Stato Svizzera Svizzera
Cantone Ticino Ticino
Distretto Distretto di Mendrisio
Altezza 1 097 m s.l.m.
Catena Alpi
Coordinate 45°54′50″N 8°56′59″E / 45.91389°N 8.949722°E45.91389; 8.949722Coordinate: 45°54′50″N 8°56′59″E / 45.91389°N 8.949722°E45.91389; 8.949722
Mappa di localizzazione
Mappa di localizzazione: Svizzera
Monte San Giorgio
Monte San Giorgio
Mappa di localizzazione: Alpi
Monte San Giorgio
Dati SOIUSA
Grande Parte Alpi Occidentali
Grande Settore Alpi Nord-occidentali
Sezione Prealpi Luganesi
Sottosezione Prealpi varesine
Supergruppo Catena Piambello-Campo dei Fiori-Nudo
Gruppo Gruppo Sette Termini-Piambello-San Giorgio
Sottogruppo Gruppo San Giorgio-Pravello
Codice I/B-11-II-B.2.c
Flag of UNESCO.svg Bene protetto dall’UNESCO
UNESCO World Heritage Site logo.svg Patrimonio dell'umanità
Monte San Giorgio
(EN) Monte San Giorgio
Lago di Lugano3.jpg
Tipo Naturalistico
Criterio N(i)
Pericolo Nessuna indicazione
Riconosciuto dal 2003
Scheda UNESCO (EN) Scheda
(FR) Scheda

Il Monte San Giorgio è un monte nel sud del Canton Ticino in Svizzera. Raggiunge un'altezza di 1097 metri s.l.m. e giace a cavallo del confine italo-svizzero, circondato da due rami del lago Ceresio (lago di Lugano, 271 metri). Il Monte fa parte di un piccolo gruppo montuoso che comprende il Prasacco, il Poncione d'Arzo o Pravello (1015 metri), su cui passa la linea di confine, e il Monte Orsa (998 metri) in territorio italiano.

Nel 2003 le rocce triassiche del Monte San Giorgio in territorio svizzero furono iscritte nel Patrimonio mondiale dell'UNESCO. Decisivi per la scelta del comitato preposto furono gli eccezionali ritrovamenti paleontologici distribuiti su sei livelli fossiliferi del Triassico medio risalenti a 237 e 247 milioni di anni (Ma), fatto che permise lo studio dell'evoluzione di alcune specie animali e vegetali nell'arco di milioni di anni. Nel 2010 il versante italiano è pure stato inserito nella World Heritage List[1], completando così il riconoscimento che il sito in territorio svizzero ricevette nel 2003. Sin dal XIX secolo vennero alla luce decine di migliaia di scheletri fossili di sauri marini e di pesci, tra cui numerose specie rare o addirittura uniche alle quali furono attribuiti nomi che ricordano toponimi locali come Daonella serpianensis, Serpianosaurus mirigiolensis, Serpianotiaris hescheleri, Tanystropheus meridensis, Ceresiosaurus, Ticinosuchus ferox, Besanosaurus leptorhynchus, Lariosaurus oppure nomi che ricordano i ricercatori che hanno lavorato sul Monte come Saurichthys curionii, Mixosaurus cornalianus, Macrocnemus bassanii, Neusticosaurus peyeri, Tintorina meridensis, Cymbospondylus buchseri.

La maggior parte dei reperti fossili è esposta presso il Museo dell'istituto di paleontologia dell'Università di Zurigo e a Meride, presso la nuova sede del Museo dei Fossili del Monte San Giorgio, edificata nel 2012 da Mario Botta, architetto di Mendrisio.

Introduzione geografica[modifica | modifica wikitesto]

Vie d'accesso[modifica | modifica wikitesto]

La regione del Monte San Giorgio comprende i comuni di Meride, Tremona, Arzo, Besazio, Riva San Vitale e Brusino Arsizio in territorio svizzero e i comuni di Clivio, Porto Ceresio, Saltrio, Viggiù e Besano in territorio italiano (Lombardia, provincia di Varese). Si accede al Monte da Mendrisio, seguendo la strada che porta ai 650 metri del Serpiano (frazione di Meride). Una seconda via d'accesso parte da Riva San Vitale, costeggia le rive del lago Ceresio sino a Brusino Arsizio, dove una funivia conduce sino a Serpiano. Da qui in circa 1.5 ore un sentiero porta alla vetta, passando per l'Alpe di Brusino. Il percorso escursionistico che da Meride conduce alla vetta del Monte richiede poco meno di 2 ore, lungo una comoda mulattiera di selciato. Salendo dal Serpiano (località Funivia) e da Crocefisso il sentiero è più impervio.

Il sentiero didattico geo-paleontologico[modifica | modifica wikitesto]

Lungo il sentiero didattico geo-paleontologico del Monte San Giorgio[2] (13.5 km, 4.5 ore) è possibile ripercorrere la storia geologico-paleontologica del Monte San Giorgio grazie ad una serie di tavole esplicative poste lungo il percorso. Il punto di partenza è la chiesa di San Silvestro, nel borgo di Meride, dove è possibile visitare il Museo dei Fossili. In percorso circolare attorno al Monte attraversa dapprima in direzione Nord-Est le frazioni di Fontana, Spinirolo e Crocefisso per poi giungere in località Serpiano. Si prosegue quindi lungo la strada che porta alla funivia (650 metri). Si procede poi verso l'Alpe di Brusino e la località Gaggio (771 metri). Si devia quindi in direzione di Pozzo (812 metri) e si scende fino a Albertina (Riva San Vitale) per poi concludere l'itinerario a Meride.

150 anni di storia degli scavi paleontologici[modifica | modifica wikitesto]

I primi scavi in territorio italiano[modifica | modifica wikitesto]

A metà Ottocento il geologo Giulio Curioni[3], tra i fondatori della Società Italiana di Scienze Naturali, fu il primo a menzionare la presenza di pesci fossili negli scisti di Besano[4]. La prima pubblicazione scientifica sui fossili del Monte San Giorgio risale al 1854[5] e fu redatta da Emilio Cornalia. Nel 1863 il geologo e paleontologo Antonio Stoppani iniziò i primi scavi nella Formazione di Besano in località Vallone a Besano[6]. Tra il 1866 e il 1878, sotto la direzione di Emilio Cornalia, allora direttore del Museo Civico di Storia Naturale di Milano e presidente della Società Italiana di Scienze Naturali, continuarono gli scavi nella medesima località. La prima pubblicazione[7] riguardante questa campagna di scavo risale a Francesco Bassani (1886). Alcuni anni più tardi, durante i lavori d'estrazione a scopo industriale degli scisti bituminosi, dai quali si ricavava tramite distillazione a freddo il Saurolo, vennero alla luce ulteriori fossili di pesci e di rettili.

Bernhard Peyer e Emil Kuhn-Schnyder[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1919 il paleontologo e zoologo Bernhard Peyer, su consiglio dall'amico paleontologo di Monaco Ferdinand Broili s'interessò per la prima volta dei fossili del Monte e diede in seguito un impulso decisivo alla ricerca scientifica, facendo del San Giorgio il Monte dei Sauri. Dal 1924, grazie ad un credito di 1000 franchi[4], l'Università di Zurigo iniziò gli scavi scientifici. Sino al 1975 ebbero luogo una cinquantina di campagne sistematiche di scavo a cielo aperto che portarono alla luce numerosissimi fossili. Nel 1925 Emil Kuhn-Schnyder, allora assistente di Bernhard Peyer, prese per la prima volta parte agli scavi. Negli anni Trenta Bernhard Peyer offrì a Fritz Buchser[8], scalpellino di Meride, una formazione quale preparatore paleontologico. Quest'ultimo lavorò poi al suo fianco per ben 47 anni, cercando e preparando i fossili del Monte San Giorgio. Grazie al suo intuito si scoprirono gli strati fossiliferi della Cassina. Nel 1956 Emil Kuhn-Schnyder fu promosso a direttore dell'Istituto di paleontologia dell'Università di Zurigo. Tra le campagne di scavo più significative dal profilo scientifico v'è quella condotta da Emil Kuhn-Schnyder nella località Mirigioli (Punto 902) tra il 1950 e il 1968[9][10][11][12]. La campagna di scavo interessò inizialmente una superficie di 240 m2 e mostrò per la prima volta la distribuzione delle numerose specie di fauna e flora lungo l'intero profilo della Zona Limite Bituminosa[12].

Gli scavi recenti[modifica | modifica wikitesto]

Dal 1975 il Museo civico di Storia Naturale di Milano riprese le ricerche nella Formazione di Besano in località Vallone e Rio Ponticelli a Besano.Nel 1990 un secondo gruppo di ricerca del Dipartimento di Scienze della Terra dell'Università degli Studi di Milano, sotto la direzione di Andrea Tintori, iniziò scavi nella Kalkschieferzone (Calcare di Meride)[13]. Il Museo di Induno Olona collaborò agli scavi in località Ca' del Frate (Viggiù). Parallelamente, tra il 1976 e il 2001, sotto la direzione di Hans Rieber, professore di paleozoologia al Politecnico federale e all'Università di Zurigo, fu rielaborato il materiale delle precedenti campagne di scavo, concentrandosi sullo studio dei pesci fossili[4]. Hans Rieber iniziò una nuova campagna di scavo nel 1983-1984 in località Val Stelle a Meride, dedicandosi ai fossili invertebrati[14] tra cui le Daonelle[15] e le Ammoniti, che si rivelarono eccezionali fossili guida, utili quindi alla datazione degli strati sedimentari. Andrea Tintori tra il 1996 e il 2003 condusse varie campagne su territorio svizzero e italiano, contribuendo in particolare allo studio dei pesci[16][17][18][19] del Triassico medio (Kalkschieferzone). Parallelamente l'Università di Zurigo, sotto la direzione di Heinz Furrer, curatore dal 1994 del Museo dell'università, condusse numerose campagne di scavo negli strati sedimentari della Kalkschieferzone in località Val Mara[20][21] e Acqua del Ghiffo[22][23]. Il dipartimento di Scienze della Terra dell'Università di Milano e il Museo di storia naturale di Milano affiancarono il gruppo di ricercatori di Zurigo e indagarono le rocce della Formazione di Besano.

Dal 2006 al 2012, in territorio svizzero, il Museo cantonale di storia naturale di Lugano sotto la direzione di Rudolf Stockar condusse altre ricerche e scavi scientifici. Dal 2010 in poi, in località Cassina e Val di Sceltrich, ebbero luogo gli ultimi scavi del Museo di storia naturale di Lugano[8], affiancato da studenti di altre università e da volontari.

Introduzione geologica[modifica | modifica wikitesto]

Le Alpi Meridionali[modifica | modifica wikitesto]

La catena delle Alpi Meridionali, lunga oltre 500 km e larga 50-150 km, si estende da Ivrea (a Ovest) sino alla Slovenia occidentale (a Est)[24]. Si tratta di un margine continentale passivo contraddistinto da una catena a falde sovrapposte con trend Est-Ovest e vergenza verso Sud. Le Alpi Meridionali sono il fronte orogenico meridionale delle Alpi[25]. Verso Nord la catena è tagliata dalla Linea Insubrica, una discordanza tettonica regionale che la divide dal massiccio centrale delle Alpi. Verso Ovest il contatto col massiccio centrale è marcato dalla Linea del Canavese, mentre verso Est la Catena interferisce con le Alpi Dinariche[26]. A Sud il fronte di catena è sommerso sotto i depositi tardo e post orogenici della Pianura Padana.

  • Periodo Ercinico: Il basamento cristallino roccioso delle Alpi Meridionali risale al periodo precedente il Carbonifero superiore e mostra due deformazioni sovrapposte. La più antica è riconducibili all'Orogenesi Ercinica, la più recente all'Orogenesi Alpina. Nelle Alpi Meridionali il grado metamorfico aumenta gradualmente da Est verso Ovest, suggerendo un progressivo passaggio da zone di catena esterne verso zone interne.
  • Mesozoico inferiore: I modelli strutturali delle Alpi Meridionali mostrano una serie di strutture compressive con trend Est-Ovest e faglie del Mesozoico inferiore con trend Nord-Sud che tagliano la catena. Quest’ultmine sono correlate al sistema distensivo tra le placche tettoniche Adria e Eurasia e furono riattivate nei periodi geologici successivi, favorendo repentini cambiamenti di facies e di spessore delle formazioni mesozoiche.
  • Triassico e Giurassico inferiore: Durante questo periodo si formarono i domini principali delle Alpi Meridionali, inizialmente con cambiamenti locali di facies e poi con la formazione di bacini sedimentari, alti strutturali sommersi e plateau carbonatici. Nel Bacino Lombardo ebbero origine strutture distensive e faglie ad alto angolo d’immersione tra cui la Faglia del Lago Maggiore e la Faglia di Lugano. Si formarono una serie di alti strutturali come l’Alto di Arbostora e profondi bacini sedimentari come il Bacino del Monte Generoso[27][28]. Il Triassico medio, in particolare l’Anisico, fu caratterizzato da un incremento dell’attività tettonica distensiva che diede origine a estese piattaforme carbonatiche e di scogliere. Il primo evento di sedimentazione bacinale avvenne tra l'Anisico e il Ladinico con la deposizione della Formazione di Besano (Zona Limite Bituminosa). La faglia normale di Lugano (Linea di Lugano), ad Est del Monte San Giorgio, ebbe origine tra il Norico e il Giurassico inferiore. Questa faglia con andamento Nord-Sud divide l’alto strutturale di Arbostora dal Bacino del Monte Generoso[25][29] ed è caratterizzata da un’immersione verso Est e da un movimento verticale stimato in 7 km. All’interno della Dolomia Principale, che interessava tutto il dominio delle Alpi Meridionali, intensi processi sin-sedimentari originarono brecce tettoniche di ambiente marino come la Macchia Vecchia[30] e il Broccatello[30]. Nel Retico superiore continuò la sedimentazione carbonatica all’interno del Bacino Lombardo in un ambiente marino lagunare aperto.
  • Giurassico – Cretacico inferiore: Tra il Giurassico e il Cretacico inferiore si aprì l’oceano della Tetide[31]. La Dolomia Principale fu interessata da faglie normali e ebbero origine numerosi bacini marini. In questo periodo il profilo Est-Ovest delle Alpi Meridionali mostrava tre province tettoniche: la Piattaforma Veneta (a Est), il Bacino Lombardo e i settori Canavese e Biellese (a Ovest)[31]. Il Bacino Lombardo subì un’elevata subsidenza e sprofondò sotto la soglia di compensazione di calcite e aragonite, favorendo la deposizione di radiolariti silicee. Nello stesso periodo, in corrispondenza degli alti strutturali, sedimentarono i calcari ammonitici (Rosso Ammonitico).
  • Cretacico superiore e Terziario inferiore: Cambiamenti climatici tardo Cretacici favorirono la sedimentazione dei calcari micritici della Formazione Maiolica[32]. Il margine continentale fu interessato da processi compressivi dovuti alla convergenza tra Adria e Europa. Il margine si deformò progressivamente dando origine alla catena a falde sovrapposte delle Alpi Meridionali e formando le Anticlinali Orobiche, una complessa serie di pieghe regionali e ampi sovrascorrimenti.
  • Terziario: I movimenti trascorrenti lungo la Linea Insubrica separavano il sistema Orobico delle Alpi Meridionali dall’area metamorfica alpina. La Molassa Sudalpina fu il prodotto di disgregazione dovuto all’orogenesi, all’innalzamento e alla successiva erosione tardo-Terziaria delle Alpi Meridionali. I conglomerati e le arenarie della Molassa Sudalpina si depositarono lungo i bordi e le scarpate in profondi bacini sedimentari. Nei contrafforti Lombardi la serie Oligocene-Miocene comprende dal basso verso l’alto la Formazione di Chiasso e il Gruppo della Gonfolite Lombarda[33]. Queste formazioni sono separate da una discordanza con uno hiatus sedimentario di 7 Ma. Si tratta del retroscorrimento regionale vergente verso Nord della Gonfolite Lombarda, d'età Tortoniano[34].

Il Monte San Giorgio nel contesto Sudalpino[modifica | modifica wikitesto]

Luogo deposizionale dei sedimenti della Zona limite bituminosa (Anisico-Ladinico). In nero gli strati di scisto bituminoso

Il Monte San Giorgio si trova nella parte occidentale della catena delle Alpi Meridionali in corrispondenza dell'Alto di Arbostora[25]. Il sottosuolo è caratterizzato dalla sovrapposizione strutturale di due Falde Orobiche (inferiore e superiore)[25]. Da Nord verso Sud, come mostrato nella carta geologica del Ticino meridionale[25][35], le rocce affioranti del San Giorgio sono vieppiù giovani. La porzione settentrionale del Monte presenta uno zoccolo cristallino pre Permiano formato da gneiss e da affioramenti permiani con rocce vulcaniche (andesiti, rioliti e ignimbriti). Salendo da Nord verso la cima del Monte e scendendo poi sino alla località di Meride si incontano le sequenze sedimentarie triassiche. Proseguendo verso Sud, in località di Arzo, affiorano sedimenti del Giurassico inferiore. La successione sedimentaria è tagliata da faglie normali tardive con andamento Nord-Sud[35]. La giacitura dei sedimenti ha un’immersione di circa 30° verso Sud e le sequenze sedimentarie Triassico-Giurassiche sprofondano quindi sotto i depositi quaternari della Pianura Padana. Stratificazioni bituminose simili a quelle del San Giorgio sono state infatti riscontrate a 4500 metri di profondità nei pozzi perforati da AGIP[36] (gruppo ENI) in località Gaggiano[37] e Trecate-Villafortuna[38] per la ricerca e la coltivazione di idrocarburi liquidi. A Sud del confine italo-svizzero affiorano infine i depositi del Gruppo della Gonfolite Lombarda[33], che delimitano verso Nord il fronte strutturale di un retroscorrimento regionale.

La laguna triassica del Monte San Giorgio[modifica | modifica wikitesto]

Oltre 230 milioni d'anni fa la regione del Monte San Giorgio si trovava 20 gradi a Nord dell'equatore lungo la costa settentrionale del mare della Tetide[39][40]. Vi erano zone d'acqua bassa, banchi sabbiosi e alcune isolette che separavano lagune poco profonde dal mare aperto[41]. Sui fondali di una laguna subtropicale profonda 30-100 metri ed estesa 10-20 km con ristretta circolazione d'acqua[21] si depositarono in assenza di ossigeno le rocce sedimentarie della Formazione di Besano (Zona Limite Bituminosa). Le condizioni climatiche, simili a quelle degli attuali Caraibi, erano ti tipo monsonico e l'acqua aveva una temperatura di 22-25 °C. Gli animali morti finivano sui fondali anossici della laguna e successivamente venivano ricoperti dal fango. Per questo motivo al giorno d'oggi è possibile ritrovare scheletri fossili completi e perfettamente conservati. Se i fondali marini avessero costituito un ambiente favorevole alla vita, le carcasse sarebbero ben presto state divorate e si sarebbero inesorabilmente degradate. All'interno della fanghiglia i batteri distrussero lentamente la pelle, le squame e (spesso) le parti molli delle carcasse. Gli scheletri degli animali si conservarono invece sino ai giorni nostri. L'ambiente acquatico tipico della parte bassa e media della Zona Limite Bituminosa era di tipo salino, la parte alta presentava invece un regime meno salino.

Successione litostratigrafica[modifica | modifica wikitesto]

Profilo geologico Nord-Sud del Monte San Giorgio
Profilo litostratigrafico del Monte San Giorgio
Profilo litostratigrafico Permiano-Giurassico della regione del Monte San Giorgio, secondo Commissione scientifica transnazionale Monte San Giorgio 2014, modificato[42][43][44]. In grigio: scisti bituminosi, *=letti di cenere vulcanica, U=superiore, M=media, L=inferiore
Ma Formazioni Giurassiche
Formazione Periodo
Rosso Ammonitico U. Liassico (Toarciano)
L.
205 Macchia Vecchia e Broccatello

Formazione Moltrasio (Calcare Selcifero Lombardo)

Liassico

(Hettangiano – Sinemuriano[45])

208 Formazioni Triassiche
Triassico superiore
Serie di Tremona Triassico superiore (Retico)
225 Dolomia Principale Triassico superiore (Norico)
235 Marne del Pizzella Triassico superiore (Carnico)
239 Triassico medio
Kalkschieferzone (*) U. Calcare

di Meride

Triassico medio

(Anisico – Ladinico)

239.51

± 0.15

M.
L.
Sceltrich
"Banda dolimitica"
240.63

± 0.13

Cassina (*)
241.07

± 0.13

Cava superiore

(Acqua del Ghiffo*)

Cava inferiore (Val Serrata, Acqua del Ghiffo)
Calcare di Meride inferiore
Dolomia del San Giorgio
241.2

242.1

± 0.6

Zona Limite Bituminosa (*)

(Formazione di Besano)

Dolomia del San Salvatore

(Dolomia Albiga)

Formazione di Bellano[46]
247 ? Triassico inferiore
Servino Triassico inferiore
250 Formazioni Permiane e basamento
280 Andesiti, rioliti e ignimbriti Permiano
300 Basamento cristallino (gneiss) pre Permiano

Basamento e formazioni Permiane[modifica | modifica wikitesto]

Basamento cristallino (pre Carbonifero, > 300 Ma; Ma = milioni d'anni): il basamento cristallino insubrico è costituito da gneiss, metamorfizzati duranti l'Orogenesi Varisica[47]. Questa unità affiora spesso a Nord del lago di Lugano (Melide e Morcote). Nella regione del San Giorgio vi sono affioramenti tra la dogana di Brusino Arsizio e Porto Ceresio[4].

Rocce magmatiche e vulcaniche (Permiano, 260-299 Ma): lave e rocce piroclastiche permiane di composizione riolitica e andesitica. Salendo da Brusino Arsizio in direzione del Serpiano la prima litologia affiorante è un'andesite molto degradata chiamata porfirite, più in alto affiora invece una roccia riolitica detta porfido quarzifero. Entrambe le rocce vulcaniche si formarono da rapida cristallizzazione di lave. Ad occhio nudo è facile distinguere le due rocce: le porfiriti hanno un colore di degradazione rosso-violaceo e tessitura microcristallina omogenea, il porfido quarzifero è invece di colore marroncino e ha una tessitura leggermente porfirica (con due o più generazioni di minerali di diversa granulometria). I minerali più grandi sono feldspati (color bianco) e biotiti nere, immersi in una matrice a grana fine. I porfidi contengono più quarzo rispetto alle porfiriti.

Formazioni Triassiche[modifica | modifica wikitesto]

Serie sedimentaria triassica (208-247 Ma): numerose fratture si aprirono all'interno del supercontinente Pangea. Tra il continente africano a Sud e quello euroasiatico a Nord si formò un bacino nel quale si insinuò, partendo da Est, un braccio di mare della Tetide. Questo spiega il passaggio da rocce vulcaniche, nella parte bassa del Monte, a rocce sedimentarie, nella parte alta.

Servino (Permiano superiore-Triassico inferiore, 250 Ma): litologia di spessore limitato, inferiore alle due precedenti, sovente ricoperta da depositi quaternari e difficilmente osservabile. Alla base vi sono sedimenti litorali trasgressivi arenacei e conglomeratici in contatto erosivo con le facies continentali permiane. La formazione presenta spesso breccie arcosiche a clasti riolitici ed è caratterizzata da componenti spigolose a granulometria variabile immerse in una matrice vulcanica microcrostallina.

Formazione di Bellano (Triassico medio, Anisico medio-superiore): depositi silicoclastici conglomeratici e arenacei di colore rossastro. Si tratta di depositi alluvionali, fluviali o deltaici che indicano un incremento dell'attività tettonica nella regione con successivo innalzamento del suolo ed erosione.

Dolomia del San Salvatore detta pure Dolomia Albiga (Triassico medio, Anisico medio/superiore-Ladinico): dolomia di piattaforma carbonatica marina[48], che testimonia l'inizio di un'ulteriore fase di trasgressione. Questa formazione è ciò che resta di un'antica barriera corallina o di una piattaforma carbonatica d'acqua bassa che separava il bacino del San Giorgio dal mare aperto. Alla base vi sono componenti sabbiose immerse in una matrice calcitica (poi dolomitizzata) formata da organismi marini di barriera tra cui bivalvi, lumache, coralli, spughe, granchi, crinoidi e alghe rosse.

Formazione di Besano detta pure Zona Limite Bituminosa o Grenzbitumenzone[49] (degli autori svizzero tedeschi) (Anisico superiore-Ladinico inferiore): è tra le formazioni sedimentarie che hanno reso famoso il Monte San Giorgio a livello mondiale. Datazioni[50][51][52] dei minerali di zircone contenuti in strati di cenere vulcanica (bentonite) hanno permesso di datare la roccia in 241.2 e 242.1 ± 0.6 Ma[50]. La Formazione di Besano costituisce uno fra i migliori esempi al mondo di un particolare giacimento fossilifero chiamato giacimento di conservazione (sottotipo stagnazione, tipo di biofacies letalpantostrato). La laguna del San Giorgio era nel lontano Triassico un lembo di mare della Tetide, protetto dal mare aperto dalla barriera corallina del San Salvatore. La profondità della laguna variava tra 30 e 100 metri[21], le acque erano calde e relativamente calme, tanto da rappresentare un ambiente favorevole per una numerosa fauna e flora. Negli scisti sono stati ritrovati fossili tipici di terraferma, come rami di conifere primitive, pollini[53] e rettili terrestri[54]. La laguna non distava quindi molto dalla terra emersa. Gli scisti bituminosi sono rocce di colore nero, ricche in bitume e in materia organica. Generalmente è difficile ottenere sedimenti ad alto contenuto organico perché, in presenza d'ossigeno, il materiale si degrada. Gli strati d'acqua al fondo della laguna del San Giorgio erano perlopiù disaerobici con periodi anossici[55][56]. L'allineamento di alcuni fossili di pesce e quindi una leggera circolazione d'acqua sembrano supportare questa ipotesi. Si pensa inoltre che i fondali fossero pressoché abiotici, con poche tracce di bioturbazione[55]. Le carcasse di pesci e di rettili si depositarono sui fondali, senza essere divorate e senza degradarsi, permettendo così la loro conservazione sino ai giorni nostri. La sedimentazione di questa formazione richiese un lasso di tempo assai lungo, tanto che in pochi millimetri di roccia sono racchiusi migliaia di anni. La Formazione di Besano ha uno spessore di 15-16 m ed è costituita da un'alternanza di strati chiari di dolomia, spessi circa 30 cm e proveniente dalla barriera corallina del San Salvatore, e di livelli scuri di scisto bituminoso con una stratificazione assai sottile, detta laminazione. Gli scisti della Zona Limite Bituminosa hanno valori molto elevati di TOC (contenuto totale di carbonio organico) che raggiungono addirittura il 44%[57][58][59], valori medi di TOC del 4% e contenuti di zolfo sino al 10%. Il potenziale di generazione di idrocarburi fu stimato in 330'000 tonnellate di HC per km2[60]. Nell'area del San Giorgio i sedimenti della Formazione di Besano sono marginalmente maturi[24][61] a causa di un ridotto ricoprimento sedimentario.

Dolomia del San Giorgio (Triassico Medio, Ladinico): formazione carbonatica di piattaforma (successivamente dolomitizzata) spessa 60 metri, depositatasi in ambiente d'acqua bassa e ricca di alghe.

Calcare di Meride (Triassico medio, Ladinico): a seguito dei processi estensionali la Tedite si ingrandì ulteriormente, i fondali marini divennero più profondi e scesero sotto la zona fotica, arrestando la crescita della barriera corallina. Nel bacino si depositò una spessa (400-600 metri) unità carbonatica, il Calcare di Meride, che inizia con il Carlare di Meride inferiore (90[62]-150[21] metri). Il calcare è perlopiù omogeneo, con stratificazioni di spessore variabile interrotte da sedimenti ricchi in scisto bituminoso oppure da letti di bentonite giallastra[4][21]. La bentonite è una roccia tufacea di struttura plastica derivante dalla compattazione di ceneri vulcaniche. Questi orizzonti sono molto importanti perché permettono una precisa datazione della roccia e costituiscono dei "marker" temporali a livello regionale. Nel Calcare di Meride si distinguono inoltre quattro livelli principali bituminosi, elencati dal basso verso l'alto: Cava inferiore, Cava superiore (241.07 ± 0.13 Ma[44]), Cassina (240.63 ± 0.13 Ma[44]) e Sceltrich[63][64]. Il valore medio di TOC (contenuto totale di carbonio organico) del Calcare di Meride è pari al 0.8%[57].

Kalkschieferzone Calcare di Meride superiore (Triassico medio, Ladinico superiore): parte superiore del Calcare di Meride[62][65] dello spessore di 120 metri. La datazione di un letto di cenere vulcanica nella parte intermedia della Kalkschieferzone indica un'età di 239.51 ± 0.15 Ma[44]. Sono stratificazioni calcaree scistose con abbondanti componenti clastiche derivate da processi erosivi. Il luogo di deposizione era una laguna poco profonda, con grandi variazioni stagionali di salinità[66]. Litologie simili in Lombardia occidentale sono denominate Formazione di Cunardo.

Marna del Pizzella (Triassico superiore, Carnico): marne grigie fogliettate oppure marne bituminose nerastre, talora con resti di pesci e crostacei, intercalate a strati maggiormente carbonatici di spessore da centimetrico a decimetrico. Questa formazione costituisce un orizzonte spesso poche decine di metri, che presenta una maggiore erodibilità rispetto alle unità adiacenti.

Dolomia principale (Triassico superiore, Norico): la trasgressione marina tardo Triassica favorì la deposizione di uno spesso pacchetto di roccia carbonatica (poi dolomitizzata), chiamata Dolomia Principale[49] (Hauptdolomit degli autori svizzero tedeschi). L'ambiente di deposizione era una piattaforma carbonatica ampia migliaia di km2, i carbonati sedimentarono in condizioni di ipersalinità in un ambiente tipo Sabkhah[67]. Il sistema estensionale assunse un trend Est-Ovest, formando una serie di faglie orientate Nord-Sud all'interno della dolomia. Nella regione del Monte San Giorgio essa affiora sul Poncione d'Arzo. Nel Mendrisiotto in questa epoca si depositarono sedimenti di mare profondo (Bacino del Monte Generoso) vicino a sedimenti tipici d'acqua bassa (Alto di Arbostora, Arzo).

Formazioni Giurassiche[modifica | modifica wikitesto]

Serie di Tremona, Breccia d'Arzo (Triassico superiore-Liassico, Retico - Hettangiano/Sinemuriano): breccia sedimentaria a tessitura porfirica con clasti macroscopici dolomitici spigolosi, provenienti dalla Dolomia principale, immersi in una matrice sedimentaria a grana fine e colore rosato. La colorazione della matrice è d'origine secondaria, successiva quindi alla deposizione, ed è riconducibile all'ossidazione dei minerali d'ematite. Questa roccia fa parte della cosiddetta Serie di Tremona. Movimenti distensivi portarono alla fessurazione delle rocce carbonatiche già solidificate, sotto la spinta idrostatica dell'acqua, si verificò un riempirono delle fessure con i sedimenti più giovani sovrastanti e con frammenti di dolomia. Si parla di fessure d'iniezione. Nella regione d'Arzo, la breccia mostra sino a sei generazioni di fessure e riempimenti. I resti fossili contenuti nella roccia comprendono tra l'altro brachiopodi, crinoidi e ammoniti.

Rosso Ammonitico (Liassico, Toarciano medio-superiore): alla fine del Toarciano all'interno del Bacino Lombardo cessarono i processi distensivi e s'instaurò una fase regressiva del livello del mare. I tassi di sedimentazione si ridussero da varie centinaia di metri a 10 metri per Ma. Nelle aree di alto strutturale (Arzo) si depositarono calcari marnosi nodulari e marne rossastro-verdognole ad alto contenuto fossilifero (tra cui ammoniti e bivalvi), chiamati Rosso Ammonitico (Concesio). La sedimentazione fu spesso interrotta da eventi erosivi.

Fauna e flora fossile[modifica | modifica wikitesto]

Fossile di Pachypleurosaurus (20 cm)
Fossile di Saurichthys curionii
Cranio e vertebre di Besanosaurus leptorhynchus

In oltre 150 anni di studi scientifici al Monte San Giorgio, nella successione rocciosa che ricopre un periodo di 12 Ma, sono stati ritrovati oltre 20'000 reperti fossili tra cui circa 25 specie di rettili, 100 specie di pesci[13], centinaia di specie di invertebrati, vegetali e microorganismi. Col trasccorrere del tempo i ricercatori riuscirono a preparare, cioè a liberare dalla matrice rocciosa, fossili sempre più piccoli. Per questo motivo, nei primi anni la ricerca si concentrò su fossili di vertebrati tra cui rettili e pesci di grandi dimensioni, si passò poi allo studio di pesci di piccole dimensioni e, recentemente, di insetti e microorganismi. Nelle rocce del San Giorgio i fossili vertebrati presentano un grado di conservazione eccezionalmente buono[22][68] e spesso scheletri completi. In alcuni pesci Saurichthys è visibile addirittura l'apparato gastrointestinale[69]. Sono stati inoltre ritrovati embrioni fossili straordinariamente conservati sia di pesci[70][68] che di rettili[71][72].

Tra i ritrovamenti più recenti vi è uno tra i primi insetti fossili a livello mondiale[66][73][74] d'origine triassica, la Tintorina meridensis, una zanzara lunga 17 mm. Tra il 2012 e il 2016 furono trovati embrioni di Saurichthys[68], piccoli insetti Apterigoti[66], due pesci del nuovo genere Ticinolepis longaeva[43] e Ticinolepis crassidense[43] e numerosi microorganismi.

I fossili di vertebrati si trovano sia negli scisti bituminosi che nei litotipi dolomitici, gli invertebrati invece unicamente in quelli dolomitici. Al Monte San Giorgio si distinguono i seguenti sei livelli fossiliferi principali, elencati dal basso verso l'alto:

  • Formazione di Besano o Zona Limite Bituminosa
  • Cava inferiore (Calcare di Meride)
  • Cava superiore (Calcare di Meride)
  • Cassina (Calcare di Meride)
  • Sceltrich (Calcare di Meride)
  • Kalkschieferzone (Calcare di Meride)

Formazione di Besano[modifica | modifica wikitesto]

Particolarmente ricca di fossili è la parte centrale della Formazione di Besano (Zona Limite Bituminosa) che al Monte San Giorgio veniva cavata originariamente nelle miniere di Val Porina e Tre Fontane. Tra i ritrovamenti principali di rettili si annoverano Pachipleurosauri[5][75][76][77][78][79][80] (lunghi 30-50 cm), Notosauri[77][79][81][82][83][84][85][86] (simili ai Pachipleurosauri ma di dimensioni maggiori, sino a 4 metri), Ittiosauri[6][7][70][72][87][88][89][90][91][92][93] (grandi sauri marini lunghi sino a 6 metri, Besanosaurus), vari esemplari di Tanystropheus[94][95][96][97] e Placodonti[98][99][100][101][102] (come Cyamodus hildegardis). Provenienti dagli stessi strati vi sono altri rettili Sauropterygi[62][78][103][104][105][106][107][108] e sauri esclusivamente terrestri come Ticinosuchus ferox[54] e Macrocnemus[109][110][111]. I principali pesci fossili sono Saurichthys[22][68][76][112][113][114], Birgeria[115][116][117] e Chondrichthyes[5][118][119] (squali). Compaiono inoltre numerosi altri pesci tra cui Attinopterigi perleidiformi[19][120][121], Dipteronotus[19] (ritrovato in località Ca' del Frate) e Felberia[122]. Nei banchi di dolomia vi sono pure resti di invertebrati, alcune alghe calcaree e rare piante come conifere (Voltzia, Elatocladus[123]). Grazie alla presenza di numerosi fossili guida come Ammoniti[11][14][62][124], conchiglie del genere Daonella[15][125][126][127][128][129] e Radiolari è stato possibile datare con precisione l'età della Zona Limite Bituminosa che risale al Triassico intermedio (Anisico-Ladinico).

Calcare di Meride[modifica | modifica wikitesto]

Negli strati più recenti del Triassico medio del Monte San Giorgio appaiono fossili di rettili e numerosi pesci di piccole dimensioni[4]. Vi fu comunque un progressivo peggioramento delle condizioni di vita all'interno della laguna. Negli strati della Cava inferiore furono ritrovati pesci Attinotterigi e Saurichthys, Pachipleurosauri, nonché altri Sauropterigi. Dagli stati della Cava superiore furono estratti pesci Attinotterigi e Saurichthys, Notosauri, Neusticosauri e Ceresiosauri. Negli strati della Cassina furono ritrovati grandi fossili di Neusticosaurus edwardsii[5][77][79][80] (noto anche come Pachypleurosaurus) e esemplari di Notosauri,Ceresiosauri, Macrocnemus, Tanystropheus, numerosi pesci ossei e Saurichthys. Negli strati di Sceltrich[63][64] si trovarono pesci, ossa e denti di Sauropterigi, bivalvi, gastropodi e crostacei, tra cui Meridecaris ladinica[64]. Nella Kalkschieferzone[21] sono stati ritrovati numerosi pesci di piccole dimensioni tra cui Attinotterigi, granchi[130], crostacei, coproliti, resti di piante e resti di rettili tra cui Lariosauri e Notosauri. Si annovera pure il ritrovamento di numerosi microorganismi fossili[64] del gruppo Foraminiferi e Radiolari, cioè piccoli organismi planctonici unicellulari con guscio siliceo inferiore a 1 mm. Tra le ultime indagini vi è lo studio delle comunità batteriche[63].

Miniere e cave[modifica | modifica wikitesto]

Le cave di scisto bituminoso[modifica | modifica wikitesto]

Nella seconda metà del 1700 gli amministratori della città di Milano incoraggiarono la ricerca di combustibile fossile nelle valli della Lombardia. Dal 1774 al 1790 un certo Valsecchi di Lecco iniziò gli scavi in una vecchia miniera di Besano. Questa è la prima testimonianza di sfruttamento minerario industriale nella regione del San Giorgio. Gli scisti bituminosi furono studiati per un eventuale estrazione di combustibile e più tardi di gas naturale destinato all'illuminazione delle strade di Milano (studio tecnico del 1830). A partire dal 1902 su territorio italiano e dal 1909 (data di fondazione della Società anonima Miniere Scisti Bituminosi di Meride e Besano) su territorio svizzero, fu estratto dalle rocce bituminose un olio dalle grandi proprietà terapeutiche e curative chiamato Saurolo (Ammonium sulfosaurolicum). A Serpiano, in località Tre Fontane, e a Meride, in località Val Porina, videro la luce numerose miniere i cui cunicoli nel 1948 raggiunsero un'estensione di 1700 metri[131] e dove erano impiegati 30 minatori[132]. Dalla roccia fu estratto l'8% di olio[131] (74–85 litri di olio per tonnellata di scisto), l'8-9% di gas impuri e il 2-3% di fluidi ricchi in ammoniaca. Durante la seconda guerra mondiale si studiò la possibilità di estrarre carburante. I costi di produzione avrebbero però superato di ben 10 volte il prezzo dei prodotti allora disponibili in commercio[4]. La produzione continuò con valori annui di 36 e 626 tonnellate di scisti, con una produzione media di 300-400 tonnellate. Ciò permise di ottenere da 3 a 50 tonnellate all'anno di olio grezzo. Le riserve accertate di materia prima erano pari a 1.6 milioni di tonnellate, corrispondenti a 128'000 tonnellate d'olio. La roccia veniva trasportata nella fabbrica dello Spinirolo a Meride dove, seguendo un brevetto della Società Anonima, era distillata a secco. Successivamente l'olio era purificato con acido solforico, seguendo un processo detto di solfonazione. Il prodotto finale era simile ad un altro unguento chiamato Ittiolo, prodotto a Seefeld (Austria). Secondo gli scritti del tempo, il Saurolo aveva grandi poteri asettici, lo si utilizzò per curare malattie della pelle e conobbe una grande diffusione tra le truppe italiane durante la Campagna militare d'Africa. Dopo la seconda guerra mondiale la concorrenza sempre più agguerrita dei prodotti esteri e la morte del direttore Piero Neri Sizzo[132] impose la chiusura dello stabilimento di Meride.

Le cave d'Arzo[modifica | modifica wikitesto]

Presso il comune di Arzo fu estratta una breccia sedimentaria comunemente (e erroneamente) chiamata Marmo d'Arzo. L'inizio dell'attività estrattiva risale attorno al 1300. Le cave furono gestite per oltre 200 anni e sino a tempi recenti dalla famiglia Rossi (ditta Rossi & Cie.), la quale si occupò dell'estrazione e della lavorazione del "marmo". A partire dagli anni '20 del secolo scorso, grazie a moderni strumenti di lavorazione quali il monolama e la fresa, la ditta Rossi rese efficace e produttiva l'attività nelle cave. La breccia sedimentaria si formò nel Giurassico inferiore (Liassico), quando movimenti estensionali della crosta portarono alla fessurazione subacquea della roccia e al conseguente riempimento delle fessure con brecce sedimentarie (fessure d'iniezione). La roccia mostra un affascinante mosaico di colori e si divide in sei differenti varietà. La Macchia Vecchia è una varietà eterogeneo composta da frammenti di granulometria variabile di rocce del Triassico superiore e del Liassico inferiore. L'aspetto è screziato e vivace con tonalità variabili dal rosso, al giallo, sino al grigio. La varietà Rosso d'Arzo si contraddistingue per il colore rosso intenso e la struttura omogenea, mentre il Broccatello ha una colorazione rosso-grigiastra. Il Venato, infine, è contraddistinto da colori sfumati e da numerose venature. Per questo motivo in dialetto è pure chiamato Vinaa. Il Marmo d'Arzo venne impiegato nei più disparati ambiti: anzitutto per la decorazione di opere architettoniche quali chiese, cappelle, palazzi pubblici e ville private, oppure come materiale per l'arredamento o per la realizzazione di oggetti di varia forma e natura.

I filoni di barite[modifica | modifica wikitesto]

Le rocce della zona porfirica permiana sono tagliate da numerose intrusioni magmatiche di tipo filoniano. A Serpiano (frazione di Meride) si trova un arricchimento filoniforme di barite, fluorite e ankerite che fu sfruttato tra il 1942 ed il 1944[133][134][135]. L'estrazione di 746 tonnellate di roccia ricca in barite si concentrò dapprima in superficie e poi in galleria per concludere a soli 10 metri di profondità a causa di una faglia. Questo giacimento non ha più alcun significato commerciale.

Le cave di calcare[modifica | modifica wikitesto]

Sul territorio del Monte San Giorgio vi sono numerose cave di calcare e di tufi calcarei[136] da tempo cadute in disuso. Il materiale era in parte trattato ad alta temperatura in fornace per l'ottenimento della calce.

Musei, uffici turistici e guide[modifica | modifica wikitesto]

Musei

Uffici turistici

Guide

Note[modifica | modifica wikitesto]

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Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Italiano[modifica | modifica wikitesto]

  • Commissione Nazionale Italiana per l'UNESCO, Monte San Giorgio, Sagep Editore, Genova, 2015
  • Dipartimento dell'Ambiente, Introduzione al paesaggio naturale del Cantone Ticino. 1. Le componenti naturali, ISBN 88-85115-14-4, Dadò editore, Locarno, 1990
  • Felber, M., Il Monte San Giorgio. Dai fossili alla lavorazione artistica della pietra, ISBN 88-7713-427-5, Edizioni Casagrande, Bellinzona, 2006
  • Felber, M., Gentilini, G., Furrer, H. Tintori, A., Geo-guida del Monte San Giorgio (Ticino/Svizzera - Provincia di Varese/Italia). Carta escursionistica scientifico-didattica 1:14000, allegato 5 (1), 2000
  • Furrer, H., Guida al Museo dei fossili del Monte San Giorgio, Fondazione del Monte San Giorgio, Meride, 2014

Tedesco[modifica | modifica wikitesto]

  • (DE) AA.VV., Paläontologie in Zürich. Fossilien und ihre Erforschung in Geschichte und Gegenwart Zoologisches Museum der Universität Zürich, Zurigo, 1999
  • (DE) Kuhn-Schnyder, E., Die Fossilien des Monte San Giorgio. Führer zum Paläontologischen Museum Meride (Kt. Tessin), Kurhotel, Zurigo, 1979
  • (DE) Furrer, H., Der Monte San Giorgio im Südtessin – vom Berg der Saurier zur Fossil-Lagerstätte internationaler Bedeutung, ISSN 0379-1327, Naturforschenden Gesellschaft in Zürich, 2003
  • (DE) Furrer, H., Führer zum Fossilienmuseum des Monte San Giorgio, Fondazione del Monte San Giorgio, Meride, 2014

Francese[modifica | modifica wikitesto]

  • (FR) Furrer, H., Guide au Musée des fossiles du Monte San Giorgio, Fondazione del Monte San Giorgio, Meride, 2014

Inglese[modifica | modifica wikitesto]

  • (EN) Furrer, H., Guide to the Museum of fossils from Monte San Giorgio, Fondazione del Monte San Giorgio, Meride, 2014
  • (EN) Swiss Agency for the Environment, Forest and Landscape, Nomination of Monte San Giorgio for Inclusion on the World heritage List, Bern, 2002

Cinese[modifica | modifica wikitesto]

Produzioni televisive e filmati[modifica | modifica wikitesto]

Italiano

Tedesco

Francese

Inglese

Produzioni radiofoniche[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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