Miseno (mitologia)

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Sepoltura di Miseno, da un'illustrazione del 1529

Miseno, figlio di Eolo, è il trombettiere dell'esercito troiano nell'Eneide di Virgilio.[1] È citato di sfuggita nel terzo libro, quando manda il segnale ai compagni per attaccare le Arpie con "il cavo bronzo" (III, 239-240). Nel sesto libro l'eolide viene trovato vittima di indigna morte, ed è ricordata la sua fratellanza con Ettore, con cui aveva combattuto al fianco lituo... et hasta prima di unirsi a Enea (VI, 162-170).

La sua fine, prevista dalla Sibilla come necessario sacrificio umano per permettere l'accesso di Enea all'Ade, era avvenuta per mano del dio Tritone (inter saxa virum spumosa immerserat unda, 174), che egli, demens, aveva osato sfidare con la sua cava conchiglia (...forte cava dum personat aequora concha, 171-174). Enea costruisce con i compagni un santuario per dargli sepoltura, e lo invoca perché dunque gli sia concesso il "ramo d'oro" necessario per discendere agli Inferi (175-189).

Da lui prende il nome Capo Miseno.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Secondo altre tradizioni è compagno di Ulisse.