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Metaetica

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Il termine metaetica deriva dal greco τὰ μετὰ τὰ ἠθικὰ e fu coniato in origine nel mondo anglosassone per designare la riflessione sulla natura e sullo status dell'etica stessa. La metaetica è dunque un discorso di secondo ordine che ha come oggetto il discorso di primo ordine tipicamente espresso da frasi tipo "questo è buono", "dovresti agire così", "uccidere è sbagliato", "mantenere le promesse è giusto". In questo senso, la metaetica si occupa di tutte le question filosofiche relative al discorso di primo ordine, senza fornire una risposta diretta a quesiti genuinamente morali. Essa può interrogarsi sulla semantica delle espressioni morali ("cosa significa dire giusto, buono, cattivo? che cosa si intende per responsabilità, volontà, intenzione?"), sull'epistemologia morale (come sappiamo, per esempio, che "uccidere è sbagliato"? Cogliamo le verità etiche attraverso una speciale forma di intuizione?), sulla filosofia della mente (che stati mentali esprimiamo attraverso l'uso di espressioni etiche? Credenze? Emozioni? Etc.) o sulla metafisica (esistono delle proprietà morali nel mondo? O sono esse mere proiezioni umane?).

La metaetica va distinta dall'etica normativa, che si occupa di fornire dei metodi di giustificazione o dimostrazione dei giudizi etici veri e propri. Secondo la tripartizione classica, le maggiori opzioni normative risultano il deontologismo, l'utilitarismo e l'etica delle virtù. L'etica normativa deve essere a sua volta distinta dall'etica applicata che, sebbene condivida con la prima la natura di discorso di primo ordine, si occupa di quesiti etici particolari, la risposta ai quali può essere cercata attraverso il riferimento a uno dei metodi generali offerti dall'etica normativa.

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