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Marocchino (cuoio)

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Eucologe ou livre d'Eglise imprime par l'ordre de Monseigneur l'Archeveque de Rouen a l'usage de son diocese - rilegatura in marocchino di Nicolas-Denis Derome

Il marocchino è un tipo di cuoio pregiato ottenuto dalla concia di pelle di capra[1] o di montone, usando il tannino del sommacco o delle noci di galla con uno speciale trattamento che la rende morbida, lucida e variamente colorata con sostanze vegetali. Presenta una grana fine e irregolare. Data la sua resistenza ed eleganza e il suo costo elevato, veniva spesso utilizzato per legature pregiate[2]. Nel Cinquecento i libri più preziosi venivano spesso rivestiti con copertine in marocchino a grana fine[2]. Si diffuse anche per realizzare i portadocumenti di maggior pregio, tanto che in Francia è diventato sinonimo di portafoglio ministeriale[3].

Questo tipo di cuoio è riconoscibile dal caratteristico colore rosso[4], ed è usato nell'abbigliamento, soprattutto per calzature. Le scarpette rosse della celebre fiaba di Andersen erano di marocchino.

In lingua tedesca viene usato il termine Saffianleder dalla città di Safi, dove era prodotto o commercializzato il prodotto, mentre con Saffianstiefel si indicavano gli stivali di marocchino, considerati all'epoca molto eleganti. Dalla citazione fatta nel romanzo di Denis Diderot, La Religieuse (1750) venne usato come sinonimo di gigolò.

Le pelli nel metodo tradizionale, molto risalente del tempo ed in auge prima dell'introduzione delle conce al cromo vengono trattate con calce, che determina l'eliminazione del pelo, poi trattate con tannini vegetali[5] e colorate con coloranti anch'essi vegetali. La lisciatura viene effettuata con crusca che assorbe l'eccesso di calce residua.

Una variante detta cuoio della Russia viene trattato con corteccia di betulla per rendere il prodotto resistente alle muffe.

Citazioni in letteratura

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Questo tipo di pelle viene citato nel romanzo La religieuse di Denis Diderot (1780) come sinonimo di gigolò[5].

Viene menzionato dallo scrittore francese Anatole France in uno dei suoi più noti romanzi, "La rivolta degli angeli": ambientato in un'antichissima biblioteca di Parigi, contenente preziosi testi antichi, alcuni dei quali rilegati in "marocchino rosso" (Firenze, Sansoni Editore, 1966, pag.251).

Le scarpette rosse della celebre fiaba di Andersen (1845) erano di marocchino.

È citato diverse volte nel libro Cuore di Edmondo De Amicis (1886) per descrivere dettagli dell'abbigliamento di alcuni compagni benestanti del protagonista narratore Enrico Bottini.

Lo troviamo nel libro "Il cimitero di Praga" di Umberto Eco quando un compagno del Simonini trova in soffitta dei chochons "rilegati com'erano in marocchino, nervi al dorso e tassello rosso, trancio oro, fleurons dorati ai piatti e alcuni aux armes."[6]

  1. La pelle di capra viene considerata pregiata per le rilegature dei libri, ma viene considerata poco adatta per calzature.
  2. 1 2 Materiali, su braidense.it, Biblioteca Nazionale Braidense. URL consultato il 28 marzo 2015.
  3. Les mauvaises langues ont vite fait d'affirmer que le Premier ministre sortant tentait d'acheter les bonnes grâces de Bart De Wever, dans le but d'obtenir le maroquin des Finances dans le futur gouvernement… Présidence européenne : Leterme informera De Wever mais pas Di Rupo, Le Soir, <www.lesoir.be>, 16 juin 2010
  4. Marocchino, su grandidizionari.it, Grande Dizionario Italiano. URL consultato il 28 marzo 2015.
  5. Diderot, La Religieuse, éd. présentée par Florence Lotterie, Paris, Flammarion, 2009, GF (numero 1394), pag.41
  6. Umberto Eco, Il cimitero di Praga, collana Narratori italiani, 1. edizione Bompiani, Romanzo Bompiani, 2010, ISBN 978-88-452-6622-5.

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