Liceo classico Celio

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Liceo Celio-Roccati
Ubicazione
StatoItalia Italia
CittàRovigo
IndirizzoVia Alcide De Gasperi, 17
Organizzazione
TipoLiceo classico
Fondazione19 ottobre 1860
Sito web

Il Liceo classico Celio è uno storico liceo di Rovigo, fondato nel 1860 durante la dominazione austriaca. Attualmente, dopo l'annessione all'Istituto Magistrale "Roccati" (sempre con sede a Rovigo), la nuova denominazione della scuola è "Celio-Roccati" che ospita non solo l'indirizzo Classico, ma anche il Liceo Linguistico, il Liceo Artistico, il Liceo delle Scienze Umane e il Liceo Economico-Sociale.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Con dispaccio ministeriale datato 19 ottobre 1860 il governo asburgico approvò l'istituzione di un ginnasio statale a Rovigo, limitato alle quattro classi del corso inferiore.[1]]

A dirigere il nuovo istituto fu chiamato Giusto Grion, che pochi mesi dopo fu sostituito da Leopoldo Malipiero, che insegnava lettere nel ginnasio di Venezia. La prima sede fu in una palazzina di proprietà comunale presso lo scomparso Ponte del Sale, all'angolo dell'attuale via Laurenti, ponte che attraversava il naviglio Adigetto all'epoca ancora nell'alveo originale. Il primo anno scolastico venne inaugurato il 17 dicembre 1860.

Dopo la liberazione del Veneto, il 18 novembre 1866 la città di Rovigo ottiene l'istituzione di un corso ginnasiale completo e la sede del liceo fu spostata in Palazzo Montalti. Il primo preside del liceo italiano fu il sacerdote irredentista Luigi Fogolari, esule triestino, cui seguirono Giovanni Biasutti e il patriota e studioso veneziano Francesco Berlan. Tra i docenti si segnalarono il filologo Giacomo Oliva; Giovanni Ferdinando Rubini, che fu molto attivo nel giornalismo e nella vita politica d'età umbertina; Pasquale Cordenons, pioniere degli studi sul volo; i poeti Sandro Baganzani e Diego Valeri; Ubaldo Angeli; Cesare Cimegotto; Giulio Reichenbach; lo scrittore per ragazzi Giuseppe Dente, noto con lo pseudonimo di Pinolo; Francesca Flores d'Arcais e Lionello Puppi. Fra gli studenti: Giacomo Matteotti, Gino Piva e sua sorella Lydia Piva, che fu una delle prime donne a frequentare il "Celio".

In seguito al bombardamento anglo-americano della zona di via Badaloni, avvenuto fra il 22 e il 23 febbraio 1945, anche la sede del Liceo Ginnasio Celio fu gravemente colpita. La ricostruzione nel dopoguerra avvenne nello stesso sito in via Badaloni (con un mosaico esterno di Virgilio Milani), ritenuto fondamentale perché la strada rappresentava l'accesso sud al centro città di Rovigo; infatti nella stessa via troviamo oltre al Liceo Celio che rappresenta l'Istruzione Superiore, anche l'ospedale che rappresenta la sanità (il palazzo con l'importante portale di accesso è rimasto ma è ora usato dagli uffici comunali, perché il nuovo ospedale è stato costruito altrove per problemi logistici) e il Duomo, l'antica cattedrale di Rovigo che rappresenta il più importante luogo di fede cristiana della città. La via poi proseguiva sull'importante Ponte del Sale sul fiume Adigetto (ora chiuso e diventato Corso del Popolo) ed arrivava alla piazza principale della città. Faceva parte quindi di una logistica della città importante perché è l'istituto superiore più antico di Rovigo e ne fa parte tutt'ora, visto che la sede è nello stesso posto.

Dall'anno scolastico 1995-1996, si è aggiunto un indirizzo liceale linguistico, seguito dall'accorpamento e annessione all'Istituto Magistrale "Cristina Roccati".

Il nome del Liceo[modifica | modifica wikitesto]

Il regio decreto 29 settembre 1867 conferì all'istituto la denominazione di Liceo Celio, in onore dell'umanista Ludovico Ricchieri, detto "Celio Rodigino".

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Le origini del Liceo Ginnasio Statale “Celio” di Rovigo (PDF), su Liceo statale "Celio-Roccati". URL consultato il 27 settembre 2017 (archiviato dall'url originale il 28 settembre 2017).

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Francesco De Vivo, Istruzione e scuola nel Polesine del secondo Ottocento, in G. Romanato (a cura di), Chiesa e Società nel Polesine di fine Ottocento. Giacomo Sichirollo (1839-1911), Rovigo, Minelliana, 1991.
  • Antonello Nave, Il liceo ginnasio Celio. Studi sull'istruzione classica a Rovigo dal 1860 ad oggi, Rovigo, ArteStampa, 1992.
  • Laura Rossi-Odette Sette, Il "Celio" dal bombardamento alla ricostruzione, ivi, pp. 216-217.
  • Alessandro Ubertone, Una scuola, un maestro. Ricordo di Francesco Calì, ivi, pp. 222-223.
  • Guidalberto Gregori, La storia nei numeri. La popolazione scolastica del "Celio" dal 1860 ad oggi, ivi, pp. 224-227.
  • Maria Lodovica Mutterle, L’Officina di Minerva: il fondo antico della Biblioteca del Liceo Classico “Celio” di Rovigo, in Cristina Bettella (a cura di), Sulle pagine, dentro la storia, Padova, CLEUP, 2005, pp. 279-299.
  • A. Nave, Il Ginnasio asburgico di Rovigo (1860-1866), in «Archivio Veneto», CXXXVII, 201, 2006, pp.157-182.
  • Alberto Brambilla-Antonello Nave, Rovigo carducciana. Legami e corrispondenze tra Giosuè Carducci, Lina Cristofori Piva, Clarice Dalla Bona Roncali, Emma Tettoni ed amici rodigini, Rovigo, Minelliana, 2008.
  • A. Nave, Un profilo di Gaetano Oliva (1837-1907), filologo ed educatore, in «Acta Concordium», Accademia dei Concordi di Rovigo, 11, aprile 2009, pp. 35-46 (https://www.concordi.it/acta/Acta2009-2.pdf).
  • A. Nave, Tra Mazzini e Ardigò. Gli anni al Celio del professore Cesare Cimegotto, in «Acta Concordium», Accademia dei Concordi di Rovigo, 14, 1, gennaio 2010, pp. 55-62. (https://www.concordi.it/acta/Acta2010-1.pdf).
  • A. Nave, Giuseppe Dente alias Pinolo. Un insegnante-scrittore fra Tripoli e il Polesine, in «Acta Concordium», 17, ottobre 2010, pp. 19-27 (https://www.concordi.it/acta/Acta2010-4.pdf).
  • A. Nave, A un passo dal volo. Pasquale Cordenons professore del Celio e pioniere dell’aeronautica, in «Acta Concordium», 25, ottobre 2012, pp. 37-46. (https://www.concordi.it/acta/Acta2012-4.pdf).
  • A. Nave, L'istruzione classica a Rovigo nel secondo Ottocento, in F. Agostini (a cura di), Il Polesine nel regno d'Italia. Politica, economia e società dal 1861 alla Grande Guerra, Rovigo, Minelliana, 2012, pp. 257-284.
  • Lydia Piva, Lettere al fratello Gino. Poesie edite e inedite, a cura di Antonello Nave, in Aa.Vv., Arciduchesse, scienziate, educatrici e letterate nel Polesine tra XVIII e XIX secolo. Il travagliato cammino dell’emancipazione femminile, in «Studi Polesani», VI, 2013-2014, 7-8, Rovigo, Minelliana, 2014, pp. 87-269.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]