Legge 21 febbraio 1991, n. 52

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Con la Legge 21 febbraio 1991, n. 52, Disciplina della cessione dei crediti di impresa, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 47 del 25 febbraio 1991, si è voluto modificare la disciplina esistente sulle cessioni dei crediti di impresa; tali cessioni vengono comunemente effettuate attraverso lo strumento del factoring, di origine anglosassone, che viene considerato un contratto atipico in considerazione della mancanza di norme di legge specifiche.

La legge consta di n. 7 articoli[modifica | modifica wikitesto]

Art. 1 – Ambito di applicazione[modifica | modifica wikitesto]

L'articolo stabilisce l'ambito di applicazione secondo il quale la presente legge si applica quando la cessione di crediti pecuniari contro il pagamento di un corrispettivo ha come cedente un imprenditore, quando i crediti sono sorti nel corso dell'esercizio di impresa, quando il cessionario ha una personalità giuridica il cui oggetto sociale preveda espressamente l'acquisto di crediti d'impresa ed il cui capitale sociale è almeno dieci volte superiore a quello minimo previsto per le Società per Azioni. Qualora la cessione di credito non corrisponda a questi requisiti si applicano invece le norme dettate dal Codice Civile.

Art. 2 - Albo delle imprese che esercitano l'attività di cessione dei crediti[modifica | modifica wikitesto]

L'articolo due istituisce presso la Banca d'Italia, cui sono demandati i compiti di vigilanza, un Albo delle imprese che esercitano l'attività di cessione dei crediti e che sono tenute alla certificazione del bilancio.

Art. 3 - Cessione di crediti futuri e di crediti in massa[modifica | modifica wikitesto]

Viene data la possibilità di cedere i crediti anche prima della stipula dei contratti da cui sorgeranno: può quindi aversi anche la cessione di crediti futuri (derivanti da ordini) a patto che il relativo contratto venga stipulato entro i 24 mesi successivi alla cessione. I crediti esistenti e futuri possono essere ceduti anche in massa (per i crediti futuri solo se viene specificato il debitore ceduto).

Art. 4 - Garanzia di solvenza[modifica | modifica wikitesto]

Salvo che il cessionario (colui che acquista i crediti) vi rinunci, il credito è ceduto con la garanzia del cedente, entro i limiti di quanto incassato come pagamento del corrispettivo di cessione, sulla solvenza del debitore ceduto.

Art. 5 - Efficacia della cessione nei confronti dei terzi[modifica | modifica wikitesto]

Fatta salva la possibilità del cessionario di rendere opponibile a terzi la cessione secondo quanto stabilito dalle norme del Codice Civile, la cessione è opponibile a terzi solo se il cessionario ha pagato, almeno in parte, il corrispettivo di cessione e se il pagamento ha data certa. Per terzi si intendono: il fallimento del cedente dichiarato dopo la data del pagamento; il creditore del cedente che ha pignorato il credito dopo la data di pagamento; gli altri aventi causa del cedente se il titolo di acquisto non è stato reso efficace verso i terzi prima del pagamento.

Art. 6 - Revocatoria fallimentare dei pagamenti del debitore ceduto[modifica | modifica wikitesto]

L'articolo 6 stabilisce che la cessione di crediti non è soggetta all'art. 67 della Legge Fallimentare (R.D. 16 marzo 1942 n. 267), a meno che la curatela fallimentare non provi che il cedente conosceva lo stato di insolvenza del debitore ceduto al momento del pagamento (da quest'ultimo effettuato) al cessionario.

Art. 7 - Fallimento del cedente[modifica | modifica wikitesto]

Viene quindi stabilito che l'efficacia della cessione viene meno se il curatore fallimentare del cedente prova che il cessionario era a conoscenza dello stato di insolvenza del cedente stesso e se il pagamento del corrispettivo (il perfezionarsi quindi della cessione di crediti) è effettuato nell'anno anteriore alla sentenza di fallimento. Al curatore del cedente viene inoltre data la facoltà di recedere dalle cessioni effettuate dal cedente stesso per quei crediti non ancora sorti alla data del fallimento. In questo caso la curatela è tenuta alla restituzione del corrispettivo già pagato dal cessionario.

Conseguenze[modifica | modifica wikitesto]

La legge stabilisce quindi che non sono revocabili gli incassi pervenuti al cessionario se non vengono revocate le cessioni originarie cui quei pagamenti si riferiscono. Il termine di un anno, antecedente alla data del fallimento, ai fini della revocatoria, non è stato modificato dalla nuova Legge Fallimentare che ha comunque dimezzato i tempi ai fini delle revocatorie fallimentari indicati nell'art. 67.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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