La donna di scorta

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La donna di scorta
AutoreDiego De Silva
1ª ed. originale1999
Genereromanzo
Lingua originaleitaliano

«Dorina finalmente guardò Livio in faccia. Sembrava addolorato quanto lei. Fissava il pavimento con le labbra in dentro. Dorina stese la mano su un'altra pagina, si aggrappò ai bordi con le dita e l'accartocciò con tutta la forza che aveva. Il pugno chiuso restò sul libro. La pagina scricchiolava ancora.»

(Diego De Silva)

La donna di scorta è il primo romanzo di Diego De Silva. Pubblicato nel 1999 per Pequod e poi riedito nel 2001 da Einaudi, il romanzo ha vinto il Premio del Giovedì Marisa Rusconi ed è stato finalista del Premio Montblanc.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Livio, un antiquario sposato e Dorina, una giovane single che fa testi a pagamento, si incontrano su un marciapiede in una mattina di pioggia. Ed è amore a prima vista. Cominciano ad incontrarsi nell'appartamento di Dorina. Ma l'atteggiamento di quest'ultima, che nulla chiede a Livio, ma anzi si accontenta di quello che le può offrire, mettono in crisi l'uomo.

Incipit[modifica | modifica wikitesto]

È curioso il modo che ha il destino di venire sotto forma di tempo. Anzi lo sarebbe, se non fosse che ce l'ha per vizio. Se uno, al momento del fatto che gli cambia la vita, buttasse l'occhio all'orologio, vedrebbe le lancette che ripartono da uno zero fatto apposta per lui.

Finale[modifica | modifica wikitesto]

Il pacchetto si aprì subito. Prese quello che c'era dentro e lasciò tutto sul tavolo. Si fermò un momento a guardare. Poi mise le forbici a posto. Chissà perché, gli venne da sorridere. C'era il suo spazzolino, e il dentifricio.

Ricezione critica[modifica | modifica wikitesto]

«Il valore di questo romanzo sta in una lingua insieme pudica e sfrontata, pieghevole, mobilissima, sintatticamente rischiosa. E anche nell'evidenza con cui sono resi gesti, movimenti del corpo, consistenze delle carni, movimenti del sentimento. Questo è un libro bello, che getta una luce cruda su una storia tremendamente ordinaria.[senza fonte]»

(Giulio Mozzi)

Edizioni[modifica | modifica wikitesto]

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