L'isola dei morti (dipinto)

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L'isola dei morti
Arnold Böcklin - Die Toteninsel I (Basel, Kunstmuseum).jpg
Prima versione dell'opera
Autore Arnold Böcklin
Data 1880-1886
Tecnica olio su tela
olio su tavola
olio su rame
Dimensioni ? cm
Ubicazione varie

L'isola dei morti (Die Toteninsel) è il nome di cinque dipinti del pittore svizzero Arnold Böcklin, realizzati tra il 1880 e il 1886 e conservati in vari musei europei e americani.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Un luogo tranquillo: era questo il titolo originale della prima versione dell'opera, eseguita da Böcklin dopo una gestazione molto meditata su commissione di Alexander Gunther, il suo mecenate ricco e misterioso : «L’isola dei morti è pronta, finalmente» gli comunicò in una missiva del 19 maggio 1880 «e sono convinto che susciterà l’impressione che desidero».[1] Lo stesso Böcklin, tuttavia, rimase talmente stregato dalla sua creatura da non volersene separare più. Non sappiamo nulla sullo spunto che sollecitò Böcklin a dare vita a questa precisa composizione, che potrebbe aver preso le mosse da una visione onirica, o magari da un'immagine reale poi rielaborata dal genio artistico e dall'inconscio del pittore, o magari da luttuose fantasticherie.[2]

Quello che è certo è che il risultato finale emanava un fascino magnetico tale da aver folgorato Marie Berna, contessa di Oriola. Su sua commissione Böcklin realizzò ben quattro varianti del dipinto, cambiandovi i colori, le condizioni luministiche, o magari aggiungendo e rimuovendo dettagli. La terza redazione dell'opera fu stesa nel 1883 su commissione del mercante d'arte Fritz Gurlitt, che per primo adottò il titolo Die Toteninsel [L'isola dei morti], in riferimento all'atmosfera mortifera e caduca che vi si respira, già presente d'altronde in numerose opere di Böcklin (si pensi alla Rovina di un castello, alla Tomba megalitica o alla Cavalcata della morte). Esigenze di natura finanziaria spronarono Böcklin a realizzare una quarta versione dell'opera, già presente nelle collezioni del barone Heinrich Thyssen e poi distrutta in un bombardamento della seconda guerra mondiale.[3] La quinta versione de L'isola dei morti venne invece eseguita nel 1886 su commissione del museo di Belle Arti di Lipsia, dove l'opera può essere tuttora ammirata. Di seguito si propone una tabella riepigolativa delle varie versioni de L'isola dei morti:

Anno Stato Città Museo Tecnica Dimensioni
Maggio 1880 Svizzera Svizzera Basilea Kunstmuseum olio su tela 111x155 cm
Giugno 1880 Stati Uniti Stati Uniti New York The Metropolitan Museum of Art olio su tavola 74x122 cm
1883 Germania Germania Berlino Alte Nationalgalerie olio su tavola 80x150 cm
1884 - - distrutta durante la
seconda guerra mondiale
olio su rame 81x151 cm
1886 Germania Germania Lipsia Museum der bildenden Künste olio su tavola 80x150 cm

Di seguito viene invece riportata una galleria dei cinque dipinti:

L'eco suscitata da quest'opera è stata vastissima. Questo dipinto, come si vedrà meglio nella sezione Descrizione e simbolismo, ha infatti secolarizzato la grammatica pittorica della pittura romantica, assoggettandola alle esigenze psichiche dell'uomo: ecco, allora, che L'isola dei morti è stata un'inesauribile fonte d'ispirazione per decine di pittori (tra i più valenti Giorgio De Chirico, Fabrizio Clerici, Karl Wilhelm Diefenbach e Salvador Dalì, che ha riproposto i contenuti del dipinto ne La vera immagine dell'Isola dei Morti di Arnold Böcklin all'ora dell'angelus).[4] Vero e proprio best-seller della pittura, L'isola dei morti fu imitata in centinaia di riproduzioni che ne divulgarono l'innovativa carica simbolica in tutta Europa: tutti quei pittori che volevano cimentarsi con la soggettività dell'animo umano e dei fenomeni avevano dunque a disposizione un'importante fonte figurativa, in un'epoca in cui L'isola dei morti era preclusa al grande pubblico, non essendo ancora stata consacrata all'ufficialità dei musei.[5]

Arnold Böcklin, L'isola della vita (1888); olio su tela, 94x140 cm, Kunstmuseum, Basilea

Ma la sinistra enigmaticità dell'opera ha attratto anche poeti, cinematografi, letterati e uomini di stato. Testimoni illustri del mai sopito interesse per questo soggetto sono Lenin, August Strindberg (nella scena finale della sua Sonata degli spettri compare proprio una riproduzione del celebre dipinto), Sigmund Freud (che ne fornì una lettura in chiave psicoanalitica), Georges Clemenceau e Gabriele D'Annunzio, celebre poeta decadente che dopo aver visto il quadro ne volle una riproduzione in camera da letto, arrivando persino a piantumare il giardino della propria villa sul lago di Garda con cipressi lugubri e maestosi, sull'esempio di quelli che si ammassano sull'isola immaginata da Böcklin.[6] L'isola dei morti accese persino la macabra fantasia di Adolf Hitler: senza dubbio affascinato dall'oscura simbologia del dipinto, il Führer acquistò la terza versione del dipinto nel 1933, per poi collocarla nel Berghof prima e nella Cancelleria del Reich poi. Esiste una foto raffigurante Hitler nel suo studio, in compagnia del Ministro degli Esteri sovietico Vjaèeslav Molotov e il Ministro degli Esteri tedesco Joachim von Ribbentrop, uomini di stato che avevano sottoscritto il patto di mutua non aggressione tra Germania Nazista ed Unione Sovietica: ebbene, sulla parete è visibile proprio l'Isola dei Morti, tragico monito delle barbarie che verranno perpetrate da lì a pochi anni durante il secondo conflitto.[7]

Nel 1888, infine, Böcklin dipinse un quadro intitolato Die Lebensinsel [L'isola dei vivi], probabilmente inteso come polo opposto all'Isola dei morti volto a neutralizzarne la carica mortifera e a trasmettere un messaggio più positivo: il quadro, infatti, è solenne di luce abbagliante e di festevoli colori e raffigura una piccola isola gremita di palme, cigni, creature marine e tutti i segni della gioia e della vita. Insieme con la prima versione dell'Isola dei morti, questo quadro fa parte della collezione del Kunstmuseum di Basilea.

Descrizione e simbolismo[modifica | modifica wikitesto]

Al centro della composizione troviamo l'emergenza rocciosa che dà il nome della composizione: l'Isola dei Morti, per l'appunto. La superficie di questo massiccio calcareo è movimentata da pareti megalitiche scoscese, leoni di pietra, bianche strutture templari e misteriose camere sepolcrali: alla naturale orizzontalità delle rocce, che si aprono a semicerchio davanti allo sguardo dell'osservatore, si oppongono dunque questi manufatti, i quali sono slanciati da una verticalità che viene ripresa nel fitto bosco di cipressi. I cipressi sono alberi tradizionalmente associati con i cimiteri e il lutto: Böcklin accoglie quest'interpretazione simbolica e, raccogliendoli in un impianto volumetrico solido e compatto, li dipinge lugubri, soverchianti, tingendoli di un verde scurissimo che non fa che aumentare l'atmosfera rarefatta e silente che si respira in questo quadro. L'impressione complessiva è quella di uno spettacolo di desolazione immerso in un'atmosfera misteriosa e ipnotica.

Anche lo specchio d'acqua che circonda l'isola è livido e, soprattutto, innaturalmente immobile, a tal punto da sembrare quasi una lastra tombale. Ebbene, su quest'acqua rigida e scura scivola silenziosamente una piccola imbarcazione, la quale con vigorosi e placidi remeggi si avvicina sempre più all'approdo dell'isola dei Morti, unico modo per accedervi. A poppa vi è il conducente, chiara evocazione del Caronte di dantesca memoria, mentre a prua troviamo una misteriosa figura ammantata completamente di bianco (una mummia, forse, o magari un'anima) e un feretro ornato di festoni. Ecco, allora, che l'osservatore comprende che l'isola dei morti probabilmente non è nient'altro che «un cimitero mistico, nascosto all'uomo comune, fatto per ospitare le spoglie di persone eccezionali e costruito come una casa ultraterrena» (Pimpinella),[8] con la navicella che remando allude evidentemente a una discesa nel regno dell'aldilà. O, ancora, potrebbe trattarsi di «una sorta di palcoscenico dell’inconscio, un anfiteatro naturale in grado di mostrare l’identità oscura della morte e dell’individuo» che soggioga l'osservatore «sospira[ndo] una verità che non si può dire ad alta voce» (Tombetti).[9]

L'isola greca di Pontikonisi

Le interpretazioni che sono state fornite del quadro, d'altronde, sono infinite. È impossibile fornire una sicura perimetrazione esegetica del dipinto, siccome lo stesso Böcklin intendeva dar vita ad un «quadro per sognare» in grado di evocare stati d'animo diversi in funzione della visione della vita e della morte dell'osservatore coinvolto, che in questo modo può decifrare gli enigmatici contenuti ivi proposti nel segno di una completa autonomia interpretativa.[10] Böcklin, in questo modo, dimostra di aver condotto il suo orientamento simbolista a piena maturazione. Rendere visibile l'invisibile con immagini criptiche, sconvolgenti, rivelatrici: era questo l'obiettivo del Simbolismo, corrente alla cui formulazione letteraria aveva provveduto Stéphane Mallarmé, asserendo che «nominare un oggetto è sopprimere tre quarti del godimento della poesia, che è costituita dalla felicità di indovinare poco a poco: suggerire, ecco il sogno. È l'uso perfetto di questo mistero che costituisce il simbolo».[11] Böcklin con quest'opera sembra quasi voler dare vita artistica ai suggerimenti di Mallarmé: L'isola dei morti, infatti, è un'opera in sé realistica, ma che in realtà cela un fitto tessuto di simboli evocatori ed allusivi. Ben pochi, d'altronde, si sono astenuti dal proporre la propria personale interpretazione del dipinto: lo stesso Böcklin ribadì di aver dato vita ad «un'immagine onirica» che «deve produrre un tale silenzio che il bussare alla porta dovrebbe fare paura». Sigmund Freud, invece, vi intravide una chiara proiezione figurativa dei desideri latenti che il Böcklin vorrebbe sopprimere dal proprio sistema conscio: «L'artista sa trovare la strada di ritorno dal mondo della fantasia alla realtà. Le sue creazioni, le opere d’arte, sono soddisfazioni fantastiche di desideri inconsci, come i sogni».[10] Molti hanno persino avanzato tentativi di interpretazione sulla base di dati biografici relativi al pittore, che - com'è noto - fu funestato dalla morte di sei suoi figli.

Se i critici concordano sul fatto che il significato vero dell'opera è in realtà un impulso del tutto soggettivo scaturente dall'inconscio del singolo osservatore, continuano invece a imperversare i dibattiti in merito al luogo che potrebbe aver ispirato Böcklin nella raffigurazione dell'isolotto roccioso al centro del dipinto. Secondo alcuni come modello per il paesaggio Böcklin si è ispirato al Cimitero degli Inglesi di Firenze, o magari a Pontikonissi, una piccola isola nei pressi di Corfù adornata da una cappella in mezzo a un boschetto di cipressi; secondo altri Capri e i suoi faraglioni, o il castello aragonese di Ischia; altri critici, invece, sostengono che sia ispirata alla sagoma a mezzaluna dell'isola di Ponza.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Paolo Conti, «L’isola dei morti» è il castello di Ischia, Corriere del Mezzogiorno, 14 aprile 2011.
  2. ^ Lucia Mattera, L'isola dei morti, lucianogiustini.org, 21 febbraio 2008.
  3. ^ Roberta Vanali, L'isola dei morti di Bocklin - artisti a confronto, 2013, ISBN 8898062311.
  4. ^ Francesca Sirianni, Ars gratia artis, arteperartestessa.blogspot.it, 15 agosto 2013.
  5. ^ Christoph Heilmann, Gianna Piantoni, Catalogo, in I "Deutsch-Römer": il mito dell'Italia negli artisti tedeschi, 1850-1900, Roma, Mondadori, Galleria Nazionale d'Arte Contemporanea, 1988.
  6. ^ Alejandra Schettino, Lezioni d’Arte – L’isola dei morti, il dipinto preferito di Hitler, Art Special Day, 4 febbraio 2017.
  7. ^ Arianna Mascetti, Suggestioni sopra il Castello di Barbablù: l’Isola dei morti di Böcklin, leboisdesarts.altervista.org, 27 dicembre 2013.
  8. ^ Giovanna Pimpinella, Il silenzio dell’Isola dei morti di Arnold Böcklin, piantatastorta.altervista.org, 5 febbraio 2012.
  9. ^ Pierluigi Tombetti, L'isola dei morti e la percezione assoluta, docplayer.it.
  10. ^ a b Vilma Torselli, Arnold Böcklin, "L'isola dei morti", artonweb.it, 3 maggio 2007.
  11. ^ Nicola Gardini, Com'è fatta una poesia? Introduzione alla scrittura in versi, in I ferri del mestiere, Alpha Test, 2007, p. 52, ISBN 885180088X.

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