Itinerario di Einsiedeln

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L'Itinerario Einsiedlen è una descrizione sommaria della città di Roma fatta nel VIII-IX secolo.

Il manoscritto dell'Itinerario appartenne un tempo alla abbazia di Pfeffers e si trova presso la biblioteca dell'abbazia benedettina di Einsiedeln, in Svizzera. Il manoscritto è attribuito ad un Anonimo di Einseldeln, detto anche Anonimo di Mabillon dal nome del monaco benedettino che lo ha rinvenuto, lo storico Jean Mabillon[1][2]. Il manoscritto fu esaminato e descritto da Haenel, Jordan, De Rossi[3] e dall'archeologo Rodolfo Lanciani. Il testo è stato composto con le scritte di una pianta della città di Roma dell'epoca di Carlo Magno e preparato ad uso dei pellegrini[1], per condurli verso i principali centri religiosi che erano interessanti dal punto di vista della fede cristiana oltre che turistici.

La lista degli itinerari infra Moenia erano i seguenti:

  1. Da ponte Aelius all'Esquilino, per Santa Lucia in Selce;
  2. Da Ponte Aelius a Porta Salaria; Da Ponte Aelius alla Porta Asinaria (oggi Porta San Giovanni in Laterano);
  3. Da Ponte Aelius a San Paolo fuori le Mura;
  4. Da Porta Nomentana al Foro Romano;
  5. Da Porta Flaminia (Piazza del Popolo) al Campidoglio;
  6. Da Porta Tiburtina (San Lorenzo) alla Suburra, per la Porta Esquilina di Servio;
  7. Da Porta Tiburtina per la Porta Viminale di Servio;
  8. Da porta Aurelia (San Pancrazio) alla Porta Preneste (Porta Maggiore);
  9. Dal Circo Massimo a Porta Metronia per il Celio;
  10. Dalla Porta Appia (Porta San Sebastiano) alla Schola Greca presso Bocca della Verità.
Primo itinerario del manoscritto di Einsiedeln

In termini di castramentazione romana, il nono itinerario che va da est ad ovest della città formerebbe il Decumanus Majior; il terzo itinerario invece, nella sua direzione Nord-Sud, rappresenterebbe il Cardo. Il redattore dell'Itinerario si prometteva di condurre i pellegrini, oltre che per le vie della fede anche per i monumenti, gli edifici più importanti, sacri o profani, che ancora esistevano nel IX secolo[4]. La cartografia usata dal redattore fa pensare ad una consultazione di mappe anteriori a quelle dell'epoca carolingia per la presenza di nomi come Vicus Patricius, Minervium, Hadrianum, che appaiono troppo classici per il IX secolo.

Le strade per le quali l'Itinerario conduce sono quelle della Roma imperiale. Un esempio legato alle condizioni della città lo abbiamo dal primo Itinerario[5]. Alla sinistra del percorso, i pellegrini potevano ammirare il Circo Flaminio, la Rotonda, le terme di Agrippa[6], il Foro di Traiano e la sua colonna, l'arco di Settimio Severo nel Foro, la chiesa di Sant'Adriano (non era altro che la sede dell'antico Senato), la chiesa di Sant'Agata, e poi nella Suburra potevano ammirare le terme di Costantino, la chiesa di San Vitale, la chiesa di Sant'Eufemia. Alla destra, invece, a partire dal ponte Aelius davanti a Castel Sant'Angelo, si potevano ammirare la chiesa di San Lorenzo in Damaso, il teatro di Pompeo, la basilica di San Lorenzo, il Campidoglio, la chiesa di San Sergio (dove si trova l'ombelico di Roma)[7], la statua equestre di Costantino, la basilica di Santa Pudenziana nella Suburra, la chiesa di San Lorenzo in Formosa, e infine le terme di Traiano ad Vincula[8].

Il Manoscritto di Einsiedlen include in totale quattro sezioni: una raccolta di iscrizioni dell'Urbe, l'itinerario per i pellegrini, un'antologia liturgica e dei carmi latini[9]. La sezione dei carmi è attribuibile ad un altro autore, probabilmente appartenente al monastero di Reichenau[9], mentre le iscrizioni sono riprese da molti monumenti romani e parlano di personaggi non noti, sebbene importanti, ed edifici ormai non più esistenti[10].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Badwila Home Page, su badwila.net. URL consultato il 21 dicembre 2015 (archiviato dall'url originale il 12 gennaio 2016).
  2. ^ Huelsen, p. 5.
  3. ^ Huelsen, pp. 6-8.
  4. ^ Huelsen, p. 10.
  5. ^ Huelsen, p. 17.
  6. ^ Attribuite a Commodo, che le aveva restaurate.
  7. ^ La chiesa di San Sergio è stata abbattuta nel 1562 e sorgeva nei pressi dell'arco di Settimio Severo.
  8. ^ Miglio, p. 36.
  9. ^ a b Huelsen, p. 4.
  10. ^ Rodolfo Lanciani, La distruzione di Roma Antica, Edizioni Il Borghese.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti[modifica | modifica wikitesto]

Digitalizzazione del codice 326(1076) della Biblioteca di Einsiedeln contente l'Itinerario.