Italian Crackdown

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Italian Crackdown (dall'inglese crackdown, "giro di vite"), o Fidobust, è stata un'operazione di polizia che portò, nel 1994, alla perquisizione e al sequestro in contemporanea di circa 200 BBS in tutta Italia[1].

Storia[2][3][modifica | modifica wikitesto]

Le operazioni[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1993 la Procura della Repubblica di Torino avviò delle indagini sulla pirateria informatica. L'analisi dei tabulati Telecom di un "point" della BBS della rete Fidonet, diede modo al magistrato di rilevare presunte irregolarità nelle telefonate per lo scambio di informazioni, tanto da far sospettare l'esistenza di un'associazione a delinquere tra i componenti della rete Fidonet per la distribuzione di software pirata. In quel periodo, in Italia, c'erano circa 300 BBS collegate.

L'11 maggio 1994 perquisizioni e sequestri della Guardia di Finanza interessarono numerosi sysop Fidonet. Il 16 maggio il magistrato Gaetano Savoldelli Pedrocchi della Procura di Pesaro firmò un altro centinaio di mandati di perquisizione. Le accuse furono di associazione a delinquere, contrabbando, duplicazione di software, violazione di sistemi informatici terzi.

Dopo questo episodio la rete Fidonet fu decimata poiché diverse BBS non aprirono più.

Le indagini[modifica | modifica wikitesto]

Le indagini portarono subito alla certezza che la rete Fidonet non era utilizzata per lo scambio di software pirata. In compenso, le BBS che erano realmente dedite allo scambio di programmi protetti da copyright (cosiddette "BBS pirata"), fecero in tempo a mettersi in salvo.[senza fonte] Queste BBS (al tempo in Italia se ne contavano una ventina sparse su tutto il territorio nazionale, con prevalenza al Nord) non erano collegate tra loro anche se i rispettivi Sysop si conoscevano molto bene, quantomeno telematicamente. Un fattore che permise alle BBS pirata di non essere perseguite, tranne alcune eccezioni, fu certamente la loro minore visibilità rispetto alla rete Fidonet e alle modalità di accesso più complicate: essere utente di una BBS pirata, infatti, prevedeva l'essere invitati da un altro utente.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ 30 anni di internet in Italia: la timeline, su Repubblica.it. URL consultato il 28 dicembre 2016.
  2. ^ A 10 anni dal primo Crackdown Italiano, su A 10 anni dal primo Crackdown Italiano. URL consultato il 28 dicembre 2016.
  3. ^ Italian Crackdown, 21 anni dopo, su iltecnico.info. URL consultato il 28 dicembre 2016.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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