Istituto Statale per Sordi di Roma (ISSR)

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Istituto statale per sordi di Roma
SoprannomeISSR
Ubicazione
StatoItalia Italia
CittàRoma
Indirizzovia Nomentana, 56
Organizzazione
Tiposcuola privata
Fondazione1784
Sito web

L'Istituto statale per sordi di Roma (ISSR)[1] ha sede a Roma, in Via Nomentana 56. L'ISSR è un centro di ricerca, documentazione, consulenza, formazione e aggiornamento sulla sordità che ospita diverse attività, organizzazioni e scuole che si occupano di sordità.

L'ISSR è stata la sede della prima scuola speciale per sordi in Italia, fondata nel 1784 dall'abate Tommaso Silvestri. Nel 2006, la determinazione n° 396 del 25/07/2000 della Regione Lazio - Dipartimento n°9 - costituisce l'Istituto Statale di Istruzione Specializzata per i sordi (I.S.I.S.)[1] che eredita le attività scolastiche fino ad allora condotte sotto il nome di Istituto Statale per Sordi di Roma.

L'ISSR diventa un Ente Pubblico non economico e viene posto sotto la vigilanza del Ministero della pubblica istruzione. L'ISSR continua le sue attività sotto la direzione di un Consiglio di Amministrazione presieduto da Simonetta Maragna. In quegli anni inizia l'attività di documentazione, consulenza, formazione e aggiornamento che continua anche oggi.[2]

Nel 2006 viene nominato a commissario straordinario il professor Ivano Spano, incaricato di traghettare l'istituto verso la nuova veste di Ente Nazionale di supporto all'integrazione dei sordi. Il commissario straordinario raccoglie le attività esistenti e le formalizza in dipartimenti.

Nell'ISSR le lingue di lavoro sono l'italiano e la LIS, lingua dei segni italiana.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La fondazione[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1700 Padre Tommaso Silvestri andò a Parigi per "imparare l'arte di istruire i sordomuti" dal celebre abate Charles-Michel de l'Épée e, quando tornò, aprì una scuola con otto alunni presso l'abitazione dell'avvocato Di Pietro che aveva finanziato il viaggio. In seguito diventò una vera e propria scuola, che cambiò sede più volte e fu finanziata dallo Stato Pontificio.

Come risulta dal manuale "Maniera di far parlare e di istruire speditamente i sordi e i muti di nascita" scritto da Tommaso Silvestri e conservato presso la biblioteca dell'Istituto, un modello di educazione proposto era il modello bilingue: italiano parlato e scritto e lingua dei segni; ma dopo il Convegno di Milano del 1880, anche l'istituto di Roma abbandonò il modello bilingue per passare ad un rigido oralismo, anche se poi in pratica si creò una strana situazione:

  • in classe i segni erano vietati;
  • venivano però utilizzati nella vita quotidiana all'interno dei convitti, per gli avvisi interni, per la confessione e anche durante la Messa, cioè quando si voleva essere sicuri che la comunicazione fosse chiara e senza equivoci.

Il passaggio al Ministero della Pubblica Istruzione[modifica | modifica wikitesto]

Dopo l'unità di Italia l'istituto Statale per Sordi di Roma passò sotto la giurisdizione del Ministero della Pubblica Istruzione e diventò - insieme a quello di Milano e Palermo - uno dei tre istituti statali per sordi, con il nome di Regio Istituto dei sordomuti di Roma.

Nel 1889 fu costruito l'attuale edificio su Via Nomentana che arrivò ad ospitare fino a 300 alunni. Nel 1939 fu anche attivata la scuola di specializzazione che si auto-finanziava ed ha funzionato fino al 2009.

In seguito avvennero due fatti importanti che cambiarono la vita dell'Istituto :

  • da una parte il numero dei suoi alunni iniziò a diminuire a seguito della legge 517/77[3] sull'integrazione scolastica ,
  • dall'altra il Reparto di Neuropsicologia del linguaggio e sordità dell'Istituto di Psicologia del CNR, oggi Istituto di Scienze e Tecnologie della Cognizione, si trasferì presso l'Istituto, grazie a una convenzione firmata anche con il Provveditorato di Roma, favorendo, così, l'inizio delle ricerche sulla lingua dei segni italiana e sulla sordità e l'inizio dell'iter per la trasformazione dell'Istituto stesso in Centro sulla sordità.

Il distacco dalla scuola e il commissariamento[modifica | modifica wikitesto]

Dal 1º settembre 2000 le scuole sono state giuridicamente distaccate dall'Istituto e aggregate all'I.S.I.S.S. Istituto Statale di Istruzione Specializzata per Sordi - Magarotto.

Oggi, l'Istituto è in attesa di emanazione del "Regolamento di riordino" che lo trasformerebbe in Ente Nazionale di supporto all'integrazione dei sordi, Ente dotato di personalità giuridica e di autonomia amministrativa, sottoposto alla vigilanza del Ministero della Pubblica Istruzione, con la possibilità di una sua articolazione in Centri regionali, interregionali o territoriali, grazie all'art. 21, c.10 della L.15/3/97 n.59 concernente la riforma delle scuole e degli istituti atipici.

Oggi, l'Istituto Statale per Sordi svolge attività di documentazione, ricerca, consulenza, formazione e aggiornamento sulla sordità, direttamente e mediante gli Enti, le Associazioni e le Scuole ospitate.

Enti ospitati[modifica | modifica wikitesto]

All'interno dell'edificio sono ospitate, facendone parte integrante:

  • Istituto Statale di Istruzione Specializzata per Sordi - "A. Magarotto";
  • il Language and Communication Across Modalities (LaCAM) Laboratory (dal 1988);
  • l'Associazione Gruppo SILIS - Onlus (1989, 1992);
  • il Centro Assistenza per Bambini Sordi e Sordociechi (CABSS);
  • l'asilo nido Opera Montessori;
  • l'Accademia Europea Scuola Interpreti LIS;
  • la Cooperativa "Le Farfalle";
  • l'Associazione Famiglie Italiane Dei Sordi Bilingui (AFISBI);
  • l’Associazione Italiana Corea di Huntington (AICH);
  • l’Università Popolare Integrata per Sordi – “Istituto Internazionale degli Studi e Promozione della Cultura Sorda” (UNILIS);
  • l'Associazione Nazionale Interpreti di Lingua dei Segni Italiana (ANIOS);
  • Cooperativa Sociale ONLUS "Il Treno"

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ http://www.issr.it/CHI-SIAMO.html consultato il 21 Marzo 2018
  2. ^ Simonetta Maragna (a cura di), L'istituto statale dei sordi di Roma. Storia di una trasformazione., a cura di Simonetta Maragna, Kappa Edizioni, 2004, p. 159-168.
  3. ^ www.gazzettaufficiale.it/eli/id/1977/08/18/077U0517/sg permalink creato il 21 Marzo 2018