Il lanciatore di giavellotto

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Il lanciatore di giavellotto
Autore Paolo Volponi
1ª ed. originale 1981
Genere romanzo
Lingua originale italiano

Il lanciatore di giavellotto è un romanzo di Paolo Volponi pubblicato da Einaudi nel 1981.

L'azione si svolge a Fossombrone, paese marchigiano, negli anni '30, durante il fascismo.

Il titolo[modifica | modifica wikitesto]

Quando Damìn diventa primatista regionale del lancio col giavellotto il preside entra in classe complimentandosi con lui: <<Primato regionale, forse nazionale(...)L'emulazione di Omero, l'empito classico versato nel latin sangue gentile. O acontistès... così in greco è detto il lanciatore di giavellotto. O acontistès, che vuole dire anche lanciatore di dardi, lanciatore di sguardi, lanciatore di desideri, lanciatore di se stesso>>. Anche se proviene da un personaggio negativo il nomignolo con cui il preside definisce Damìn è quanto mai azzeccato: non però in base allo sport, ma è una definizione della situazione adolescenziale, caratterizzata da un percorso di crescita e di formazione, e dal "lancio di se stessi" nelle prospettive del futuro adulto.

Temi più importanti[modifica | modifica wikitesto]

Il romanzo di formazione[modifica | modifica wikitesto]

<<Restava a sentirlo parlare ogni volta convinto, toccato da una verità, sia pure piccola, diversa e lontana dalla sua>>

Si tratta di un romanzo di formazione che ha come protagonista un giovane chiamato Damìn, soprannome affibbiatogli dal nonno Damiano Possanza. Si potrebbe parlare nel caso di Damìn di un percorso di formazione alla rovescia, o incompleto: infatti, se inizialmente il ragazzo sembra vivere in modo sereno la sua adolescenza, a partire da quando è spettatore del tradimento della madre diventa sempre più turbato e angosciato, fino al suo suicidio. Tuttavia pare che in un primo momento gli insegnamenti somministrati a Damìn dal calzolaio Occhialini gli rendano la realtà più chiara e leniscano la sua angoscia. Infatti il calzolaio Occhialini attraverso le sue chiacchierate con i ragazzini è orgoglioso di aver istituito una vera scuola in contrasto con quella ufficiale asservita al fascismo.

Il fascismo secondo Volponi[modifica | modifica wikitesto]

Lo sfondo storico del fascismo compare nel romanzo sia attraverso la presentazione di eventi storici da parte dell'autore, soprattutto la campagna d'Etiopia del 1936, sia attraverso i numerosi personaggi e ambienti tipici del fascismo: il gerarca fascista Marcacci, amante della madre Norma e responsabile del gruppo sportivo di atletica; il gruppo sportivo, incalzato e premiato da Marcacci in modo brutale e diseducativo: le prestazioni sportive sono premiate portando i giovani adolescenti in un postribolo; l'ambiente scolastico e i maestri ingiusti, che dimostrano di apprezzare soltanto i compiti dei ragazzi provenienti da una famiglia di alta estrazione sociale, infatti quando Damìn acquista prestigio nel mondo dello sport e simpatia presso il gerarca i maestri cambiano la propria opinione sul suo tema in classe. Inoltre i maestri di scuola presentano gli argomenti di studio in modo semplicistico e strumentale, e assegnano la maggior parte dei compiti su temi che ne rivelano lo scopo: magnificare il fascismo e il Duce.

La malinconia giovanile[modifica | modifica wikitesto]

La malinconia caratteristica del giovane Damìn è un complesso Edipico non risolto, che inizia a sviluppare quando vede che sua madre "tradisce tutta la famiglia e il mondo intero" facendo l'amore con il gerarca fascista Marcacci. Da quel momento Damìn sviluppa un'idea totalmente colpevole e impura della madre, contrapposta alla purezza della sorella, più giovane di lui. Inoltre fin dall'inizio Damìn sente suo padre come un estraneo e in alcuni momenti immagina di ucciderlo in modo cruento.

Lo stile[modifica | modifica wikitesto]

Lo stile di Paolo Volponi si presenta in questo romanzo molto evocativo e metaforico, caratteristica apprezzata soprattutto dai critici Giudici e Raboni.

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