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Hōkō-ji

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Hōkō-ji è il nome di più di un tempio buddhista in Giappone.

Hōkō-ji del sesto secolo nella Prefettura di Nara[modifica | modifica wikitesto]

Asukadera[modifica | modifica wikitesto]

L'Hōkō-ji (法興寺?) di Asuka-kyō, conosciuto anche come Asukadera-ji (飛鳥寺?), fu costruito nel sesto secolo nella provincia di Yamato, che è oggi la Prefettura di Nara. La struttura originale fu completata nel 596 per volere del potente nobile Soga no Umako. Il tempio viene citato dagli annali del Giappone Nihonshoki, nella sezione relativa all'Imperatrice Suiko del Fusō-ryakuki, in cui viene riportato che alcune reliquie del Buddha furono depositate dentro le fondazioni sotto un pilastro della pagoda dell'Hōkō-ji il 15 gennaio 593. Anche tale sacro evento fu voluto dal Grande Ministro Soga no Umako, che presenziò alla cerimonia dove un centinaio di persone indossavano vesti Paekje, in onore dei coreani che avevano fatto conoscere la nuova dottrina ai giapponesi.

Il buddhismo era una novità per il Giappone del tempo, e così i primi due sacerdoti del tempio furono coreani. Anche i costruttori del tempio furono fatti arrivare dalla Corea, erano membri della famiglia Kongō Gumi, che si trasferì definitivamente in Giappone diventando una delle imprese costruttrici più famose del paese. Oltre all'Asakudera-ji realizzarono molti altri edifici importanti, tra cui il castello di Osaka ed il tempio Shitennō-ji.

Quando nel 710 la capitale dell'impero fu trasferita da Asuka-kyō a Nara, anche il tempio fu spostato a Nara, dove prese il nome di Gangō-ji. Il sito Hōkō-ji di Asuka-kyō mantenne un tempio con l'immagine originale del Buddha, la prima mai creata in Giappone, che possono tuttora essere visitati.[1]

Gangō-ji[modifica | modifica wikitesto]

L'Hōkō-ji (芳香寺?), conosciuto anche come Asukadera (飛鳥寺?), costruito in quella che oggi è la Prefettura di Nara, è ricordato come il primo tempio buddhista giapponese. Nel 718, la costruzione fu rimossa dal suo luogo originale ad Asuka-kyō e rimontata in due nuove locazioni a Nara chiamate Gangō-ji. Il tempio originale fu quindi diviso in due: un Gangō-ji nell'area della città di Chiun-cho, ed un altro Gangō-ji nell'area di Shibanoshin-ya-cho. Il Chuin-cho Gangō-ji è diventato patrimonio dell'Umanità ed è degno di nota per il suo Kondō (sala principale) e lo Zenshitsu (la sala per la meditazione zen).

Divenne uno dei quattro principali templi di Nara, ed uno dei suoi monaci fu Gyogi, che divenne famoso per aver tentato la diffusione tra il popolo del buddhismo, che in quei primi anni si era diffuso solo a corte e tra i nobili.[1]

Il Man'yōshū include una poesia attribuita ad un monaco di Gangō-ji. Il poeta si lamenta che, avendo ottenuto l'illuminazione, i suoi successi passino inosservati per le strade di Nara. La poesia potrebbe forse essere un lamento per la sua condizione sottovalutata e tuttavia, in una maniera alquanto modesta, le sue parole trasportano contemporaneamente i lettori indietro nel tempo per condividere la sua cheta prospettiva dell'ottavo secolo:

Una gemma bianca inconsapevole dell'uomo --
Sia sempre così se nessuno la conosce!
Giacché io so quanto vale
e nessun altro --
Sia sempre così se nessuno la conosce!
-- Un monaco del Gangō-ji[2]

Hōkō-ji del settimo secolo nella Prefettura di Hyōgo[modifica | modifica wikitesto]

L'Hōkō-ji (法光寺?) presso la città di Miki, in quella che oggi è la Prefettura di Hyōgo risale al settimo secolo.

Hōkō-ji del dodicesimo secolo nella Prefettura di Yamanashi[modifica | modifica wikitesto]

L'Hōkō-ji (放光寺?) di Enzan, in quella che oggi è la Prefettura di Yamanashi, è stato costruito nel dodicesimo secolo.

Hōkō-ji del tredicesimo secolo nella Prefettura di Chiba[modifica | modifica wikitesto]

L'Hōkō-ji (法光寺?) vicino a Kamogawa, in quella che oggi è la Prefettura di Chiba, è datato 1264 e trae le sue origini dal tempio Keinichi-Sanhonjuin Myoyoji eretto da Nishiren. Faceva inizialmente parte del Tempio/Reliquiario di Kamojinja, e fu fatto ricostruire, con l'aiuto del tempio Shogenin, dalla moglie di Masaki Kansai nel 1599, poiché stava incominciando a cadere in rovina durante il periodo Azuchi-Momoyama. Le pagode Hokyoin del periodo Muromachi e del primo periodo Edo sono ancora nel cimitero. Nonostante le ricerche la storia di questi artefatti è ancora parzialmente sconosciuta.

Hōkō-ji del quattordicesimo secolo presso Shizuoka[modifica | modifica wikitesto]

L'Hōkō-ji (方広寺?) vicino a Hamamatsu, in quella che oggi è la Prefettura di Shizuoka, risale al quattordicesimo secolo.

Hōkō-ji del sedicesimo secolo nella Prefettura di Kyoto[modifica | modifica wikitesto]

Campana del tempio Hoko-ji
Iscrizioni sulla campana di Hōkō-ji a Kyōto

L'Hōkō-ji (方広寺?) a Kyōto fu costruito intorno al sedicesimo secolo quando la città era diventata capitale dell'impero. Toyotomi Hideyoshi volle che la città avesse un tempio Daibutsu che superasse quello di Nara. Secondo alcune fonti, dichiarò che ne avrebbe completato la costruzione nella metà del tempo che era occorso all'imperatore Shōmu per costruire il Grande Buddha di Nara (vedi: Tōdai-ji). Il progetto dell'Imperatore Shōmu aveva richiesto dieci anni. Hideyoshi completò la fase iniziale del progetto in soli tre anni.[3] Gli architetti furono Nakamura Masakiyo e Heinouchi Yoshimasa.[4]

  • Tenshō 14, nel decimo mese (1586): con l'approvazione dell'Imperatore Go-Yōzei, Hideyoshi ordina un'ispezione delle terre mentre prepara la costruzione di un Daibutsu-ji presso Heian-kyo.[5]
  • Tenshō 16 (1588): La costruzione viene spostata avanti nell'area dove adesso sorge il Museo nazionale di Kyoto. Costruita durante Tensho 16 (1588), questa struttura di pietra aveva un tempo un tetto di tegole e muri di fango, mentre delle colonne puntellavano i muri dello spazio centrale del Daibutsu-den.[6]
(EN) Cerchio in metallo usato per tenere insieme e rinforzare le colonne della grande sala dal Daibutsu-den
  • Tenshō 16 (1588): l'editto di Hideyoshi, riguardante la requisizione delle spade, imponeva che tutte le armi venissero tolte ai non-samurai (comprendendo spade lunghe e corte, archi, lance e armi da fuoco). Tale editto spiega che il metallo così ottenuto dovesse essere fuso per creare chiodi e morsetti da usare per creare una grande statua del Buddha nell'Hōkō-ji, garantendo ad Hideyoshi un grande merito per la vita presente e per quella successiva.[7]
  • Tenshō 17, nel decimo mese (1589): Il monaco Kokei di Daitoku-ji viene nominato fondatore del nuovo tempio, Shōkōin-no-Miya Kōi Hōshinnō celebrò la cerimonia alla presenza di un migliaio di monaci.[8]
  • Bunroku 4 (1595): Hideyoshi convoca un migliaio di monaci di otto differenti sette Buddhiste per una preghiera di massa all'Hōkō-ji in onore dei suoi antenati.
(EN) Nichiren rifiuta di partecipare
  • Bunroku 5 (14 agosto, 1596): Un terremoto distrugge sia l'immagine del Buddha che l'appena completato Daibutsu-den.[9]
  • Keichō 3 (17 settembre, 1598): i lavori incominciano per la sostituzione della struttura temporanea costruita dopo il terremoto di Bunroku, e la statua del Buddha presa in prestito viene restituita a Zen-kō-ji, e sostituita da una nuova grande statua del Buddha; questo lavoro fu interrotto il mese seguente, quando Hideyoshi morì all'età di 63 anni il diciottesimo giorno dell'ottavo mese di Keichō 3.[10]
  • Keichō 7 (15 gennaio, 1602): un incendio al tempio di Hōkō-ji viene causato da lavoratori poco attenti; sia la grande statua del Buddha che la struttura che la ospita vengono consumate dalle fiamme.[11]
  • Keichō 15 (15 novembre, 1610): Toyotomi Hideyori finanzia il lavoro iniziato per ricostruire Hōkō-ji, dando seguito ai piani del padre Hideyoshi; venne così ricostruita la grande statua del Buddha in bronzo, per poter resistere ad eventuali incendi, che sostituì quella in legno andata bruciata in passato. In questo periodo, Hideyori ordina inoltre di forgiare una grande campana di bronzo.[12]
  • Keichō 19 (24 agosto, 1614): La nuova campana di bronzo per Hōkō-ji viene fusa con successo;
Foto del diciannovesimo secolo della campana di Hōkō-ji
Vecchia foto della campana
Furono programmate alcune cerimonie, ma all'ultimo momento Tokugawa Ieyasu ne proibi' lo svolgimento.
"L'iscrizione sul Daibatsu-den e sulla campana recava scritto "Kokka ankō" (che significa "paese e casa, pace e tranquillità"), fu questa la causa per cui Ieyasu divenne sospettoso, intendendo lo scritto come una maledizione su di lui, per via del carattere 安 (an, "pace") posto tra i due caratteri che componevano il suo stesso nome 家康 ("ka-kō", "tranquillità della casa") temendo che la pace si potesse ottenere soltanto con la sua eliminazione] ... Questo incidente dell'iscrizione fu un mero pretesto, Ieyasu si era reso conto che non avrebbe potuto godere del potere che aveva ottenuto con la forza fintanto che Hideyori fosse rimasto in vita. Malgrado che quest'ultimo avesse mandato più di una volta il suo kerei Katagiri Kastumoto presso il castello di Shizuoka presentando le sue scuse, Ieyasu non placò la sua ira."[13]
  • Kanbun 2 (16 giugno, 1662): Un terremoto distrugge il tempio, la grande statua ed il Daibutsu-den; alcune fonti sostengono che lo Shogun Ietsuna usò il metallo per coniare dei sen.[14]
  • Kanbun 4-7 (1664-1667): Vengono effettuate ricostruzioni e riparazioni; una statua in legno dorato sostituisce quella precedentemente distrutta.[15]
(EN) Dipinto di Kaempfer dopo la visita del 1691 all' Hōkō-ji, è la prima immagine del Daibutsu pubblicata in occidente
  • An'ei 4 (5 settembre, 1775): un fulmine colpisce Hōkō-ji, ma le fiamme vengono rapidamente contenute. I danni sono minimi.[15]
  • Kansei 10 (12 agosto, 1798): un fulmine colpisce ancora il Daibutsu-den che viene interamente bruciato insieme alle strutture vicine; invece di ricostruire tutto quanto è andato perduto, una sola piccola immagine votiva in oro, contenuta nel sopracciglio della statua del Buddha, viene salvata e diventa così l'immagine centrale dell'Hōkō-ji. La struttura in cui la piccola immagine fu posta verrà in seguito custodita nell'Imperial Household Museum di Kyoto nel tardo periodo Taisho/primo periodo Showa.[15]
(EN) Le pietre di fondazione dell'originale Hōkō-ji (1588)
  • Kyōwa gannen o Kyōwa 1 (1801): un'immagine grande un decimo del Daibutsu di Hideyoshi viene creata ed installata nel Diabutsu-den temporaneo dell' Hōkō-ji.[16]
  • Tempō 15 (1845): un uomo ricco dalla Provincia di Owari offre una gigantesca statua di legno, che fu esposta finché sia tale immagine del Buddha che il Daibutsu-den ricostruito non furono distrutti nell'incendio del tardo ventesimo secolo.[17]
(EN) Vecchie foto della campana dell'Hōkō-ji con una vista del daibutsu-den del diciannovesimo-ventesimo secolo
  • Meiji 3 (1870): Il complesso dell'Hōkō-ji viene diviso—la porzione più a sud viene data a Kyōmei-gū e parte di quella centrale viene usata per la ricostruzione nell'era Meiji dell'Hōkoku-jinja, il risultato è una grande diminuzione della grandezza del tempio.[16]
  • Meiji 3 (1870): il campanile di Hōkō-ji (Shōrō), aggiunto nel 1614, viene abbattuto e ricostruito poco distante. La pesantissima campana non era parte originale della costruzione ma, col tempo, era entrata a far parte della storia del tempio.[18] Ciò che rimane del grande sito religioso è adesso un piccolo tempio del Shōkoku-ji presso Kyoto.
(EN) L' "Hôkô-ji" nel sito web di Shōkoku-ji

Hōkō-ji del diciassettesimo secolo presso Aomori[modifica | modifica wikitesto]

L'Hōkō-ji (法光寺?) presso Hachinohe, in quella che oggi è la prefettura di Aomori, fu eretto nel periodo feudale.

L'Hachinohe Hōkō-ji nel contesto del turismo di Aomori

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b (EN) Martin, John H. & Martin, Phyllis G.: Nara: a cultural guide to Japan's ancient capital, pag.121. consultabile on-line su books.google.co.jp
  2. ^ Nippon Gakujutsu Shinkokai. (1969). Manyoshu p. 237.
  3. ^ Ponsonby-Frane, Richard A.B. (1956). Kyoto: the Old Capital of Japan, p. 290-294.
  4. ^ Ponsonby-Frane, p. 225.
  5. ^ Ponsonby-Frane, p. 290.
  6. ^ Sito web del Museo nazionale di Kyoto.
  7. ^ (EN) Hall, John: The Cambridge History of Japan, Vol. 4: Asao Naohiro, "The sixteenth century unification," pp.49-50. 1988
  8. ^ Ponsonby-Fane, p. 291.
  9. ^ Ponsonby-Frane, p. 291.
  10. ^ (FR) Ponsonby-Fane, p. 291; Titsingh, I. (1834). Supplément aux annales des daïri, p. 405.
  11. ^ Ponsonby-Fane, p. 290; Titsingh, p. 409.
  12. ^ Ponsonby-Fane, p. 292; Titsingh, p. 409
  13. ^ Ponsonby-Fane, p. 292; Titsingh, p. 410.
  14. ^ Ponsonby-Fane, p. 292
  15. ^ a b c Ponsonby-Fane, p. 292.
  16. ^ a b Ponsonby-Fane, p. 293.
  17. ^ Ponsonby-Fane, p.273.
  18. ^ Ponsonby-Fane, pp. 293-294.