Fiele di bue

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Il fiele di bue è un agente storicamente ricavato dalla bile di bue, utilizzato in pittura per migliorare il fissaggio degli acquerelli sul piano di disegno sfruttandone le proprietà tensioattive.[1]

Processo di ottenimento e composizione[modifica | modifica wikitesto]

Il fiele di bue si estrae dal fegato e dalle mucose della vescica biliare di bue o altri bovini, e si rende pronto all'utilizzo dopo un processo di raffinazione, chiarificazione e aggiunta di alcool. Viene prodotto anche in modo sintetico.[2]
È un liquido marrone-verdognolo contenente:

Uso storico[modifica | modifica wikitesto]

Sono tre i principali modi d'utilizzo:

  • Diluirne una piccola quantità in acqua, quindi usarla per diluire gli acquerelli;
  • In caso il foglio (spesso di tipo duro) dimostri resistenza agli acquerelli si prepara una soluzione di acqua e fiele di bue come la precedente, ma questa volta si applica una mano di miscela sul foglio, e lo si lascia asciugare prima di riprendere a dipingere.
  • Lo si può utilizzare, sempre diluito in acqua, come fissativo di acquerelli o tempere su carta.

Inoltre se unito a glicerina e gomma arabica favorisce la pittura ad acquerello su vetro.

Secondo il "Manuale pratico di tecnica pittorica" di Gino Piva, pag. 17:

«Turner a volte incominciava una pittura ad acquerello e la continuava con i colori a olio (dopo aver passato sopra l'acquerello una o più mani di fissativo ad acquerello) e finiva la pittura con i colori ad acquerello sciolti nell'acqua cui aveva aggiunto un po' di fiele di bue. Però è da tenere presente che le pitture che contengono fiele di bue si alterano tutte più o meno. È quindi da usarsi con precauzione[3]»

Altri utilizzi[modifica | modifica wikitesto]

Un utilizzo meno storico, più recente, è nato dall'osservazione che il fiele di bue dimostra anche proprietà detergenti: in commercio si trovano prodotti a base di fiele di bue da utilizzare come smacchiante per capi con macchie di grasso, frutta, inchiostro, vino e simili, o come pretrattamento per il bucato sporco.[4]

Note[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Gino Piva, Manuale pratico di tecnica pittorica: enciclopedia ricettario per tutti gli artisti, pittori, dilettanti, allievi delle accademie di belle arti e delle scuole artistiche, 1989