Favola della botte

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Favola della botte
Titolo originale A Tale of a Tub
Tale-Title.gif
Frontespizio della prima edizione
Autore Jonathan Swift
1ª ed. originale 1704
Genere saggio
Lingua originale inglese

Favola della botte. Scritta per l'universale progresso dell'umanità (A Tale of a Tub. Written for the Universal Improvement of Mankind) è uno scritto di Jonathan Swift, composto tra il 1694 e il 1697, e pubblicato anonimo a Londra nel 1704 e, con correzioni e aggiunte di William Wotton nel 1710. La prima edizione non anonima è nei Miscellaneous Works del 1720, volume curato da Thomas Johnson e stampato a L'Aia. la traduzione tedesca è del 1729. L'ed. critica moderna è quella di Adolph Charles Louis Guthkelch e David Nichol Smith (1920) o quella di riferimento della Oxford University Press (a cura di Angus Ross e David Woolley, 1986). Altre ed. sono quella a cura di Lewis Melville (1937), quella a cura di Peter Quennell (1948), quella a cura di Herbert Davis (1965) e quella a cura di Kathleen Williams (1975). L'ed. italiana è stata pubblicata da Gianni Celati dapprima nel 1966 (presso la Sampietro di Bologna) e poi nel 1990, completamente rivista, presso Einaudi. Esiste anche una trad. parziale di Mascia Cardelli e una scolastica di Maristella Trulli.

È considerata la sua satira più complessa. L'opera è una parodia in prosa, divisa in una serie di "digressioni" e una "favola" di tre fratelli, ognuno rappresentante uno dei rami principali del Cristianesimo occidentale: Peter è la chiesa di Roma, Martin il luteranesimo e Jack il calvinismo. Questa favola centrale ha un'eco lontana in Boccaccio (Decameron, novella III, giornata I).

La "favola" prende in giro gli eccessi religiosi[1], e le digressioni sono una serie di parodie di scritti contemporanei su letteratura, politica, teologia, esegesi biblica e medicina. Quando fu scritta, politica e religione erano ancora strettamente legati in Inghilterra, e gli aspetti politici e religiosi della satira sono difficilmente separabili.

Nell'apologia che apre l'opera dall'ed. del 1709 si dichiara l'intento a sciogliere i pregiudizi in modo utile e dilettevole, trattando gli abusi in materia di religione e di sapere, riconoscendo a distanza di tempo qualche facezia giovanile da parte propria, ma senza rinunciare a lottare contro "bisbetici, invidiosi, stupidi e uomini privi di gusto"[2] e a mettere alla berlina "le follie e il fanatismo e la superstizione"[3]. Tra i bersagli dell'opera John Dryden e Roger L'Estrange (1615-1704) e in genere gli orgogliosi e i pedanti.

All'apologia seguono la giustificazione del libraio, l'epistola dedicatoria (a Sua Altezza Reale il Principe Posterità), una prefazione, un'introduzione, e la favola, interrotta dalle cinque digressioni "sui critici", "alla maniera moderna", "in lode della digressione", "sull'origine, l'uso e il progresso della pazzia in una nazione" e "omaggio al lettore", e infine una conclusione.

Quando l'opera venne pubblicata anonimamente, il cugino di Swift, Thomas si dichiarò esserne l'autore. Fu molto popolare, ma a essa Swift attribuì la sua difficoltà di carriera nella Chiesa d'Inghilterra.

"Come l'arguzia è il più nobile ed il più utile dono dell'umana natura, così la comicità è il più gradevole"[4].

Il nome italiano di quest'opera di deve ad un errore di traduzione. A Tale of a Tub in inglese, significa solo "favola" o "filastrocca"; ma i primi traduttori francesi effettuarono una traduzione alla lettera. Infatti il titolo "Favola della botte" non ha nessun nesso con il contenuto dello scritto[5].

Edizioni[modifica | modifica sorgente]

  • Favola della botte, a cura di Gianni Celati, Einaudi («NUE» n. 200), Torino 1990
  • Elogio del rutto, a cura di Mascia Cardelli, con uno scritto di Edmund Gosse, disegni di Nando Perilli, Le Cariti, Firenze 1998
  • A tale of a tub, a cura di Maristella Trulli, Pensa Multimedia, Lecce 2000

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Fu anche interpretata da alucni contemporanei come una critica che dubitasse della trinità divina, come si evince dalla difesa introduttoria alla seconda ed.
  2. ^ Ed. citata, p. 6.
  3. ^ Ibidem.
  4. ^ Ivi, p. 18
  5. ^ Gaetano Barbieri, Notizia Biografica e Letteraria di Gionatan Swift, in Jonathan Swift, I viaggi di Gulliver nelle lontane regioni, Milano, vedova di A.F. Stella e giacomo figlio, 1842. , pag. X

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]