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Eliofilia

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Animali tipicamente eliofili: i coralli tropicali

L'eliofilia o fotofilia in ecologia è la disposizione di alcuni organismi, sia piante che animali, a vivere con condizione molto soleggiate.[1] Gli organismi eliofili o fotofili sono quegli che si avvantaggiano di un'esposizione diretta alla luce solare e necessitano perciò di un'illuminazione intensa, soffrendo, al contrario, l'ombreggiamento.

La condizione opposta è la sciafilia, che è invece la condizione di alcuni organismi, detti sciafili, di necessitare di ambienti ombrosi, riparati, non molto soleggiati.

Il termine "eliofilo" deriva dal greco e vuol dire "amante del sole" (parola composta dal nome greco Ἥλιος (Hélios), sole, e da φιλεῖν (filèin), amare - amante del sole).

Specie vegetali

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Lo stesso argomento in dettaglio: Piante eliofile.
Ulivo (Olea europaea)

Le piante eliofile o fotofile sono quelle che si avvantaggiano di un'esposizione diretta alla luce solare e necessitano perciò di un'illuminazione intensa, soffrendo, al contrario, l'ombreggiamento.

Larice comune (Larix decidua)

Le piante eliofile sono in genere originarie delle basse latitudini, dove l'inclinazione dei raggi solari nell'arco dell'anno o della stagione vegetativa è in grado di soddisfare le esigenze proprie della specie botanica. Tali condizioni si verificano perciò dalle regioni tropicali a quelle temperate calde, mentre nelle regioni temperate fredde, l'inclinazione dei raggi solari potrebbe soddisfare le esigenze delle piante eliofile solo per poche ore al giorno.

Va tuttavia rilevato che piante eliofile possono anche adattarsi ad alte latitudini purché non si trovino in condizioni di ombreggiamento. Indipendentemente dalla latitudine, le piante eliofile prediligono associazioni vegetali non chiuse come la foresta decidua e la macchia mediterranea.

Esempi di piante eliofile sono: il larice (Larix decidua), il Ginkgo biloba, il kako Diospyros kaki, il ciliegio canino Prunus mahaleb, il castagno europeo (Castanea sativa), il bagolaro (Celtis australis), lo spino di giuda (Gleditsia triacanthos), il sorbo domestico (Sorbus domestica), la betulla bianca (Betula pendula), l'ulivo (Olea europea), il carrubo (Ceratonia siliqua), il cisto femmina (Cistus salviifolius), il pistacchio (Pistacia vera), ecc...

In alcune specie, come il faggio (Fagus sylvatica) e il leccio (Quercus ilex), la pianta è sciafila nelle prime fasi dello sviluppo, e diventa eliofila successivamente, come strategia di riproduzione.

In ambiente marino classici esempi di organismi vegetali eliofili sono le alghe verdi e le fanerogame marine, come Posidonia oceanica, Cymodocea nodosa e Zostera marina.

Specie animali

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Coralli in una barriera corallina, animali fotofili che ospitano zooxantelle endosimbionti

Esempi di animali fotofili si trovano in ambiente marino, e riguardano soprattutto quegli invertebrati marini bentonici sessili che accolgono nei loro tessuti microalghe autotrofe dinoflagellate endosimbionti, le zooxantelle, che vivono in endosimbiosi dentro il corpo di questi animali, ottenendo un posto riparato per effettuare la fotosintesi e fornendo in cambio all'animale energia e nutrienti.[2]

Tridacne, molluschi bivalvi tropicali con zooxantelle endosimbionti

Esempi tipici sono i coralli tropicali che costruiscono le barriere coralline; il motivo per il quale le barriere coralline tropicali non si sviluppano a profondità elevate è proprio da ricercarsi nell'endosimbiosi corallo-zooxantella: le zooxantelle necessitano di luce abbondante per effettuare la fotosintesi, pertanto i coralli costruttori di barriere coralline crescono soltanto in ambienti molto illuminati, dove la radiazione solare è intensa, quindi in acque costiere superficiali, a bassa profondità.[2]

Altri animali marini bentonici sessili fotofili a causa dell'endosimbiosi con le zooxantelle sono le tridacne (grossi molluschi bivalvi delle barriere coralline tropicali), e il corallo mediterraneo Cladocora caespitosa.[2]

  1. ^ Eliofilia, in Treccani.it – Enciclopedie on line, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
  2. ^ a b c Cognetti G,. Sarà M., Magazzù G. Biologia marina. Calderini. 2008..

Voci correlate

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