Discussione:Identità (scienze sociali)

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Esiste così un filo che lega il senso dell’“io” al senso del “noi” e il modo in cui io e noi sono collegati definisce la nostra identità. Ma ognuno di noi ha tanti “noi” e nessuno di noi appartiene ad un unico gruppo. Siamo figli, o genitori o partner di una famiglia, colleghi di un gruppo professionale, aderenti ad una fede religiosa, o politica, viviamo in comunità residenziale in villaggio o condominio, in un Comune, Provincia, Regione, Nazione; abbiamo reti trasversali di interessi, amicizie, fedi, conoscenze. E ognuna di queste comunità ha la sua propria cultura e storia, la sua propria identità di gruppo, che aiuta a formare la nostra identità e alla quale anche noi, con il nostro essere proprio, contribuiamo misura grande o piccola a portarne avanti la storia e determinarne la cultura.

Questa compresenza del senso io “noi” e “io” nell’identità in termini sociologici è distinta come se fossero due componenti diverse che contribuiscono entrambi a creare il senso dell’identità. La sociologia quindi distingue quindi tra il processo di “identificazione” (tramite il quale le persona si sente parte di un gruppo composto da altre persone coi sentirsi “uguali”) e il processo di “individuazione” (tramite la quale la persona si sente diversa dagli altri che appartengono ad altri gruppi). Ma a nostro parere questo modo sociologico di vedere è molto riduttivo: definisce la persona solo in quanto “individuo” cioè come uno del gruppo, che di definisce il suo essere solo in base a similitudini e differenze; avremmo quindi una persona che si associa perché si sente sicura con i suoi “uguali” mentre si sentirebbe insicura con i suoi “diversi”; una persona quindi con una personalità da pecora in un gregge. Eppure noi ben sappiamo come esseri umani di avere una personalità capace di sentirsi sempre un po’ uguale e sempre un po’ diversa in qualunque contesto ci veniamo a trovare, in qualunque gruppo ci associamo, vuoi per scelta ideale, vuoi per interesse, o vuoi per i casi del destino. In realtà quando noi ci chiediamo cosa è che ci rende quello che siamo abbiamo a che fare con la nostra natura umana, che comprende ma anche trascende la nostra natura sociale. La polarità che anima il processo di scoperta della nostra identità non è quindi animata dalle polarità di identificazione e individuazione, perché queste due non sono diverse polarità ma le due facce della stessa dimensione sociale della persona, che mentre sente di appartiene a un gruppo sente di non appartiene ad altri gruppi. L’altra polarità della persona è la dimensione umana che trascende la sua socialità, la sua “assolutezza”, la sua “libertà”. L’identità nel senso di essere quello che noi siamo prende forma quindi nella dialettica interna tra l’aspetto individuale della persona (determinato dalla sua socialità) e l’aspetto universale della persona (determinata dalla sua universalità). Ciò che da al nostro essere una dimensione “sovra sociale” e “sovra individuale” non è ciò che ci rende diversi dal gruppo, ma ciò che ci rende uguali alle persone di tutti i gruppi: cioè il nostro essere coscienti della nostra anima, il nostro essere liberi, la nostra appartenenza a un destino umano nel senso più profondo e quindi più universale possibile del termine. Senza questa dimensione universale della nostra personalità allora sì che saremmo solo individui, definiti solo come membri di un corpo sociale, caratterizzati solo dagli attributi del gregge; e se questa fosse tutta la nostra identità allora tutto il nostro essere, la nostra “entità”, sarebbe tutta costruita dai fattori che determinano e gratificano i nostri egoismi individuali e di gruppo. In realtà noi siamo liberi di scegliere come nostre diversi tipi di comunità e come nostri diversi modi di essere in comunità. Nello scoprire chi siamo scopriamo quindi che non abbiamo bisogno di appartenere ad alcun gruppo particolare perché abbiamo in noi la possibilità di condividere con tutti la nostra dimensione umana e quindi la libertà di poter entrare in comunità con chiunque condivida con noi la voglia di fare comunità.