Discussione:Allofono

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«Dal momento che in "nuovo" (secondo alcune trascrizioni */"nwO.vo/) si avrebbe una consonante di tipo velare, il fatto che non si abbia [N] nella pronuncia standard, ma sempre [n] chiarisce il fatto che il secondo segmento della parola non è una consonante approssimante velare (con componente labiale) ma bensì una vocale asillabica [u_^].»

Chiarisce soprattutto che Lei non non sente bene. /n/ è /N/ solo davanti ai foni velari occlusivi /k/ e /g/, non certo davanti all’approssimante labiovelare /w/ (vedi Luciano Canepari, Manuale di Pronuncia Italiana). Questo paragrafo va per tanto cancellato. Sarebbe interessante sapere in che «trattato» ha trovato quest’errore. Èlogico

Ho a casa tutti i libri di Luciano Canepari, compresi i due recenti (e costosi) volumi usciti per la Lincom Europa (MªF & MªP), ma non condivido che 'i' e 'u' "non-sillabici" italiani siano (sempre) [j] e [w]. Perché, se 'u' in "uomo" è una consonante (meglio: un contoide) a tutti gli effetti ['wO:mo] non si dice "il uomo" come si dice "il sasso" e "il cappotto"? Carnby 11:09, Nov 7, 2004 (UTC)

Un suono è o non è un contoide, si parte dall’ascolto per determinarlo. Se si parte dalla grafia o dalla grammatica per descrivere la fonetica d’una lingua, sicuramente ci si sbaglia. Una regola di morfologia, sintassi o grammatica non cambia il fatto che u in L’uomo è /w/ come in buono. Il fatto che la lingua metta tale articolo o tale altro è puramente casuale. Stessa cosa per *Lo suocero che certi cercano di giustificare dato che si ha s+Consonante (/w/, appunto). Lí, la grammatica è grafodipendente: vede una vocale e mette l’articolo il; sarà stato lo stesso per uomo. Flofl 14:06, Nov 7, 2004 (UTC)

Prima cosa: "lo suocero" è forma (principalmente) emiliana dove il suono in questione è assai differente (quasi [v]): anche in italiano comune si dice "lo svedese".
Seconda cosa: diacronicamente la /w/ del latino classico in italiano si è perduta ed è diventata [v] come in gran parte della Romània: a questo però si aggiunge il fatto che (secondo alcune teorie) si sarebbe ricreato un nuovo [w] tramite la dittongazione (e qui sono d'accordo con Canepari nel criticare il termine "dittongazione" se veramente di [w] si tratta): ma allora perché si dice comunemente "il whisky" e non "l'whisky"? non ci sarà una leggera differenza tra i due suoni, per cui uno mantiene caratteristiche prettamente vocoidi e l'altro contoidi? Una possibile risposta peraltro la fornisce lo stesso Canepari nel suo eccellente MªF dove introduce dei foni che chiama "semiapprossimanti": a me viene il sospetto che qualcun altro li avrebbe definiti "semivocali".
Ritengo comunque che si tratti in maggior parte di opinioni personali, adatti probablimente per una ricerca più o meno accademica che non per la wiki italiana, per cui toglierla dal testo è probabilmente giusto. Carnby 21:02, Nov 7, 2004 (UTC)

Ha ragione. Si noti che nel MªF, ci sono pure i semicostrittivi e tante altre sfumature per cui, giustamente, i semiapprossimanti si chiamano cosí e non semivocali o semiconsonanti. Come avrà letto nel MªF, ci sono tre criteri che definiscono un vocoide: la distanza tra gli articolatóri, la limitatezza dello spazio articolatorio dedicato a tali segmenti e la loro staticità; i semiapprossimanti rispondono ai primi due criteri giacché gli articolatóri si scostano quasi tanto quanto per i vocoidi, l’àmbito articolatorio corrisponde a quello dei vocoidi piú vicini, ma la staticità non c’è di certo. Flofl 22:43, Nov 7, 2004 (UTC)

La staticità non c'è neppure nei (fono)dittonghi... Allora che facciamo, consideriamo i semiapprossimanti dei dittonghi "acccorciati"? Carnby 14:30, Nov 9, 2004 (UTC)

Non sarebbe giusto dire in fonologia o fonemica e NON in fonetica. O meglio il concetto di fonema e'sconosciuto alla fonetica.