Deposizione di Cristo (Sante Cattaneo)

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Deposizione di Cristo
Deposizione di Cristo (Sante Cattaneo).jpg
AutoreSante Cattaneo
Data1808
TecnicaOlio su tela
Dimensioni430×220 cm
UbicazioneChiesa dei Santi Faustino e Giovita, Brescia

La Deposizione di Cristo è un dipinto a olio su tela (430x220 cm) di Sante Cattaneo, databile al 1808 e conservato sull'altare del Santissimo Sacramento nella chiesa dei Santi Faustino e Giovita a Brescia.

La tela si colloca, per qualità artistica, fra le migliori del pittore[1], ormai giunto alla piena maturità e dunque facilmente vittima di pure ripetizioni stilistiche, che invece dimostra di saper evitare riproponendo nuovi modelli compositivi[2]. Il dipinto del Cattaneo arriva in sostituzione del Compianto sul Cristo morto del Romanino, da sempre pala principale dell'altare ma requisito nel 1797[3]. La tavola del Romanino, fra l'altro, è oggi perduta.

Descrizione e stile[modifica | modifica wikitesto]

L'opera, di considerevoli dimensioni, raffigura il tema della Deposizione di Gesù, quando il Redentore, ormai morto, viene tolto dal crocifisso e riportato a terra, fra le braccia della Madonna e di Maria Maddalena. Sante Cattaneo pone la scena in un contesto molto ombroso, permeato da una fioca e diffusa luce di incerta provenienza. Al centro, spostato verso sinistra e nella penombra, si scorge il crocifisso, sul quale, mediante una scala a pioli, è salito un uomo da destra per togliere i chiodi dalle mani e dai piedi di Gesù, il cui corpo sta per essere calato a terra tenuto per un braccio dallo stesso uomo, mentre un'altra figura ne sorregge le spalle e l'altro braccio. L'uomo sottostante, invece, lo sta per accogliere nel sudario tenuto aperto dalle braccia divaricate, mentre l'uomo salito sulla croce ne trattiene l'altra estremità. Ai piedi di Gesù è inginocchiata Maria Maddalena, mentre subito a destra, in piedi e coperta da una veste blu, sta la Madonna. Nello sfondo cupo e tenebroso della scena si scorge, in basso a sinistra, una lontana città fortificata illuminata da una spettrale luce arancione, quasi stesse andando a fuoco, mentre nell'angolo estremo si vedono, appoggiati a terra, uno scudo e un teschio. Sulla sommità del crocifisso è invece posto il tradizionale titulus crucis.

La tela è opera della piena maturità di Sante Cattaneo e si caratterizza per la sua pregevolissima qualità artistica[1]. Il Cattaneo, nella sua lunga vita foltissima di opere pittoriche sul tema sacro, riesce ancora a proporre con convinzione nuovi modelli rielaborati dall'ormai trascorsa arte del Seicento e del Settecento[2]. In questa sua ultima fase stilistica, che poteva ormai apparire come una "satura ripetitività"[1], rinnova con nuova genialità le proposte del Neoclassicismo, con esiti assolutamente convincenti quali la tela in questione[1]. Il ritmo generale è zigzagante e guizzante, con l'utilizzo di colori morbidi accompagnati da una generale cupezza, che comunque ben si adatta al tema trattato[2].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d Pier Virgilio Begni Redona, pag. 182
  2. ^ a b c Antonio Morassi, pag. 213
  3. ^ Pier Virgilio Begni Redona, pag. 171

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Antonio Morassi, Catalogo delle cose d'arte e di antichità d'Italia - Brescia, Roma 1939
  • Pier Virgilio Begni Redona, Pitture e sculture in San Faustino, in AA.VV., La chiesa e il monastero benedettino di San Faustino Maggiore in Brescia, Gruppo Banca Lombarda, Editrice La Scuola, Brescia 1999

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]