Blodeuwedd

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Blodeuwedd è una delle divinità celtiche che nella mitologia gallese fa la sua apparizione nel quarto racconto del Mabinogion. È fuoriuscita magicamente da nove fiori (fiori di quercia, di ginestra e di prato), grazie alle virtù del mago Gwydion, figlio di Dôn e di Math fab Mathonwy.[1] È una dea lunare.

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

Il suo nome è composto da blodeu, che significa fiori e da gwedd, ossia viso o aspetto, quindi la sua definizione è "viso di fiori".

Storia e leggenda[modifica | modifica wikitesto]

Blodeuwedd sposa Lleu Llaw Gyffes, però è una moglie infedele: inizia una relazione con Gronw Pebr e gli rivela il segreto per uccidere suo marito Lleu, piano che questi mette in pratica.

Ferito a morte dalla lancia di Gronw Pebr, Lleu sfugge trasformandosi in un'aquila. Blodeuwedd in questo modo riesce a convivere con l'amante.

Gwydion segue le tracce di Lleu e lo trova finalmente in salvo su una quercia. Con uno stratagemma canoro, attira il nipote, lo fa scendere dall'albero e con una magia lo umanizza nuovamente, lo cura e prepara con lui un piano per vendicarsi. La vendetta riesce pienamente, l'amante di Blodeuwedd viene sconfitto in un duello e perde la vita. Per completare l'opera Gwydion arresta Blodeuwedd e la trasforma in un gufo.[1]

Nella cultura di massa[modifica | modifica wikitesto]

Nel romanzo Cuore d'inchiostro di Cornelia Funke, viene riassunta brevemente la storia di Blodeuwedd.

Note[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Agrati, G.; Magini, M. L. (1982). I racconti gallesi del Mabinogion. Milano: Mondadori.
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