Bertoaldo di Sassonia

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Bertoaldo (... – 622) fu il duca dei Sassoni durante il regno dei re franchi Clotario II e suo figlio Dagoberto I, gli ultimi Merovingi esercitanti effettivamente il potere.[1] Disprezzava la sovranità franca e si ribellò, ma venne sconfitto. La sua storia è raccontata nel Liber Historiae Francorum (727) e nelle Gesta Dagoberti (830 circa), entrambe fonti dalla parte dei re merovingi.

Rivolta e la morte[modifica | modifica wikitesto]

Nel 622, poco dopo che Clotario aveva nominato Dagoberto re d'Austrasia, il regno franco che confinava con i sassoni, Bertoaldo si rivoltò e iniziò a marciare contro questo. Dagoberto attraversò il Reno e invase il territorio sassone per combattere. Nella battaglia successiva i Franchi furono sconfitti e Dagoberto ricevette un duro colpo al suo elmo, a causa del quale perse una parte dei suoi capelli tipicamente lunghi merovingi.[2] Li recuperò e li inviò per mezzo di un armigero a suo padre, per chiedere la sua assistenza. Clotario, che all'epoca era nelle Ardenne, radunò un esercito per ascoltare la notizia e se ne andò quella stessa notte. I Franchi sotto Dagoberto si accamparono quindi sul fiume Weser di fronte all'esercito di Bertoaldo. Quando arrivò Clotario, i Franchi di Dagoberto applaudirono così forte che i Sassoni potevano sentire dall'altra parte del fiume. Bertoaldo, tuttavia, si rifiutò di credere che fosse arrivato Clotario e accusò i suoi uomini di codardia. Clotario successivamente guadò con il suo cavallo il fiume, dove incontrò il leader sassone. Dopo che il re si tolse l'elmo per rivelare i suoi lunghi capelli grigi, Bertoaldo schernì il sovrano franco dicendo:«Ritirati, perché se mi sconfiggi, la gente dirà solo che hai battuto il tuo schiavo Bertoaldo, mentre se vinco, diranno ovunque che il potente re dei Franchi è stato ucciso dal suo schiavo». Il re, in armatura completa, lo caricò e lo uccise in un singolo combattimento, tagliandogli persino la testa con l'ascia. I sassoni furono sconfitti nella battaglia che seguì. La loro terra fu saccheggiata e un gran numero di uomini adulti sassoni furono uccisi.[3]

Fonti storiche[modifica | modifica wikitesto]

L'episodio è brevemente descritto nella cronaca del X secolo di Regino di Prüm, che sbagliò la data (572):

Dagobertus filius Clotharii, cum Saxonibus dimicans, graviter ab eis vulneratur, patremque per legatum vocat in auxilium, qui festinus cum exercitu venit, et interfecto eorum duce Bertaldo, ita Saxones armis perdomuit, ut omnis virilis sexus ejusdem terrae incolas, qui gladii, quem tunc forte gerebat longitudinem excessissent perimeret.[4]
Mentre Dagoberto, figlio di Clotario, stava combattendo contro i sassoni, fu ferito gravemente da questi, e chiese aiuto a suo padre, che venne rapidamente con un esercito, e quando il duca sassone Bertoaldo fu ucciso, Clotario conquistò i sassoni con tale forza che massacrò tutti gli abitanti della terra di sesso maschile, che morirono lungo la lunghezza della spada che stava trasportando.

Nell'869 Ildegario, vescovo di Meaux, compose la Vita Faronis episcopi Meldensis in cui affermò che una carmen publicum iuxta rusticitatem (una canzone popolare) che celebrava la vittoria dei Franchi su Bertoaldo era ancora cantata. Cita solo la prima e l'ultima riga:[1]

De Chlothario est canere rege Francorum,
Qui ivit pugnare in gentem Saxonum,
Quam grave provenisset missis Saxonum,
Si non fuisset inclinus Faro de gente Burgundionem ...
... Quando veniunt missi Saxonum in terra Francorum,
Faro ubi erat princeps,
Instinctu Dei transeunt per urbem Meldorum,
Ne interficiantur a rege Francorum.
C'è una canzone su Re Clotario dei Franchi,
che è andato a combattere contro i Sassoni,
che un fardello sarebbe venuto fuori per i messaggeri dei Sassoni,
se Faro non avesse lottato contro i Burgundi
[...]
Quando i messaggeri dei Sassoni arrivarono nella terra dei Franchi,
dove Faro era principe, con l'istigazione di Dio passarono per la città di Meaux,
affinché non fossero uccisi dal re dei Franchi.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Max Diesenberger (2003), "Hair, Sacrality and Symbolic Capital in the Frankish Kingdoms," The Construction of Communities in the Early Middle Ages: Texts, Resources and Artefacts, Richard Corradini, Max Diesenberger, and Helmut Reimitz, edd. (BRILL), 201–2.
  2. ^ I capelli erano sacri per i re merovingi, tant'è che Pipino il Breve fece radere i capelli all'ultimo sovrano merovingio, Childerico III, per sancirne definitivamente la sua destituzione.
  3. ^ The above account is taken mostly from H. H. Howorth (1880), "The Ethnology of Germany, Part IV: The Saxons of Nether Saxony," The Journal of the Anthropological Institute of Great Britain and Ireland, 9, 417, supplemented by Diesenberger. Howorth cites as his sources the Liber and Regino.
  4. ^ Regino di Prüm, Chronicon, Jacques Paul Migne, ed., Patrologia Latina, vol. 132, 13–1332.