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Belomanzia

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Belomanzia (da belos, "giavellotto" e mantiké, "divinazione") può essere definita la divinazione realizzata tramite l'impiego di frecce senza punte e impennaggi (in arabo qidḥ), ovvero di semplici bastoncelli. La loro estrazione a sorte, dopo aver attribuito preventivamente un preciso valore o responso, può determinare la soluzione di un interrogativo che si è voluto demandare appunto a entità soprannaturali.

La pratica è stata esperita nella Arabia preislamica e nella stessa età islamica.
Nel primo caso divinità oracolari quali il meccano Hubal o Dhū l-Khalaṣa nella località di Ṭabāla si esprimevano secondo questa metodologia divinatoria, grazie ai servigi offerti a pagamento dai custodi ( sādin ) del relativo santuario. Nel secondo caso, in un particolare caso attinente al diritto ereditario sciita ismailita o duodecimano, è l'Imām stesso a procedere, adottando una determinata liturgia e ben precise formule, riportate nei relativi testi giuridici.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Abū l-Qāsim Najm al-Dīn Jaʿfar b. al-Hasan, Sharāʿiʾ al-Islām, Najaf, 1969, IV, p. 47.
  • Claudio Lo Jacono, "Su un caso di istiqsām nel fiqh imamita e ismailita-fatimide: il ricorso alla qurʿah nelle farāʾiḍ", in: La bisaccia dello Sheikh (Studi in onore di Alessandro Bausani), Quaderni del Seminario di iranistica, uralo-altaistica e caucasologia dell'Università degli Studi di Venezia, 1981, pp. 221-224.
  • T. Fahd, La divination arabe, Leida, E.J. Brill, 1966

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]